Il cloud computing al centro dei nuovi percorsi di sostenibilità delle aziende. È proprio a partire dai servizi IT che si può intervenire in modo efficace verso la progressiva decarbonizzazione dei processi operativi di tutta l’organizzazione. Ecco perché sono sempre più numerose le realtà che optano per percorsi di green data center e sostenere in modo non solo efficace ma anche più circolare e rispettoso dell’ambiente le esigenze di digitalizzazione massiccia del business. 


Green data center, il ruolo del cloud

Secondo alcuni studi condotti dal World Economic Forum, il cloud computing gioca un ruolo chiave nella riduzione dei cosiddetti gas serra, contribuendo a far risparmiare a regime, ovvero in una decina d’anni, il 15% delle emissioni globali di CO2. La scelta di votarsi a un modello di green data center, quindi, è un imperativo soprattutto per le medie e grandi aziende. Il punto di riferimento del nuovo corso circolare dei servizi IT è l’Agenda 2030 dell’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che individua 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da perseguire a livello globale nel corso del prossimo decennio, con il fine ultimo di promuovere una crescita economica più equa e rispettosa dell’ambiente. Il cloud impatta positivamente in particolare su due di questi Sustainable Development Goals. Anzitutto, contribuendo a promuovere la digitalizzazione nei settori tradizionali, nella produzione agricola, nell’industria manifatturiera, nella logistica. In seconda battuta, attraverso l’efficientamento, la gestione centralizzata e intelligente delle risorse IT, riducendo al minimo le inefficienze.

Perché ridurre l’impronta ecologica degli ambienti IT aziendali


I dati dello studio “A quick guide to your digital carbon footprint” di Ericsson evidenziano come sia imputabile ai data center circa il 6% delle emissioni globali di anidride carbonica - che corrispondono a 730 milioni di tonnellate di Co2 immesse ogni anno nell’atmosfera - e poco meno del 2% di quelle di gas serra (GHG). Lo stesso studio stima che entro il 2025 i data center consumeranno una quota di poco inferiore al 5% dell’energia prodotta nel mondo. L’azienda svedese individua nel report due tipologie di impatto dei CED sull’ambiente: quelli diretti, ovvero le emissioni di anidride carbonica legate alla produzione di apparati, alla loro alimentazione e smaltimento, e quelli indiretti, spesso positivi, legati all’uso di tecnologie di virtualizzazione e astrazione delle risorse proprie dei percorsi di green data center. Rientra nell’ambito di quest’ultimo caso l’adozione su ampia scala del cloud e delle applicazioni di collaboration e gestione remota, che permette di ridurre gli spostamenti individuali degli operatori IT. 


Quali sono le caratteristiche di un green data center

I data center stanno vivendo un periodo di profonda trasformazione, che spinge le aziende a optare per infrastrutture meno monolitiche rispetto al passato, più agili, scalabili e flessibili. Ma, soprattutto, a privilegiare infrastrutture meno energivore, più circolari e rispettose dell’ambiente, insomma in una parola, più green. 
La mission per il gestore di un green data center non è solo la gestione efficace e sicura dei dati e delle applicazioni, ma soprattutto la capacità di centrare questi obiettivi limitando il più possibile l’impatto ambientale. Gli interventi che possono contribuire a migliorare gli indicatori di efficienza energetica (PUE, Power Usage Effectiveness) del data center sono diversi: l’utilizzo di fonti rinnovabili per alimentare e raffreddare gli impianti (geotermia, fotovoltaico, eolico…); gli interventi di sostenibilità edilizia per ridurre la dispersione energetica; l’utilizzo di sistemi di illuminazione e condizionamento smart, che si adattano dinamicamente alle esigenze del centro dati azzerando inefficienze e sprechi; l’implementazione su ampia scala di modelli IT software defined e virtualizzati per garantire la miglior gestione di tutte le risorse analitiche, di rete e storage. Il green data center è un ambiente software defined, virtualizzato, con infrastrutture modulari altamente personalizzabili, in grado di adattarsi in modo flessibile alle necessità di workload sempre più complessi e variabili. 


Sostenibilità e resilienza i nuovi imperativi del Data Center as a Service

Il cloud e le tecnologie di astrazione contribuiscono a cambiare radicalmente lo scenario dei centri di calcolo aziendali. E se per le aziende virtualizzare e rendere disponibile nella nuvola le risorse informatiche significa realizzare l’obiettivo di erogare l’IT sotto forma di un servizio per il business, per i provider di servizi infrastrutturali la sostenibilità rappresenta un cambio di paradigma importante e il green data center un valore differenziante che fa sempre più presa sui CIO. La scelta di affidarsi a un fornitore esterno di funzionalità di Data Center as a Service risponde a criteri non solo di maggior resilienza ma anche di miglior circolarità nel consumo di risorse. I provider più attenti selezionano i fornitori energetici tra le utility che certificano la provenienza “pulita” dei propri kilowatt, attraverso fonti il più possibile rinnovabili. Inoltre, il possesso di certificazioni metodologiche come quelle rilasciate nell’ambito dell’iniziativa Science Based Targets, che sanciscono la validità dell’impegno profuso dalle aziende private nel raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, può indirizzare in modo più consapevole le scelte dei CIO che mirano a ridurre l’impronta ecologica delle proprie attività IT. Sui siti dei fornitori più attenti si trovano spesso le indicazioni utili a comprendere se, per esempio, il provider si impegna a rinnovare spesso il proprio parco hardware adottando server e apparati di rete di nuova concezione, che consumano meno rispetto ai corrispondenti delle generazioni precedenti. Anche questo significa sposare l’ottica del green data center.

17 marzo 2021