Fino a non più di 8-10 anni fa era considerato uno status symbol. I professionisti che potevano acquistare uno smartphone – o le aziende che potevano darli in dotazione ai propri dipendenti – erano pochissimi ed era da più parti considerato come un accessorio poco necessario, se non del tutto inutile. A distanza di così poco tempo, la situazione è completamente mutata: lo smartphone è diventato un dispositivo indispensabile anche per l'attività lavorativa.

Lo conferma anche il report "Cittadini, imprese e ICT 2018", pubblicato dall'ISTAT a gennaio 2019.  La situazione fotografata dall'Istituto di statistica non lascia adito a dubbi: oltre il 90% delle PMI italiane utilizza connessioni a banda larga da PC o smartphone, mentre il 60% circa fornisce in dotazione ai propri dipendenti un dispositivo portatile per lavorare in mobilità (smartphone, PC, tablet). Discorso valido anche per i liberi professionisti e le partite IVA, che trovano nello smartphone un valido alleato nella loro attività quotidiana.

I dispositivi mobili, dotati di schermi sempre più ampi e di una potenza di calcolo ormai paragonabile a quella dei PC di fascia media, consentono di svolgere operazioni di ogni tipo. Non solo chiamare i clienti, ma anche inviare messaggi di posta elettronica (o, più semplicemente, messaggi di testo), redigere documenti e correggere fogli di lavoro; scattare foto da allegare ai propri lavori e fare ricerche online. Grazie alla connessione a Internet da rete mobile è possibile lavorare ovunque ci si trovi, senza la necessità di restare seduto alla scrivania dell'ufficio.

Smartphone a lavoro: cosa serve

Ma quali sono le caratteristiche che deve avere uno smartphone per essere considerato un ottimo compagno di lavoro? Alcune le abbiamo già accennate: schermo ampio (dai 6 pollici in su, così da poter digitare senza troppi problemi) e processore di livello, così da poter utilizzare più applicazioni in contemporanea senza rallentamenti e senza lag. Non può mancare, poi, un comparto fotografico di primo livello e, ovviamente, una batteria capiente che permetta di arrivare a fine giornata senza dover fare troppe rinunce. Da non dimenticare, poi, i vari chip per la connettività: avere uno smartphone che garantisce connessioni veloci e stabili è una condizione imprescindibile per chi vuole utilizzare lo smartphone come "ufficio portatile".

Come scegliere l'operatore per lo smartphone di lavoro

Oltre alle specifiche tecniche dello smartphone, dunque, per il libero professionista conterà anche scegliere un operatore telefonico che gli garantisca caratteristiche tali da poter lavorare in mobilità senza problemi. Ma quali sono queste caratteristiche? A dircelo sono gli stessi professionisti. Secondo una ricerca condotta tra partite IVA e microimprese (meno di 10 dipendenti), i fattori di scelta principali sono la copertura della rete Internet mobile e la stabilità del segnale. Tra i cosiddetti "Servizi accessori", invece, i liberi professionisti cercano un operatore che garantisca massima velocità disponibile e piani tariffari composti da chiamate nazionali illimitate e alto contenuto di giga per il mobile. Insomma, l'operatore ideale unisce a un'ampia copertura del territorio piani tariffari composti da minuti di chiamate illimitate e una soglia dati molto elevata (nell'ordine dei 20 gigabyte, ad esempio).

Capire il perché di queste esigenze è piuttosto semplice. Un libero professionista deve essere raggiungibile sempre e comunque, anche se dovesse trovarsi in viaggio su un treno o mentre si sposta in auto. Per questo motivo è necessario avere un operatore telefonico capace di coprire l'intera superficie dello Stivale (o quasi) con una rete capillare e in grado di garantire un segnale forte e stabile. Il pacchetto dati piuttosto ampio, invece, è funzionale al lavoro in mobilità: grazie al tethering, infatti, lo smartphone può essere utilizzato come modem-router Wi-Fi e consentire di lavorare da PC anche se non si è in ufficio. Una soglia dati elevata permetterà di lavorare con tranquillità, senza timore di sforare il monte mensile ed esser costretti a pagare bollette salate.