Lo Stivale, complice anche la sua morfologia, è in forte ritardo rispetto al resto d'Europa nell'adozione della banda ultralarga. L'Internet super veloce, però, è fondamentale per ridurre il divario digitale che caratterizza diverse regioni italiane, zone in cui una quota rilevante della popolazione è tagliata fuori da tutti i servizi a valore aggiunto che l'ADSL e la fibra ottica offrono. Ma quali sono i dati relativi al gap digitale in Italia? Secondo Infratel il divario digitale reale si attesterebbe al 3,1%. Il dato nazionale, però, è un valore di sintesi che non tiene conto delle profonde disomogeneità presenti nelle diverse regioni.

Nel Molise, per esempio, il digital divide arriva addirittura al 13,4% della popolazione mentre nel Friuli Venezia Giulia il gap riguarda l'8,4% degli abitanti. La popolazione che in Italia è raggiunta dalla banda ultralarga con velocità di connessione nominali di 30 Mbps è, secondo lo stesso studio, pari al 22,3%, a fronte di una media europea che si attesta al 64%. Nei servizi di accesso a banda larga con velocità di connessione comprese tra i 2 e i 20 Mbps Italia ed Europa sono, invece, allineate: per entrambe la copertura è circa del 97% della popolazione. Il Belpaese è in ritardo rispetto al Vecchio Continente anche in materia di banda ultralarga a 100 Mbps: la copertura è, infatti, pari al 2,4% della popolazione, a fronte di una media europea del 6%. C'è, quindi, spazio per migliorare e un aiuto concreto arriva, in questi giorni, dalla ripartizione della prima tranche di fondi stanziati per lo sviluppo della banda ultralarga nell'ambito del Piano Strategico Nazionale (PSN). Quest'ultimo definisce i principi base dell'intervento pubblico a sostegno dello sviluppo della connettività ultra broadband  dal 2014 al 2020.

Le risorse, un totale di 3,5 miliardi di stanziamenti, sono prelevate dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), cui si aggiungono i Fondi Regionali Europei (FESR e FEASR) e i Fondi Strutturali Europei (PON), questi ultimi destinati esclusivamente a Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. I fondi permetteranno di attivare nei prossimi mesi interventi nelle cosiddette "aree bianche" dove l'operatore privato, senza fondi pubblici, non avrebbe convenienza a investire. L'obiettivo è arrivare nel 2020 a garantire la copertura dell'85% della popolazione con infrastrutture in grado di supportare servizi a 100 Mbps assicurando al restante 15% una velocità di connessione pari a 30 mega. Gli interventi nelle cosiddette zone a fallimento di mercato riguarderanno 7.300 comuni. Di questi, 5.500 sono "aree bianche" al 100%, zone in cui risiedono 18 milioni di italiani.

18 febbraio 2016