Nonostante la promessa di un'esperienza del paziente potenziata, di migliori servizi e, soprattutto, di un taglio deciso alla spesa pubblica, il peso della Smart Health in Italia rimane purtroppo ancora lontano da valori che potrebbero indicare una vera e propria innovazione sistemica del settore. La spesa in tecnologie digitali impiegate in sanità, poi, è ancora piuttosto frammentata tra numerosi centri di costo, e le risorse sono in gran parte assorbite dalla gestione dell'esistente, mentre solo una quota minore è convogliata verso i progetti più innovativi. Nel 2017 la spesa digitale per il settore sanitario è stata pari a 1,6 miliardi di euro (il 2,4% del mercato digitale complessivo), che corrispondono a 27,3 euro per abitante. La quota destinata a gestire quanto "già in casa" cuba tra il 75% e l'80% del budget totale, quella appannaggio delle tecnologie ICT pesa per l'1,5%. Di queste, il 13% è speso in innovazione digitale.
L'ultima fotografia della sanità digitale nel Belpaese la fa il rapporto "Digital Health Transformation e Nuovi Modelli di Cura", pubblicato a fine 2018 da GGallery, NetConsulting e Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità. La spesa globale per la sanità cresce e, secondo lo studio, raggiungerà gli 8,7 trilioni di dollari di valore nel 2020.

I trend sociali che impattano sulla Smart Health

Le disparità tra i diversi sistemi sanitari e l'accesso alle cure nelle diverse geografie si inseriscono in un contesto più ampio dove dominano alcune tendenze, che minano la sostenibilità nel lungo termine degli attuali modelli di gestione della sanità. L'aumento dell'aspettativa di vita, anzitutto. Secondo dati Eurostat, infatti, in Italia l'aspettativa media di vita per le donne si attesta a 84,9 anni (contro una media europea di 83,3) mentre quella degli uomini a 80,3 anni (contro una media UE di 77,9). Le ultime rilevazioni di Istat, datate gennaio 2018, ci dicono che l'Italia è il secondo Paese più "vecchio" al mondo (dopo il Giappone), con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani. A questo trend si sommano anche la maggior diffusione di malattie croniche e multicroniche, che fa il paio con uno stile di vita della popolazione sempre più sedentario.

 

La sanità come asset da valorizzare

La convergenza delle tecnologie digitali con la genomica e le nuove abitudini dei pazienti, più avvezzi all'uso di wearable IoT e device mobile, migliora l'efficacia d'azione delle terapie oltre che l'efficienza del sistema sanitario nel suo complesso e rende le terapie più personalizzabili e precise.

Solo nel 2017, 78mila nuove App legate al mondo della salute (fonte: Research2Guidance, "mHealth App Economics 2017") sono state rilasciate e messe in vendita nei principali App store.

La digital transformation che sta investendo il settore della sanità si sta concretizzando in nuovi modelli sanitari che mirano a garantire la sostenibilità nel tempo del sistema pubblico in contesti di incremento demografico, aumento dell'aspettativa di vita della popolazione e aumento dell'incidenza di malattie croniche. Ma, soprattutto, modelli che ribaltano completamente il punto di vista dei dirigenti della sanità, che possono finalmente spostare il focus dal contenimento della spesa pubblica al vedere la sanità come asset da valorizzare, lavorando sulla prevenzione (quindi sulla riduzione indiretta dei costi) e sull'empowerment del paziente. La possibilità di monitorare le sue condizioni di continuo, attraverso l'uso di wearable (device indossabili) combinato con il cloud e le Big Data Analytics in tempo reale, permette di prendere decisioni di cura efficaci, riducendo il ricorso dei pazienti cronici ai servizi di Pronto Soccorso.

 

20 febbraio 2019