Sono sempre più numerose le aziende che decidono di affidarsi al cloud computing per ridurre i costi riconducibili allo storage, non essendoci hardware da acquistare, gestire e manutenere. Inoltre, il modello cloud, in generale, può assicurare un utilizzo dello storage al 100% eliminando il problema del sottoutilizzo delle risorse che affligge lo storage di classe enterprise, nel quale gli investimenti in hardware sono calibrati in modo da anticipare la crescita dei workload o fronteggiare, senza rischi di downtime, la gestione di picchi di richieste improvvisi da parte dei servizi IT. Uno dei nodi da sciogliere nel momento della scelta è quale modello adottare tra privato, pubblico e ibrido. Come spesso capita, non esiste una regola generale. È, invece, utile prendere in considerazione alcuni dei "compromessi" che potrebbero portare alla soluzione ottimale. Ed è partendo da queste considerazioni che l'analista Taneja Group ha stilato un passo-passo. Si tratta di 8 consigli da compiere per comprendere bene qual è il servizio di cloud storage più adatta alla propria azienda.

  • Stabilire qual è lo use case principale: a quale ambito fa riferimento il progetto tra disaster recovery, backup, collaboration, storage primario? Generalmente, per il backup risulta più conveniente scegliere un servizio di cloud pubblico mentre per lo storage primario la scelta migliore è quella di affidarsi a infrastrutture e risorse interne.
  • Capire quali informazioni saranno archiviate e gestite dallo storage: si tratta di informazioni e dati in uso agli utenti? Che tipo di applicazioni alimentano? Queste applicazioni funzionano anche in ambienti cloud? Capire queste correlazioni è importante per non ritrovarsi a posteriori a dover spendere tempo e risorse per l'integrazione di sistemi, con i rischi di falle nella sicurezza che ne potrebbero derivare e che potrebbero addirittura decretare il fallimento dei progetti in atto.
  • Identificare la tipologia di storage: si è più orientati allo storage a oggetti per le applicazioni architetturali oppure verso quelli a file o a blocchi per le applicazioni tradizionali? Se si deve supportare un progetto che prevede dati a disposizione di applicazioni cloud native, magari in continuo aggiornamento, probabilmente lo storage a oggetti su un cloud pubblico sarà la soluzione più adatta.
  • Stabilire gli SLA per la disponibilità dei dati: per capire se una soluzione di public cloud è la risposta corretta alle esigenze dell'azienda, bisogna prima inquadrare bene quali sono i propri "requirement" interni, così da riuscire a confrontare bene i propri SLA interni con quelli forniti dal service provider esterno.
  • Focalizzare l'attenzione su sicurezza e privacy: esattamente come per gli SLA, per capire se e come un service provider sarà in grado di assicurare i livelli di sicurezza e privacy dei dati richiesti, è opportuno avere ben chiare le necessità interne stabilendo prima di tutto le proprie policy aziendali.
  • Fare attenzione alla compliance: in questo caso è bene porsi tutte le domande specifiche per ciascuna normativa cui l'azienda deve essere conforme.
  • Allineare i piani di recovery con i tempi forniti dal service provider: è importante che i tempi di recovery forniti dal cloud service provider siano in linea con gli obiettivi interni, in termini di strategia e piano di disaster recovery.
  • Far dialogare lo storage interno con quello esterno: se lo storage primario è gestito da infrastrutture interne è bene capire come questo sarà in grado di interoperare con le altre risorse storage, specie se in un cloud pubblico (oppure il contrario, ovvero capire come lo storage esterno può fornire accessibilità locale in linea con lo storage primario in house, senza creare ripercussioni sui tempi di risposta e disponibilità del dato).
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  2. Il nodo della banda disponibile

  3. Mentre una semplice connessione Internet può risultare sufficiente per l'accesso a servizi SaaS (Storage as a Service) e applicazioni mobile, gran parte del traffico di un data center che sfrutta connessioni a 10, 40 o 100 GbE (Gigabit Ethernet, ovvero connettività ad alta velocità a 10, 40, 100 Gigabit al secondo) potrà sperimentare problemi non banali una volta che lo stesso traffico verrà portato sulle reti Internet. Quali sono, quindi, i principali bisogni da soddisfare per supportare applicazioni e servizi digitali business critical che pesano sulle connessioni Internet?
     
