Non tutte le imprese lo hanno compreso: essere disruptive non significa rivoluzionare gli apparati tecnologici sulla scia dei grandi trend digitali (cloud, mobile, social, analytics e IoT). Il cambiamento, o adattamento, è prima di ogni altra cosa culturale, strutturale, intrinseco alle relazioni tra i collaboratori e il management dell'organizzazione e tra il front office e il mercato. In questo senso, la tecnologia rappresenta il mezzo, l'abilitatore per monetizzare queste interazioni e raggiungere i risultati di business prefissati. Risultati a cui, proprio in virtù di questo approccio, possono e devono concorrere i CIO, indirizzando investimenti, risorse e competenze lungo una trasformazione che, piaccia o meno, sarà perpetua.

È il cuore del messaggio contenuto nell'ultima edizione di "The Changing Landscape of Disruptive Technologies", il report annuale che KPMG dedica – interpellando 832 IT e Business leader (l'87% dei quali C-level) – allo stato dell'arte dell'innovazione a livello internazionale. L'indagine sottolinea che, se da una parte i responsabili IT hanno ben chiara la necessità di bilanciare le esigenze sul piano operativo con gli aspetti strategici della trasformazione digitale, dall'altra si aspettano un futuro in cui la loro attenzione potrà essere rivolta direttamente ai risultati di business.

In un contesto di questo tipo, la difficoltà non sta certo nell'accedere all'offerta tecnologica, ma nello scegliere la proposizione corretta. "Ci sono numerosissime opzioni per ingaggiare i clienti, potenziare le operation e migliorare l'efficienza dei collaboratori - nota Joel Osman, Managing Director Digital & Mobile Solutions di KPMG - e questa sovrabbondanza paradossalmente rischia travolgere le aziende, che invece devono prima di ogni altra cosa esaminare in maniera approfondita le soluzioni che meglio si legano alle proprie opportunità di trasformazione, controllando le attività dei competitor e sviluppando nuove esperienze sulla base delle potenzialità offerte dal digitale".

Mancano le competenze interne

Tutto questo dopo aver compreso appieno quali sono le interazioni, le aspirazioni, i bisogni e le criticità dei propri clienti e dei propri collaboratori. Molte organizzazioni e culture aziendali, però, non sono provviste delle competenze, dei processi, della conoscenza, degli strumenti e dell'esperienza necessari a muoversi in questa direzione. "A volte si richiedono drastici cambiamenti sul piano delle architetture informatiche, che risultano comunque difficili da implementare, soprattutto quando bisogna continuare a supportare le tecnologie già installate - osserva Osman - e compito del CIO è guidare la roadmap per l'approvvigionamento tecnologico, ma anche farsi portavoce di una strategia che metta al centro esperienze e progetti a misura di utenti, conquistando il consenso degli stakeholder e della C-suite".

Una missione non semplice, considerato il fatto che mentre sembra che il mondo intero sia impegnato in una vera e propria corsa all'oro digitale, a volte occorre un momento di riflessione se non addirittura un vero e proprio passo indietro per ricalibrare la rotta. Ma è questo ciò che deve contraddistinguere un CIO creativo: la capacità di giungere a decisioni ponderate sulle reali esigenze delle aziende anche in mezzo all'isteria e al clamore suscitato dalla potenza delle nuove tecnologie. Qual è il grado di consapevolezza delle aziende in questo senso? Il rapporto di KPMG evidenzia che a livello internazionale tra i principali fattori di abilitazione dell'innovazione nel 73% dei casi si cita come primo elemento la disponibilità di talenti, seguito dall'accesso alle infrastrutture tecnologiche (72%) e al capitale (71%). Al quarto posto, con il 68% dei rispondenti, c'è per l'appunto il tema della cultura imprenditoriale.

Conciliare questi aspetti è possibile. Una delle risposte più efficaci a questa complessità, secondo i risultati dell'indagine, è il cloud, citato quasi universalmente come la tecnologia che avrà il maggior impatto sulle trasformazioni di business. A livello globale la pensa così l'11% delle imprese, negli Stati Uniti si raggiunge il maggior consenso con il 13% delle organizzazioni, mentre in Asia Pacifica e in Europa lo conferma un manager su dieci. La nuvola viene scalzata solo in Cina e in Giappone, dove gli occhi sono puntati prima di tutto su IoT (14%) e intelligenza artificiale (23%).

Quello descritto da KPMG non è solo un trend: la capacità del cloud di interconnettersi con tutte le tecnologie emergenti (dal mobile alla robotica, passando per automazione e l'Internet delle Cose, stampa 3D e social media) è la chiave di volta per procedere al ritmo giusto, alternando – o meglio ancora integrando – momenti di fine tuning degli apparati esistenti con scatti in avanti per testare nuove modalità operative e inediti modelli di business. Ma soprattutto, il cloud si dimostra sempre più efficace per rispondere alla pressione generata sulle imprese dai consumatori, che richiedono prodotti e servizi innovativi prestando il fianco all'ingresso di nuovi soggetti nell'arena competitiva. Tutto questo senza considerare il fatto che ormai molte organizzazioni – e nei più disparati settori –  hanno già intrapreso il percorso che le sta portando a diventare produttori e distributori di software che completano e allargano l'esperienza d'uso dei clienti: quando si tratta di digitale – lo hanno reso chiaro startup e Over The Top (OTT) – velocità e agilità sono indispensabili per conquistare e soprattutto mantenere la leadership di mercato. Ma naturalmente non è possibile saper fare tutto, specie se l'obiettivo è focalizzarsi sulla propria offerta core. A questo punto bisogna identificare i partner giusti. "Ci sono moltissime agenzie che possono costruire splendide app e altrettanti consulenti che hanno tutte le carte in regola per orchestrare l'IT - conclude Osman - ma a volte la sensazione è quella di mescolare olio e acqua. Per affrontare la digital transformation meglio rivolgersi a provider che abbiano una visione chiara, a 360°, del fenomeno e che aiutino le imprese lungo la via dell'innovazione supportando il quadro del business nel suo complesso".
 

23 novembre 2016