Le città raccolgono oggi oltre il 50% della popolazione mondiale e producono oltre l'80% del PIL globale. Entro il 2050, però, secondo un rapporto della prestigiosa rivista The Economist, le città accoglieranno quasi 3 miliardi di nuovi abitanti e la popolazione urbana arriverà a pesare per il 64% su quella mondiale. Se si guarda al modello di sviluppo urbano del prossimo futuro, sono in molti a pensare che l'unica strada percorribile sia quella delle smart city, un compendio di digitalizzazione, inclusione, qualità della vita e sostenibilità. Una città smart mette i cittadini in condizione di non dover pensare ai bisogni primari (acqua, luce, gas, trasporti pubblici?) e di soddisfare meglio quelli più complessi (aria pulita, traffico più fluido, trasporto pubblico più efficiente?). Solitamente, nel concetto di smart city si fanno rientrare quelle aree urbane caratterizzate da un utilizzo diffuso delle tecnologie digitali e dalla spasmodica attenzione verso la sostenibilità. Nelle smart city convergono tecnologie di nuova generazione applicate alla casa (smart home), agli edifici commerciali (smart building) e ai servizi di pubblica utilità (smart utilities). Elettrodomestici smart, termostati intelligenti, sistemi di videosorveglianza evoluti? Dalla lavatrice che si autoprogramma per lavare i panni mentre siamo in ufficio al frigorifero che ordina online i prodotti di cui è sguarnito, per arrivare fino al sistema di videosorveglianza collegato con il 113 e alle luci intelligenti, la smart home si fonda su un reticolo di sensori in grado di "captare" informazioni dall'ambiente circostante, connessioni Wi-Fi e reti di connettività in banda larga utili per trasportare le informazioni acquisite dai sensori verso i fornitori di servizi smart.

Gli smart public service

Grazie all'elaborazione in tempo reale delle informazioni provenienti dai sensori intelligenti posizionati sulle biciclette dei servizi di bike sharing, sui cassonetti per la raccolta differenziata, sui lampioni e i semafori "smart", è possibile comprendere in ogni istante qual è la qualità dell'aria che respiriamo, accendere in autonomia la luce pubblica perché si è fatto buio, programmare lo svuotamento dei cestini e sincronizzare i semafori in modo da decongestionare il traffico cittadino.

Infine, gli smart building (edifici intelligenti), frutto di un mix di architettura di nuova generazione e tecnologie digitali che permette la realizzazione di palazzi dotati di sistemi intelligenti in grado di interagire con l'ambiente interno (gestione condizionamento e luce, in particolare?), per azzerare l'impatto ambientale delle attività che si svolgono al loro interno.

The Edge (© Ron Tilleman)

 

The Edge Amsterdam

The Edge Amsterdam è un grattacielo di 40mila metri quadri che ospita la sede olandese della società di consulenza Deloitte. È stato eletto l'edificio commerciale più smart del mondo: interamente votato ai principi dello smart building, l'edificio produce più energia di quanta ne consuma. Letteralmente "intriso" di tecnologia, è in pratica un ecosistema in grado di autoprodurre elettricità e di riscaldare/rinfrescare gli spazi interni grazie a una pompa di calore geotermica e ai pannelli solari che ricoprono tutta la facciata sud dell'edificio. Il sistema di illuminazione con sensori smart trasmette dati alla rete di gestione dell'energia, quindi l'ambiente risulta sempre perfettamente illuminato sulla base della luce naturale combinata a quella artificiale.

 

Il rendering del distretto Symbiosis (© Antonio Citterio Patricia Viel and partners)

 

Symbiosis, il "green" district milanese

I primi palazzi vedranno la luce il prossimo anno e contribuiranno a ridisegnare lo skyline del capoluogo lombardo. Parliamo del distretto "smart" Symbiosis, a sud di Milano, in zona Ripamonti/Ortles. Il primo edificio smart ospiterà la sede di un noto operatore di telecomunicazioni, sorgerà su una superficie di circa 19mila metri quadri suddivisi tra uffici, aree verdi e spazi multifunzionali, il tutto all'insegna della massima sostenibilità energetica. Come per gli altri edifici della zona, controllerà e ridurrà le emissioni di CO2 e la metà del fabbisogno energetico sarà soddisfatta internamente, grazie all'uso di fonti rinnovabili, mentre la quota rimanente proverrà comunque da fonti certificate "green".

Ovviamente, perché tutto questo possa avvenire nella massima efficienza, servono reti di ultima generazione, reti in fibra ad alta velocità (broadband) e connettività mobile altamente performante. L'infrastruttura di rete è la vera tecnologia abilitante della smart city: la casa intelligente (lato consumer), l'ufficio intelligente e i servizi pubblici smart (lato business e government) hanno tutti bisogno di una rete valida per poter operare. L'idea alla base delle città del futuro, infatti, è di abilitare un'infrastruttura cloud periferica (molti la chiamano "fog computing"), utile per esaminare in tempo reale i dati rilevati dai sensori proprio laddove si generano, per abilitare l'intelligenza sul perimetro della rete cittadina, in casa, oppure sul cassonetto dei rifiuti o sul lampione. Il tutto nell'attesa del 5G, che si candida a essere lo standard "de facto" per lo sviluppo di quel fog computing pervasivo che è alla base dell'Internet of Things applicato alle smart city.

 

10 maggio 2017