Le imprese manifatturiere italiane nel 2015 hanno investito 1,2 miliardi di euro (poco meno del 10% di tutti i loro investimenti industriali) in soluzioni di digitalizzazione dei processi operativi. A trainare il comparto sono, in particolare, le grandi aziende dei settori macchinari e automotive. "Più in dettaglio - spiega Alessandro Perego, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Manufacturing -, il 56% del campione ha almeno un'applicazione di Smart Manufacturing e il 30% ha già avviato tre o più progetti nelle sei aree che rientrano in questo campo, ovvero Industrial Internet of Things, Industrial Analytics, Cloud Manufacturing, Advanced Automation, Advanced Human Machine Interface, e Additive Manufacturing". Sono queste le principali conclusioni dell'ultima edizione dell'Osservatorio Smart Manufacturing della School of Management del Politecnico di Milano.

L'Osservatorio ha approfondito lo stato di digitalizzazione dell'industria italiana interpellando direttori operativi e Chief Operation Officer (COO) di 307 imprese dei principali 9 settori del manifatturiero italiano (210 grandi aziende e 97 PMI). Dall'indagine emerge una forte vitalità sull'innovazione, con circa 600 applicazioni di Smart Manufacturing in Italia nel 2016, cresciute del 30% rispetto al 2015, anche se in gran parte ancora in fase di progetto pilota. Le più diffuse sono le iniziative di Industrial Analytics a supporto di produzione e logistica (20% del campione) o della gestione della Supply Chain (15%). Buona l'adozione di soluzioni cloud e Industrial Internet of Things in fabbrica (20% e 16% rispettivamente).

Tra le tecnologie meno diffuse, invece, fanalino di coda è l'Advanced HMI (Human Machine Interface) nelle attività operative adottato solo dal 15% del campione.
Un limite alla diffusione della digitalizzazione nell'industria è dato dall'incompletezza dell'infrastruttura ICT su cui le nuove tecnologie devono innestarsi. Mentre le soluzioni standard "tradizionali" - CAD (Computer Aided Design), PDM (Product Data Management) e sistemi di controllo produzione - sono abbastanza diffuse (70% delle imprese), solo il 30% ha sistemi più complessi come PLM (gestione del ciclo di vita del prodotto) o MES (Manufacturing Execution System) per il controllo di fabbrica.

L'Osservatorio ha anche voluto stimare l'ampiezza del mercato con un'indagine sui principali attori dell'offerta: ne è emerso, come accennato, che i progetti di Smart Manufacturing in Italia nel 2015 valgono circa 1,2 miliardi di euro (destinati a crescere del 20% nell'anno in corso), di cui l'81% realizzato verso imprese italiane e il resto come export. I settori più attivi sono automotive, machinery e, più staccati, aeronautica e difesa.
Il valore di sintesi riguarda solo tre delle sei aree dello Smart Manufacturing (Industrial IoT, Industrial Analytics e Cloud Manufacturing). In dettaglio, il 66% del valore del mercato e? riconducibile a progetti di Industrial IoT (790 milioni di euro), seguito da Industrial Analytics (23%, 270 milioni) e Cloud Manufacturing (10%, 120 milioni). In gran parte dei casi si tratta di progetti pilota: il 30% è speso, invece, in system integration, mentre il 28% copre l'acquisto di hardware (sensoristica, sistemi IT...), il 22% quello di software (programmi e licenze) e il 20% l'acquisto di servizi.

I benefici per le economie Paese

Oltre un terzo (38%) delle imprese industriali, però, non conosce il tema Smart Manufacturing e Industry 4.0, seppure con forti differenze per settore: nell'automotive, nell'alimentare e nei macchinari la percentuale scende al 30%, in altri settori supera il 50%.

"Il nostro paese - conclude Perego - è sceso dal secondo al settimo posto nel mondo per l'incidenza del manifatturiero sul PIL e, in effetti, molti hanno commesso il grande errore di esternalizzare totalmente la produzione. Ma in l'Italia lo sviluppo e la convergenza delle tecnologie digitali sono un'opportunità clamorosa per chi opera non solo nelle tecnologie di produzione ma anche per le più tipiche filiere del Made in Italy come alimentare, moda e arredo, che devono tornare a produrre in modo competitivo sul nostro territorio. E parlo di imprese di tutte le dimensioni, anche le PMI, che sono il cuore pulsante del tessuto industriale italiano". E che la digitalizzazione sia fondamentale per riguadagnare competitività sui mercati internazionali lo confermano anche alcuni studi UE.

Circa 2 milioni di imprese, 33 milioni di posti di lavoro e il 60% di crescita in produttività: questi i numeri principali del settore manifatturiero europeo secondo i dati della Commissione. Uno dei comparti produttivi chiave per l'economia del Vecchio Continente, che si trova nel bel mezzo di quella che in molti definiscono la Quarta Rivoluzione Industriale e che, secondo il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, può rappresentare un volano oppure un pericoloso boomerang per i sistema-Paese dell'Europa perché "la digitalizzazione incrementerà le entrate annuali delle imprese europee di oltre 110 miliardi di euro nei prossimi cinque anni e avrà un impatto significativo non solo sul manifatturiero ma anche sull'agricoltura, il settore energetico e il fashion. Se, però l'Europa non sarà in grado di sfruttare la digital transformation a proprio vantaggio, le perdite potenziali per i paesi UE potranno superare i 600 miliardi di euro già entro il 2020, il 10% della base industriale del continente".

La Commissione europea, dal canto suo, ha presentato di recente un pacchetto di misure per sostenere e collegare le iniziative Industry 4.0 nazionali. Il piano varato prevede un pacchetto di investimenti per 50 miliardi: 37 per accelerare l'innovazione digitale; 5,5 per gli investimenti nazionali e regionali nei digital innovation hub; 6,3 per la produzione di componenti elettronici e 6,7 per l'iniziativa European Cloud. Le infrastrutture abilitanti, cloud in testa, giocano un ruolo fondamentale nel favorire l'evoluzione del manifatturiero verso le nuove fabbriche intelligenti.

6 luglio 2016