È un quadro a luci e ombre quello che emerge dall'Osservatorio eGovernment della School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca misura il grado di innovazione digitale nella PA attraverso analisi condotte su un campione di responsabili funzionali degli 8.057 Comuni, delle 21 Regioni e Province Autonome, dei 32 soggetti aggregatori e delle 8.675 scuole statali del paese. La digital transformation della Pubblica Amministrazione italiana avanza a singhiozzo, anche se nella maggior parte degli enti locali (il 60%) gli investimenti in innovazione risultano stabili e nel 30% addirittura in aumento.

 

La digital transformation negli enti locali

La digitalizzazione dei servizi negli enti locali rimane piuttosto frammentata: ben il 35% dei Comuni è totalmente "Non Digital" mentre solo il 4% dei Comuni è un "Digital Champion". Cosa significa questo? Significa che all'atto pratico il 30% della popolazione italiana non riesce ancora a interagire online con la PAL perché non ci sono servizi interattivi. Pur tuttavia, 8 enti su 10 (il 79%) dispongono di un sistema elettronico di gestione documentale e 7 su 10 (il 71%) di un sistema di conservazione digitale. Solo nel 44% dei Comuni è in corso almeno un progetto di innovazione e nel 22% è presente una delega tecnica dedicata all'eGovernment.

Oltre la metà degli enti ha meno del 3% dei servizi di front office online. È completamente "Non Digital" il 35% dei Comuni italiani, per lo più sotto i 5.000 abitanti, mentre nella categoria "Beginners", ovvero gli enti che hanno mosso i primi passi verso la digitalizzazione (50% del back e 15% del front office in digitale) rientra il 40% dei Comuni tra i 5mila e i 50mila abitanti e il 15% di quelli oltre i 50mila abitanti. Fanalino di coda i "Digital Believers" (il 32% dei Comuni grandi e il 7% dei piccoli), che hanno informatizzato il 70% dei sistemi back office e il 25% del front office. Le eccellenze sono rappresentate, invece, dai "Digital Champions", circa il 4% dei Comuni (la maggior parte di grandi dimensioni), che hanno quasi il 90% del back office e oltre il 60% del front office informatizzati.

"Gli enti locali stanno maturando una nuova concezione dell'innovazione come processo strutturato e non solo come una serie di progetti isolati, ma per un pieno sviluppo dell'eGovernment in Italia mancano ancora le competenze interne e la capacità di fare rete – commenta Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio eGovernment –. Gli ultimi mesi hanno visto la realizzazione e l'attivazione di grandi progetti strategici come SPID e pagoPA, la pubblicazione del nuovo CAD, del Codice degli Appalti, del Piano Triennale dell'Informatica della PA. Tutte queste importanti iniziative rischiano, pero?, di faticare a raggiungere i propri obiettivi se gli enti locali saranno lasciati autonomi nella gestione del cambiamento. Per mettere a fattor comune risorse e competenze serve un sistema di governance dell'innovazione che favorisca la collaborazione tra enti".

Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio eGovernment Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell'Osservatorio eGovernment

Solo 18% degli enti locali, infatti, collabora con altri soggetti all'interno di una community orientata allo sviluppo di buone pratiche e ne riporta ampi benefici. Stante l'incapacità di procedere in totale autonomia sulla strada della digital transformation, gli enti locali chiedono di continuo un supporto agli enti sovraordinati, sia per il finanziamento delle iniziative (62%), che per la formazione (56%) e l'assistenza nella progettazione (49%). I finanziamenti comunitari rappresentato un vero e proprio volano per l'accelerazione dell'innovazione digitale nella PA, anche se al momento solo il 17% degli enti locale ammette di aver partecipato a progetti finanziati con fondi diretti, mentre ben l'83% del campione non riesce ad accedere ai finanziamenti UE. Le difficoltà più spesso lamentate sono legate all'incapacità di sviluppare i progetti (44%), gestirli (32%) e coordinare i soggetti coinvolti nelle partnership necessarie per l'accesso ai fondi.
"Il nuovo CAD introduce la figura del responsabile per la transizione digitale in ciascun ente – commenta il Professor Noci – ma non sarà sufficiente se le nuove figure non saranno coadiuvate da uno staff interno adeguato e da una community esterna di condivisione di competenze ed esperienze".