  • Performance "consistenti": alcune tipologie di traffico del data center necessitano di un certo ammontare di banda di connettività a disposizione. Godono, quindi, di diritti primari sulle code di traffico e le risorse di buffer (devono cioè essere processati con una certa priorità e secondo determinati privilegi nell'utilizzo delle risorse disponibili). Devono, poi, attraversare la rete nel minor tempo possibile e inviare il playload in un determinato ordine (eseguire, cioè, i workload secondo specifiche regole e tempi). Per rispondere a simili complessità è necessario costruire connessioni dedicate per le quali è fondamentale prevedere disponibilità di banda protetta e controllo delle performance incentrato sul concetto di QoS (qualità del servizio).
  • SLA garantiti: la maggior parte dei provider offre uptime con livelli di disponibilità del servizio del 99,9%, ciò significa garantire una connessione tutto sommato affidabile e robusta. Alcuni carichi di lavoro particolari, però, potrebbero richiedere ai provider garanzie maggiori (o minori), in base alle necessità del business stabilendo soglie di disponibilità specifiche a seconda dei diversi workload.
  • Servizi complementari di protezione: l'esecuzione di tutte le applicazioni tramite una connessione VPN - un singolo tunnel di una rete privata virtuale - potrebbe rappresentare, però, una falla nella sicurezza. Questi tunnel singoli, infatti, spesso nascondono gli indicatori di performance e le regole necessarie all'ottimizzazione del traffico sulla rete. In alcuni casi si rende necessario innervare il network con componenti di sicurezza in grado di abilitare politiche di protezione e controllo non solo del traffico ma anche dei dati e delle applicazioni.
  • WAN fabric: la rete diventerà un grande "network fabric". Cosa significa questo? Se le connessioni fabric (una topologia di rete in cui i componenti si passano dati uno con l'altro attraverso switch di interconnessione) potranno essere stabilite attraverso siti e location interconnesse, si eliminerà la complessità che molte aziende affrontano nel tentativo di collegare i servizi di carrier e service provider attraverso la rete Internet. Sarà, così, possibile poter contare su maggiori performance e sicurezza, a tutto vantaggio delle finanze aziendali, visto che le spese di trasferimento dei dati attraverso network privati dedicati sono inferiori rispetto alle connessioni Internet pubbliche.

 

Spazio agli scenari multicloud

Come si sta dunque muovendo il mercato dell'offerta per rispondere a queste esigenze? Telco e service provider stanno lavorando per agevolare le interconnessioni tra ambienti cloud diversi, creando sistemi di networking adatti a reggere i futuri scenari del multicloud, ossia ambienti ibridi e multi vendor interconnessi tra loro.
Molti cloud provider hanno già presentato soluzioni specifiche proprio per abilitare questo tipo di connessioni, ma anche Google e altri operatori globali stanno estendendo le proprie reti di connettività per assicurare al mercato la qualità dei servizi erogati. All'interno di questa categoria di soluzioni, i meccanismi di delivery dei servizi si snodano lungo poche direttrici – la maggior parte dei provider offre connessioni private e dedicate che bypassano le connessioni Internet pubbliche. Di contro, sono invece numerose le opzioni che possono crearsi nei modelli tecnologici infrastrutturali sottostanti, quelli dedicati al trasporto e al routing dei servizi. Ed è proprio su questi aspetti che l'analista Forrester focalizza l'attenzione, sottolineando come siano le architetture sottostanti (quelle che consentono di trasportare il servizio da un ambiente a un altro) a giocare un ruolo determinante dal punto di vista della gestione, della flessibilità e delle caratteristiche dei servizi stessi. Ecco dunque le possibili opzioni che verranno a delinearsi attorno all'offerta di connessioni cloud private e dedicate.

  • One-to-one: si tratta di una tipica connessione basata su cavo Ethernet cross-connect (un elemento dei sistemi di trasmissione dati la cui funzione è quella di smistare alte capacità di traffico tra le varie parti di una rete) oppure del noleggio di una linea privata che collega l'infrastruttura data center dell'azienda (in house o in co-location) direttamente al cloud provider. La flessibilità e i tempi di distribuzione dei servizi dipenderanno dalle scelte del provider rispetto alla capacità e alle risorse dedicate alla connessione. Il prezzo in genere viene stabilito sulla base di una tariffa mensile fissa se la connessione è cross e co-locata dal provider, mentre sarà calcolata a costo per MBPS (Megabit per secondo) per connessioni in fibra su lunghi percorsi D e, quindi, a velocità variabile.
  • One-to-many: in questo caso ci si riferisce a un modello cosiddetto "cloud exchange". In modo analogo a quanto avviene sulle reti IP, il cloud exchange funge da piattaforma per abilitare connessioni a più cloud. I clienti acquistano una porta di connessione della piattaforma attraverso la quale avviene il provisioning dinamico delle risorse virtuali da parte di tutti i cloud provider connessi alla medesima piattaforma di scambio. In genere, il prezzo viene calcolato come un costo fisso per singola porta, cui si aggiungono costi mensili per ogni connessione virtuale.
  • Any-to-any: in questo caso, il modello è quello di una connessione IP VPN/MPLS cui si aggiunge un nodo cloud connesso alla WAN (Wide Area Network) del cliente, fornendo così accesso al cloud da qualsiasi sede lavorativa o data center collegato alla WAN aziendale. Questo tipo di connessione può includere molteplici nodi cloud e può aiutare ad alleviare i colli di bottiglia che generalmente si creano quando si tenta di incanalare tutto il traffico cloud in un unico sito. Nel back end, queste connessioni possono essere indirizzate attraverso peering point o cloud exchange, ovvero tramite differenti servizi offerti dai carrier e soggetti a tariffe variabili in funzione dei piani e dei pacchetti di servizi TLC.

 

20 settembre 2017