Come e perché IoT, Blockchain e Cloud permettono di tutelare meglio il Made in Italy e migliorare la tracciabilità di filiera. Un aiuto concreto alle aziende italiane che operano all'insegna della qualità, e che sempre più spesso sono costrette ad affrontare una competizione internazionale poco rispettosa dei valori di origine e territorialità, arriva dalle tecnologie digitali di ultima generazione e, in particolare, dall'Internet of Things e dai registri distribuiti (DLT), in particolare la Blockchain.

I dati del CNAC (Consiglio Nazionale Anticontraffazione) stimano che il mercato delle merci contraffatte è pari al 2,5% del commercio mondiale, ovvero 338 miliardi di euro, con l'Italia in testa ai Paesi colpiti. Le importazioni di merci contraffatte, sempre secondo la stessa fonte, cubano il 5% dell'import all'interno della UE, per un controvalore di 85 miliardi di euro. Turchia, Hong Kong e Cina i Paesi al centro delle produzioni "italian sounding", che richiamano nel marchio o nel nome le eccellenze del nostro territorio come il Parmigiano, storpiato in Parmesan e spacciato per l'originale. Diverse le soluzioni tecnologiche a disposizione delle aziende per certificare l'origine e la filiera: marchiature, codici ottici, identificazione in radiofrequenza (Rfid) e più di recente anche registri distribuiti e Blockchain, oltre a tag e oggetti IoT.

Prodotti intelligenti per un Made in Italy senza ombre

Dalla stalla allo spicchio di Parmigiano, dal grappolo alla bottiglia di Brunello di Montalcino, il Cloud è l'infrastruttura che sostiene la tracciabilità di filiera e permette di tutelare al meglio il Made in Italy. Come? Fornendo un ambiente economico e performante per l'acquisizione, la correlazione, l'integrazione e l'analisi in tempo reale dei dati che si generano in tutti i passaggi dalla terra allo scaffale del supermercato.

L'anticontraffazione rappresenta uno degli ambiti chiave di applicazione dell'Internet of Things, capace di collegare aziende, clienti e partner di filiera sfruttando sistemi di comunicazione integrati ed efficienti. Nel momento in cui un prodotto (sia esso un capo d'abbigliamento firmato o una bottiglia di vino) diventa intelligente, è possibile per il brand comunicare i propri valori e la rigorosità dei processi di produzione in modo più puntuale ma anche più accattivante, andando a soddisfare quelle esigenze di informazione che il consumatore chiede a gran voce oggi, e per le quali è disposto a pagare. Così facendo, si aiuta anche il comparto perché, secondo il Censis, la contraffazione in Italia ha fatto perdere negli ultimi anni 130mila posti di lavoro, il 5% del totale addetti del comparto manifatturiero. Nel caso poi del cosiddetto "mercato grigio", ovvero i prodotti del Made in Italy che vengono venduti al di fuori dei canali di distribuzione ufficiali, con l'aiuto di Blockchain, IoT e Cloud è possibile monitorare anche quella parte di produzione parallela che non solo scredita il brand, ma intacca la marginalità dell'azienda generando conflitti con la rete di vendita ufficiale. Alcune soluzioni anticontraffazione sono già presenti sul mercato da diversi anni, come quelle basate su tag RFID, NFC e codici ottici, che tuttavia funzionavano in modo frammentato. Oggi, invece, grazie al Cloud è possibile integrare in modo end-to-end tutte queste tecnologie e ampliarle ai registri distribuiti, all'IoT, ai QR Code.

IoT, Blockchain e Cloud per migliorare le relazioni di filiera

La possibilità di ricostruire a ritroso, fino alle origini, il percorso di preparazione di un cibo o l'ingrediente alla base di una ricetta complessa è, in molti casi, un obbligo sancito dalla legge. La tracciabilità da un lato tutela le aziende contro il rischio di sofisticazioni, contraffazioni e truffe, dall'altro rassicura il consumatore, che può essere certo della provenienza (si pensi ai prodotti DOC) e della qualità (si pensi alle certificazioni BIO) di cibi e bevande che porta in tavola. Secondo i dati dell'ultimo Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, le tecnologie che le aziende italiane stanno sperimentando per supportare al meglio questi processi vanno dall'elaborazione dati (62%) ai lettori di codici a barre (8%). Quasi la metà (42%) delle imprese che opera nell'agrifood, però, utilizza soluzioni più avanzate come l'identificazione in radiofrequenza (RFID, 20%), il Cloud (19%), le Big Data Analytics (14%) e i sensori IoT (10%).
Tra le filiere che stanno sperimentando con successo la tracciabilità attraverso le tecnologie Blockchain ci sono quelle della carne (21%), l'ortofrutta (17%) e il cerealicolo (10%), con numerose sperimentazioni attive anche in ambito enologico. L'Italia è il primo Paese ad aver introdotto l'obbligo di tenuta telematica dei registri di vinificazione, che permette il monitoraggio in tempo reale di oltre 20 milioni di operazioni che si compiono ogni anno nelle cantine del Belpaese. A beneficiare dall'introduzione di queste tecnologie non è solo il rapporto con il cliente finale, che si sente più tutelato nei consumi (con le vendite che aumentano del 13%), ma anche le relazioni di supply chain: la gestione delle scorte (15%), la riduzione degli sprechi (14%) e il consolidamento dei rapporti di partnership (13%).

