La pandemia ha accelerato tutti i progetti legati alla trasformazione digitale, con uso intesivo del cloud in ogni sua forma. Ma non esiste digitalizzazione possibile senza sicurezza: il 100% dei CIO conduce già una formazione sulla sicurezza dei dipendenti o prevede di farlo.

I dati dell'ultimo Rapporto Clusit sulla Sicurezza Informatica sottolineano come durante la pandemia le aziende hanno accelerato i loro percorsi di migrazione in cloud. La mancanza di personale IT (52%), di budget (47%)
e di una vera e propria cultura nell’uso del cloud (44%) si sono rivelati i tre più grossi gap della governance.

Soprattutto le aziende più grandi e strutturate, si sono mosse con più cautela, arrivando a "decloudificare"
una parte dei dati. I dati non sensibili trasferiti sul cloud sono passati dal 57% del 2019 al 46% del 2020. Anche l’archiviazione dei dati dei clienti nella nuvola è scesa dal 50% al 44%.

La sicurezza dei dati in cloud assume oggi un ruolo di primo piano nello sviluppo del business. In questo white paper trovate un'indicazione delle principali minacce alla sicurezza dei dati ospitati nella nuvola e consigli per un'efficace remediation. Il documento approfondisce in particolare questi aspetti:

 

  • Cloud: quali sono gli incidenti più comuni
  • Come variano i tempi di rilevamento e di risposta
  • L’impatto sulle aziende dell’insicurezza del cloud
  • Perché conviene investire (anche) nella sicurezza del cloud
  • Comprendere meglio le minacce
  • Le nuove sfide della governance

 

Per cogliere tutte le opportunità legate a una modernizzazione in chiave As a Service è fondamentale conoscere le tipologie di minacce, prevenire le vulnerabilità e investire nella sicurezza del cloud. Non farlo ha un impatto operativo, economico e reputazionale.

Buona lettura!

30 giugno 2021

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