Come e perché la sanità digitale rappresenta la scelta migliore per fornire assistenza medica in Italia? Le amministrazioni sanitarie di molti Paesi promuovono già da tempo una revisione dell'impianto di erogazione delle prestazioni. La spesa sanitaria ha raggiunto livelli ormai insostenibili per qualsiasi nazione. A questo si sommano inefficienze e sprechi diffusi: posti letto in ospedale sottoutilizzati e lunghe code ai presidi di Pronto Soccorso. Senza contare, poi, che la qualità percepita del Servizio Sanitario Nazionale è molto bassa. Ecco perché la sanità digitale (smart health) rappresenta l'unica scelta possibile per garantire la sostenibilità del sistema sanitario italiano nel lungo periodo.
Esistono diversi fattori che contribuiscono a rendere questa strada quella più indicata per sostenere interventi non solo più inclusivi, perché estendono i benefici dell'assistenza sanitaria a una fascia più ampia della popolazione, ma anche più efficaci ed economicamente sostenibili.

 

Anziani e malati cronici

Aumenta, in generale, l'aspettativa media di vita della popolazione mondiale: secondo Deloitte, gli over 65 saranno 604 milioni nel 2020, ovvero l'11% della popolazione globale e circa il 20% di quella europea. Gli investimenti mondiali in sanità, per quell'anno, si attesteranno a ben 8,7 trilioni (migliaia di miliardi) di dollari l'anno. E in Italia la situazione è anche più seria: secondo gli ultimi dati del Rapporto Bes Istat (2016), infatti, l'aspettativa media di vita nel nostro Paese si attesta a 82,8 anni per gli uomini e 85 anni per le donne. Una popolazione, quella mondiale, sempre più anziana (Secondo Allied Market Research 1,2 degli 8 miliardi di individui che comporranno la popolazione mondiale nel 2025 saranno over 65), quindi più soggetta alle malattie tipiche dell'età avanzata. Aumenta, inoltre, il numero di pazienti affetti da patologie croniche. Secondo ResearchGates, per esempio, il numero di pazienti affetti da diabete nel mondo passerà dai 177 milioni del 2010 ai 366 milioni del 2030.

A queste tendenze si somma la progressiva familiarità dei pazienti (non solo i Millennials ma anche gli "over 50") con le tecnologie digitali. Secondo la "Deloitte Global Mobile Consumer Survey" (dicembre 2017), oggi possiede uno smartphone l'82% della popolazione del pianeta e chi lo ha lo controlla, in media, 47 volte al giorno.
L'abitudine di fare code per prenotare esami e visite è malvista, specie se può essere sostituita da una più comoda prenotazione online. Accanto a questo, il sistema sanitario nazionale già da anni raccoglie notevoli quantità di dati sui pazienti: un patrimonio che, opportunamente digitalizzato e sottoposto ad analisi (oggi il cloud e le applicazioni di intelligenza artificiale permettono di farlo in modo relativamente economico e molto efficace) può essere messo a frutto in diversi modi. Per razionalizzare la spesa sanitaria, migliorando la ripartizione della spesa tra ospedali e medicina territoriale. Attuando una programmazione della spesa più precisa e puntuale. Infine, accelerando la diagnosi e la ricerca sulle patologie. Proprio con l'idea di ridurre le code ai servizi di Pronto Soccorso e migliorare la gestione dei posti letto (per definizione scarsi) degli ospedali, negli ultimi anni la de-ospedalizzazione è cresciuta sensibilmente nel nostro Paese. La medicina territoriale (detta anche telemedicina o tecnoassistenza) è uno dei cardini della sanità digitale e della smart health. Data la sua rilevanza, è stata anche inserita dall'ex Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, all'interno dei Livelli Essenziali di Assistenza, ovvero dei servizi/prestazioni che il SSN è tenuto a fornire obbligatoriamente a tutti i cittadini.

Come garantire la continuità di cura

Le regioni sono sempre più propense a favorire la maggior integrazione tra ospedali e case di cura e territorio. Questo, però, presuppone la possibilità di scambiarsi tempestivamente e di continuo dati e informazioni sui pazienti con gli altri attori del sistema. Secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, le soluzioni che permettono di scambiarsi i dati attraverso i cosiddetti Piani Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) informatizzati sono diffusi in meno di un ospedale su 3 (il 29%) e utilizzati soprattutto per condividere informazioni con i professionisti interni all'azienda ospedaliera appartenenti a diversi dipartimenti, oppure (nel 23% dei casi) con altri specialisti che lavorano su pazienti affetti dalla medesima patologia. Solo il 19% dei medici di Medicina Generale ha attivato uno o più flussi informativi riconducibili a un PDTA.

 

I vantaggi della telemedicina (medicina territoriale)

L'IoT (Internet of Things) rappresenta la tecnologia abilitante della cosiddetta medicina di precisione (precision medicine). Questa promuove terapie ponderate sulle peculiarità di ogni singolo individuo. Più che di IoT c'è chi parla di una vera e propria Internet of Medical Things, perché già oggi, secondo Allied Market Research, sono quasi 4 milioni i device medici connessi nel mondo, usati per monitorare varie parti del corpo dei pazienti e calibrare terapie farmacologiche e interventi a domicilio. Spazio, quindi, a sensori, cerotti smart (patch), fitbit, wearable e App per smartphone, che permettono di monitorare costantemente lo stato di salute del paziente domiciliare, proprio come se fosse ricoverato in un letto d'ospedale, ma a costi decisamente più contenuti.

 

5 dicembre 2018