 

Il consumatore? Sempre più attento e informato

Negli ultimi anni le contraffazioni alimentari sono aumentate in modo esponenziale e secondo Federalimentare hanno causato all'economia del Belpaese danni per 90 miliardi di euro, pari al triplo dell'export alimentare nazionale. D'altro canto, le tecnologie digitali di ultima generazione oggi aiutano i brand a tutelarsi al meglio da questi fenomeni. Una spinta all'adozione di tecnologie all'avanguardia arriva dalla diffusione del Cloud. È la nuvola, infatti, l'infrastruttura che permette di implementare in modo rapido ed economico le soluzioni di tracciabilità dei prodotti: soluzioni di brand authentication che, monitorando tutte le fasi della produzione e distribuzione, prevengono i tentativi di contraffazione; soluzioni che assicurano una conformità facilitata alle normative del settore alimentare e ai protocolli di qualità, oltre a permettere una gestione rapida di eventuali resi e richiami.

Il ruolo del Cloud nella food safety di ultima generazione

Il Cloud e la connettività broadband rappresentano il presupposto di una sicurezza alimentare di nuova generazione. Una food safety che attribuisce alle tecnologie digitali un peso crescente. Sarà possibile creare e aggiornare in Cloud un database distribuito (DLT), un registro contenente i dati di tutte le transazioni e i passaggi che riguardano la produzione di un alimento. Il consumatore potrà verificare in ogni momento la provenienza di un vino o di un formaggio, le sue caratteristiche organolettiche e nutritive, la correttezza di tutti i passaggi di filiera come l'imbottigliamento o il confezionamento, il trasporto e la conservazione, garantendo anche quei valori di territorialità, qualità e autenticità che contraddistinguono il Made in Italy e rendono più competitive le aziende del Belpaese. Le reti di sensori IoT potranno acquisire di continuo e scambiarsi in Cloud dati in ogni, singolo, passaggio della lavorazione. Sensori posizionati nel terreno permetteranno di migliorare la qualità del raccolto. Sensori applicati sui frigoriferi consentiranno di monitorare al meglio la catena del freddo e i trasporti a temperatura controllata. Tag e collari intelligenti indossati dai capi destinati al mercato della carne terranno traccia di tutti gli eventi. E tutte queste informazioni potranno essere sempre accessibili in Cloud, semplicemente utilizzando uno smartphone per scansionare il codice QR contenuto nell'etichetta intelligente del prodotto.

 

Blockchain e IoT per la tutela di provenienza e origine

Reti di sensori IoT e registri distribuiti in Cloud tutelano al meglio la produzione alimentare italiana, saldamente in testa nell'UE per numero di riconoscimenti di provenienza e origine. Ben 300 quelli conferiti a produzioni DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Tipica) e STG (Specialità Tradizionale Garantita). Il rischio di frode e contraffazione alimentare aumenta, e garantire la provenienza delle materie prime è sempre più difficile. I prodotti oggetto di tutela ottengono i riconoscimenti solo se tutti gli attori coinvolti nella filiera rispettano i requisiti stabiliti nei diversi disciplinari. L'unico modo per essere conformi è, quindi, adottare tecnologie standard e integrate in grado di scambiarsi dati all'interno di un'infrastruttura condivisa. L'IoT permette di acquisire e tracciare le informazioni della filiera per garantire il rispetto dei dettami disciplinari. Con la Blockchain, invece, è possibile registrare i dati raccolti condividendoli in modo sicuro, garantendone l'inalterabilità e l'accessibilità da parte dei clienti e degli organismi di controllo, in ogni luogo e momento. Tramite le etichette intelligenti (smart tag) il consumatore potrà conoscere la storia e i valori del produttore di un vino DOCG identificato tramite una firma digitale, così come tutte le informazioni sul processo di coltivazione e vinificazione. I dati inseriti nei registri distribuiti e nelle Blockchain sono inalterabili e non cancellabili. Sarà impossibile per un caseificio modificare l'etichetta di un formaggio indicando di aver usato un certo lotto di latte già tracciato con la Blockchain, perché i codici a questo associati non possono essere in alcun modo riutilizzabili. L'abbinamento di Blockchain, tecnologie IoT e Big Data agricoli (i cosiddetti agridata) permette di certificare, per esempio, le produzioni a "km zero" o "bio". Nel caso di capi di allevamento, invece, il consumatore potrà conoscere non solo razza e provenienza ma anche alimentazione dell'animale, luogo di allevamento e macellazione, oltre all'eventuale impiego di antibiotici.

 

16 ottobre 2019