Sono diventati parte fondamentale della nostra vita, tanto che si inizia già a parlare di utilizzo eccessivo e dipendenza. Lo smartphone, per farla breve, ci ha "conquistato" a tal punto che non ne possiamo fare a meno, tanto da arrivare a toccarlo migliaia di volte al giorno. Il telefonino, però, non è solo una "perdita di tempo": se utilizzato in maniera accorta e intelligente, può essere di grande aiuto anche e soprattutto a lavoro.

Lo smartphone, infatti, può diventare il cuore di una nuova organizzazione lavorativa, dai più conosciuta con il nome di smart working o lavoro agile. Basato su flessibilità organizzativa e orientamento ai risultati, lo smart working dà ai dipendenti maggiore autonomia e, allo stesso tempo, responsabilità. Di fatto, si può lavorare da dove si vuole: da casa, dal bar, dal parco o addirittura dalla spiaggia.

E lo smartphone può diventare il centro di questo "ufficio semovente", a patto che azienda e dipendenti sappiano coglierne a pieno i punti di forza e sfruttarli a loro vantaggio. Il lavoro flessibile, infatti, può garantire migliori risultati sul lavoro, maggiore produttività e una miglior qualità di vita, ma tutti i tasselli devono andare perfettamente al loro posto. E, come già detto, lo smartphone può essere il fulcro attorno al quale far ruotare l'intero sistema.

 

Lavorare in libertà grazie allo smartphone

Lo smart working nelle PMI

Una tendenza, però, che sembra non interessare le piccole e medie imprese italiane. Almeno per il momento. Secondo i più recenti dati dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, solo il 36% delle PMI del nostro Paese ha già in atto progetti di smart working, mentre il 40% si dichiara non interessata affatto alla flessibilità sul posto di lavoro. Un disinteresse dettato, però, da una difficoltà a implementare "modelli standard" di smart working in realtà produttive di piccola o piccolissima dimensione o con un bassissimo livello di digitalizzazione.

Lo smartphone, in questo contesto, può fare la differenza: sempre più performanti, tanto da poter essere paragonati a dei computer di media potenza, i dispositivi mobili garantiscono connettività illimitata e possibilità di lavorare ovunque ci si trovi. Un settore in rapida crescita, tanto che anche i maggiori produttori hanno iniziato a mostrare interesse. Google, ad esempio, ha recentemente lanciato il programma Android Enterprise Recommended, grazie al quale sarà possibile riconoscere quali siano gli smartphone più indicati per lavorare in mobilità.

Smartphone e lavoro agile, binomio vincente

Sempre più spesso all'interno delle aziende si parla di Mobile Device Management, ossia le strategie messe in atto per consentire ai dipendenti di poter accedere con lo smartphone alla rete aziendale in situazioni di mobilità. Diversi gli approcci che è possibile mettere in atto in questo settore: si va dal COBO (acronimo di Corporate Owned Business Only) al BYOD (acronimo di Bring your own device), passando per il COPE (acronimo di Corporate Owned Personally Enabled). Il primo, più stringente, prevede l'utilizzo del telefono di lavoro solo all'interno dell'azienda e non per scopi personali, mentre l'ultimo consente ai dipendenti di usare lo smartphone ricevuto in dotazione dall'azienda anche per scopi personali. Il BYOD, infine, è la pratica più "libera" e aperta: il dipendente utilizza il suo stesso smartphone anche per lavoro, potendo accedere alla posta elettronica e alle altre risorse messe a disposizione.

 

Tutto l'ufficio nello smartphone

Una adeguata implementazione del Mobile Device Management all'interno dei processi lavorativi è di fondamentale importanza se si vogliono ottenere risultati sul fronte del lavoro agile. Solo se lo smartphone è abilitato ad accedere alle risorse e ai file contenuti all'interno della rete aziendale – magari utilizzando una VPN – si potrà incentivare lo smart working.

Non solo dispositivi

Il dispositivo in sé, però, può ben poco se non adeguatamente supportato da un'offerta telefonica in grado di garantire ai lavoratori ampia libertà di movimento. Non è un caso, dunque, che gli operatori di telefonia mobile stiano costruendo delle tariffe ad hoc rivolte a liberi professionisti e dipendenti di piccole e medie aziende "finiti" nel vortice dello smart working. Grazie a piani tariffari capaci di garantire un buon quantitativo di gigabyte, sarà possibile lavorare anche mentre si è in viaggio o ci si trova al bar per un aperitivo con gli amici. Per rispondere a un messaggio di posta elettronica basterà lo smartphone, mentre per compiti più impegnativi si potrà attivare il tethering e collegare il computer alla rete Wi-Fi creata dal dispositivo mobile.

Nella scelta della tariffa migliore per lo smart working, dunque, si dovrà porre particolarmente attenzione alla soglia dati offerta dall'operatore: per poter lavorare in mobilità sarà necessario avere gigabyte a sufficienza, sia per navigare da smartphone sia per attivare il tethering quando ce ne sarà bisogno.

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