 

pagoPA, sportelli unici e procurement

Positiva l'adozione dei pagamenti digitali verso la Pubblica Amministrazione: tra gli enti locali solo il 9% non conosce ancora PagoPA (un anno fa erano il 67%) e il 59% ha aderito al Nodo dei Pagamenti-SPC grazie alla diffusione di pagoPA. Il 6% dei rispondenti ha già reso disponibile ai cittadini il canale pagoPA, anche se si tratta soprattutto di Comuni di grandi dimensioni (oltre 50mila abitanti) situati nel nord del Paese. Crescono anche le richieste di autenticazione per l'effettuazione del pagamento: si passa dal 5% all'11% dei rispondenti e nel 13% dei casi l'autenticazione avviene tramite SPID. Poco omogenea la digitalizzazione degli Sportelli Unici delle Attività Produttive: il canale web e? diffuso nell'81% dei casi, ma nel 10% il suo utilizzo è limitato alla ricezione delle pratiche e solo nel 45% c'è un vero e proprio sistema digitale di gestione documentale, mentre i pagamenti elettronici sono diffusi solo nel 21% degli enti locali.

Per quanto riguarda la gestione dei processi d'acquisto, nella PA la situazione è ancora piuttosto eterogenea. Oltre il 50% dei comuni con oltre 80mila abitanti dichiara di avere un grado alto di standardizzazione delle procedure di eProcurement, ma il 40% di quelli con meno di 40mila abitanti non ha formalizzato ancora alcuna procedura. Le piattaforme elettroniche a supporto della fase di gara sono piuttosto diffuse, utilizzate in oltre la metà delle transazioni e da circa 3 enti su 4, mentre le altre fasi del processo d'acquisto risultano digitalizzate solo in modo marginale. Circa l'80% delle piattaforme di eProcurement offerte dai soggetti aggregatori gestisce le principali procedure di gara.

La digitalizzazione della scuola

Il livello di digitalizzazione nella scuola è considerato "avanzato", poiché tutti gli istituti sono dotati di connessione Internet, nella maggior parte dei casi (55%) di tipo DSL, nel 29% in fibra ottica, nel 21% tramite operatore wireless fisso WISP (Wireless Internet Service Provider), mentre solamente per il 6% tramite modem tradizionale a 56 KBPS.

La firma digitale è ormai utilizzata praticamente in tutte le scuole dai Dirigenti Scolastici (97%) e nel 76% dei casi anche dai Dirigenti Scolastici Generali e Amministrativi (DSGA). Più del 70% archivia digitalmente i documenti e utilizza un sistema di workflow automatizzato e il 90% ha attivo il protocollo digitale. Il sito internet è utilizzato principalmente a scopo informativo, per la pubblicazione di documenti istituzionali (98% dei casi), di informazioni generali (97%) o su attività scolastiche (93%), per calendario, orari, libri di testo e programmi (93%). In pochi casi offre il rilascio di certificati e permessi (16%) e ancor meno permette di esprimere feedback, giudizi e suggerimenti (11%).

Buono anche il livello di digitalizzazione dei processi gestionali-organizzativi interni alla scuola. Solo il 4% delle scuole italiane è poco o per nulla digitalizzata ("Non digital"), con una bassa diffusione dei software a supporto dei processi didattici e oltre il 70% dei processi gestito attraverso l'uso del cartaceo, mentre il 21% delle scuole è già a livello "Beginners", quindi ha iniziato un processo di digitalizzazione, con software in circa metà dei processi e digitalizzazione dei processi di supporto all'attività didattica. Il 36% delle scuole è a livello "Digital Believers", il che indica una buona digitalizzazione soprattutto nei processi di supporto, che risultano quasi completamente digitalizzati. Infine, il 39% delle scuole è "Fully Digital", quindi il 100% dei processi primari e almeno il 95% di quelli di supporto sono digitalizzati e in quasi tutti i processi è usato un software.

 

26 luglio 2017