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Android: alcune app hanno ritardato l'update per conservare i dati degli utenti

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Android: alcune app hanno ritardato l'update per conservare i dati degli utenti FASTWEB S.p.A.
App hanno ritardato aggiornamento Android per conservare dati utenti
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Alcune app per Android ritardarono l'aggiornamento al sistema operativo Marshmallow per poter continuare a raccogliere, conservare e rivendere i dati degli utenti

Alcuni sviluppatori di app per Android hanno intenzionalmente ritardato l'aggiornamento delle loro applicazioni ad Android 6.0, in modo che potessero continuare ad accedere a un meccanismo di richiesta di autorizzazione più vecchio che garantiva loro un facile accesso a grandi quantità di dati utente. Così ha rivelato una ricerca pubblicata dall'Università del Maryland dello scorso mese.

L'obiettivo principale di questa ricerca è stato il rilascio di Android (Marshmallow) 6.0 nell'ottobre 2015. L'innovazione principale aggiunta in Android 6.0 era la possibilità per gli utenti di approvare separatamente le autorizzazioni delle applicazioni, selezionando i singoli permessi che volevano concedere alle app.

Google ha dichiarato di aver implementato questo nuovo modello di autorizzazione per le app in modo che gli utenti possano evitare di dover installare software sui loro telefoni che richieda troppe autorizzazioni.

Inoltre, Google ha anche spostato il popup della richiesta di autorizzazione all'avvio dell'applicazione, anziché a prima dell'installazione stessa, consentendo così agli utenti di avviare l'app e negare tutte le autorizzazioni, se non risultano fondamentali per la modalità operativa dell'app.

Si trattava di una vera svolta. Prima di Android 6.0, gli utenti dovevano concedere alle app l'accesso alle autorizzazioni al momento dell'installazione, senza la possibilità di selezionare il permesso a cui ogni app aveva accesso.

Con il crescere dell'ecosistema Android, gli sviluppatori hanno preso l'abitudine di rilasciare app che richiedevano un gran numero di autorizzazioni, molte delle quali non utilizzate mai, e che gli sviluppatori utilizzavano per raccogliere i dati utente e successivamente rivenderli alle aziende di analisi e di monitoraggio.

Questo sistema è cambiato con il rilascio di Android 6.0; tuttavia, temendo un'interruzione importante nel suo ecosistema di app, Google ha dato agli sviluppatori tre anni per aggiornare le loro applicazioni e per lavorare sulla versione del sistema operativo più recente.

Ciò significava che, nonostante gli utenti utilizzassero una moderna versione del sistema operativo Android (come Android 6, 7 o 8), le app potevano dichiararsi come "app legacy" (dichiarando un vecchio kit di sviluppo software Android, l'SDK) e lavorare con il vecchio meccanismo di richiesta che consentiva comunque loro di richiedere permessi generali.

In una ricerca pubblicata a giugno, due accademici dell'Università del Maryland hanno affermato di aver condotto test tra aprile 2016 e marzo 2018 per vedere quante app inizialmente codificate per funzionare sul sistema SDK sono state effettivamente aggiornate per funzionare sul nuovo sistema Android 6.0.

La coppia di ricercatori afferma di aver installato 13.599 delle app Android più popolari sui dispositivi di test. Ogni mese, il team di ricerca aggiornava le app e scansionava il loro codice per verificare la presenza dell'aggiornamento ad Android 6.0.

"Abbiamo notato che molte di quelle app che chiedevano autorizzazioni 'generiche' tendevano ad essere più reticenti ad un aggiornamento al nuovo sistema operativo. Questo indica una generale preferenza a mantenere il controllo sulle informazioni private degli utenti", hannop dichiarato Raveesh K . Mayya e Siva Viswanathan, i due accademici autori la ricerca.

Inoltre, i due ricercatori hanno anche analizzato i permessi essenziali e quelli non essenziali per il funzionamento dell'app. Dopo che le app sono state aggiornate ad Android 6.0, i ricercatori hanno affermato che le app hanno continuato a richiedere l'accesso a dati essenziali, come era necessario, ma molte di queste hanno ridotto il numero di autorizzazioni non essenziali richieste.

E, ironia della sorte, il team di ricerca ha anche scoperto che i produttori di app che hanno ritardato l'aggiornamento al nuovo Android 6.0, hanno ricevuto valutazioni più negative.

Queste valutazioni negative hanno influito sulla visibilità delle app sul Play Store, in cui le app recensite positivamente sono posizionate più in alto nei risultati di ricerca e nei consigli.

Ulteriori dettagli su questa ricerca possono essere trovati in un documento dal titolo "Delaying Informed Consent: una indagine empirica sulle decisioni di aggiornamento delle app per mobile" che è stato presentato a giugno al Workshop sull'economia della sicurezza delle informazioni a Boston nel 2019.

18 luglio 2019

Fonte: zdnet.com

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