È un nuovo modo di gestire non solo le catene di montaggio e la loro manutenzione, ma anche il ciclo di vita dei prodotti una volta usciti dalle fabbriche. Per non parlare delle possibilità che si aprono per la creazione di servizi innovativi costruiti sulle interazioni dei clienti con i prodotti stessi. Ecco la vera rivoluzione dell'Internet of Things (IoT), che a dispetto nel nome ha molto più a che fare con l'immaterialità dei dati, delle analisi costruite su di essi e dei modelli di business applicabili ai risultati piuttosto che con il mondo fisico a cui appartengono gli oggetti. Naturalmente il lavoro preliminare consiste nell'installare sensori (o cominciare a sfruttare in modo sistematico quelli già esistenti) su macchinari, referenze, output produttivi ed elementi della logistica e collegarli a piattaforme middleware per la raccolta delle informazioni, che vanno poi trasmesse ai centri di calcolo o al cloud per essere elaborate, conservate e riutilizzate per dare vita a serie storiche e modelli predittivi.

L'apporto del cloud, in questo senso, è fondamentale: impossibile gestire l'enorme mole di dati generati dai device con sistemi tradizionali. Occorrono soluzioni flessibili, scalabili - capaci cioè di rispondere a carichi di lavoro che variano nel tempo, spesso in maniera imprevedibile - e soprattutto sicure - in grado cioè di analizzare e immagazzinare informazioni sensibili che riguarderanno sempre più non solo i profili dei clienti ma specialmente processi e know how strategici, per garantirsi un vantaggio competitivo su specifiche aree di competenza. Una volta creata la nuova infrastruttura e potenziatala con le prerogative del cloud, le possibilità diventano però virtualmente infinite, anche grazie alle interazioni che scaturiscono all'interno degli ecosistemi generati dall'intersezione di settori diversi ma sempre più convergenti. C'è chi si è già buttato nella mischia, con risultati estremamente interessanti. Qualche esempio? Ecco tre industrie che hanno tratto nuova spinta per il business grazie all'IoT.

Da costruttori di motori a fornitori di ore di volo

Efficienza nel consumo di carburante, abbattimento delle ore dedicate alla manutenzione (senza sacrificare la qualità dei controlli) e miglioramento del ciclo di vita dei velivoli. Tutto questo sta ottenendo l'industria aeronautica grazie all'implementazione di soluzioni IoT sugli aerei di linea. Se GE Aviation prevede che l'intero settore riuscirà a risparmiare circa 30 miliardi di dollari nei prossimi 15 anni grazie all'ottimizzazione del consumo di carburante derivata dallo studio del comportamento dei motori innervati di sensori, il costruttore britannico Rolls Royce genera già la metà dei propri ricavi (circa 17 miliardi di euro) grazie ai servizi di data analysis e manutenzione predittiva sui propulsori che mette in commercio. Ma si tratta solo dei primi timidi passi in un verticale che è destinato a esplodere: all'ultima edizione del Paris Air Show, Bombardier ha mostrato la propria nuova gamma di aerei equipaggiata con i motori GTF (Geared Turbo Fan) di Pratt & Whitney's, ciascuno dotato di 5 mila sensori capaci di generare 10 GB di dati al secondo. Questo significa che un aereo, durante una trasvolata di 12 ore, può arrivare a produrre circa 844 TB di dati... Una quantità formidabile di record che, una volta analizzati, contribuiranno a rendere ancora più efficienti, sicuri ed economici i voli commerciali.

L'assicurazione? Su misura grazie a wearable e black box

Se in Italia la diffusione dei black box montati sulle vetture è una realtà ben affermata, con milioni di veicoli connessi che permettono ad assicuratori e clienti di monitorare accuratamente l'effettivo stile di guida e stabilire anche in base a questo polizze e offerte personalizzate, negli Stati Uniti il settore sta cominciando a muoversi dall'ambito automobilistico anche a quelli della salute e della casa, dove cominciano a essere commercializzati nuovi servizi a valore aggiunto. Renaissance Dental, per esempio, ha attivato una partnership con il produttore di spazzolini elettrici connessi Beam per dare vita a un prodotto assicurativo flessibile, basato sulla frequenza e sulla modalità di utilizzo dello spazzolino e che premia gli utenti che meglio gestiscono la propria igiene orale. State Farm e American Family offrono sconti ai clienti che hanno installato a casa gli smart device prodotti da Nest, specializzata in termostati e rilevatori di fumo connessi. Il programma Vitality di John Hancock, colosso delle assicurazioni a stelle e strisce, si basa invece sull'analisi dei dati prodotti dal braccialetto FitBit e premia (come facilmente intuibile) chi adotta uno stile di vita salutare.

Retail: il negozio ora riconosce il cliente

La supply chain della grande distribuzione è stata tra i primi filoni applicativi dell'Internet of Things, con miglioramenti vistosi sia sul fronte dell'efficienza sia su quello della tracciabilità, a tutto vantaggio dell'offerta omnicanale stimolata da e-commerce e mobile commerce. Adesso è giunta l'ora di rivoluzionare il punto vendita vero e proprio sotto il profilo dell'esperienza dei consumatori davanti agli scaffali. Scaffali che possono reagire in maniera dinamica alla presenza di clienti riconosciuti, modificando prezzi e offerte, applicando automaticamente gli sconti ottenibili grazie ai punti dei programmi fedeltà e segnalando attraverso l'interazione con lo smartphone eventuali prodotti abbinabili. Gli espositori intelligenti possono anche registrare il tempo trascorso dai consumatori di fronte e determinate referenze, tracciando il successo dei prodotti tramite l'interesse dimostrato o l'effettivo acquisto e comunicando al sistema, in modo automatico, la possibilità di esaurimento scorte in funzione dell'ora e del giorno ed eventualmente inviando ai visitatori del negozio un alert che li avvisa dell'opportunità di trovare il prodotto (anche in altre taglie e colori) online.

22 luglio 2016