L'Osservatorio Cloud & ICT as a Service del Politecnico di Milano stima che il mercato italiano del cloud nel 2017 varrà poco meno di 2 miliardi di euro (1978 milioni per la precisione), in crescita del 18% rispetto allo scorso anno. La sola componente public & hybrid pesa per circa la metà (con un giro d'affari stimato in 978 milioni di euro, in crescita del 24% sul 2016). L'espansione di questa parte del mercato è frutto di un incremento del 20% nella quota IaaS (Infrastructure as a Service), del 23% del SaaS (Software as a Service) e del 45% del PaaS (Platform as a Service).

Parallelamente all'introduzione di servizi public & hybrid nel percorso di creazione di ambienti ibridi, le organizzazioni investono nell'ammodernamento dell'infrastruttura interna. Due trend, in quest'ottica, appaiono particolarmente rilevanti secondo gli esperti del Politecnico di Milano: la datacenter automation e le infrastrutture convergenti e iperconvergenti. Per stare al passo con i nuovi trend tecnologici e far fronte al crescente carico elaborativo che questi comportano, le aziende devono modernizzare l'infrastruttura IT e il parco applicativo in maniera agile e dinamica. In questo contesto, il modello software-defined diventa abilitante, attraverso la sua capacità di consolidare l'amministrazione di infrastrutture e applicativi.

Per datacenter automation si intende un'infrastruttura in cui tutti i componenti (elaborazione, storage, networking) sono virtualizzati ed erogati come servizio in modo automatizzato, ricorrendo a regole e policy predefinite. La datacenter automation è quindi un livello di astrazione integrato che descrive un datacenter completo tramite diversi strati di software presentandolo come insieme condiviso di risorse fisiche e virtuali componibili in servizi selezionabili dall'utente.

L'iperconvergenza è un affinamento del concetto di infrastruttura convergente. In un approccio convergente, un fornitore consegna un insieme preconfigurato di hardware e software in un singolo chassis compatto, al fine di minimizzare i problemi di compatibilità fra diversi componenti e semplificare la gestione delle infrastrutture stesse. Un sistema iperconvergente si differenzia da uno convergente per la maggiore integrazione e semplicità d'uso fra i componenti. In pratica, i sistemi iperconvergenti integrano server, storage e virtualizzazione in un'unica appliance (nodo), gestita tramite un software che funge da cruscotto centralizzato di gestione e con un supporto erogato da un unico fornitore. Idealmente, un intero data center viene "compresso" in un nodo gestito attraverso un'interfaccia utente più semplice e intuitiva, subappaltabile a un provider e gestibile in cloud. L'espansione del sistema potrà avvenire attraverso l'aggiunta di uno o più nodi che si uniscono all'infrastruttura di base.

Secondo quanto rileva l'ultimo Osservatorio Cloud & ICT as a Service già oggi, all'interno dei data center on premise, il 43% delle aziende fa uso di soluzioni di datacenter automation, mentre un altro 18% dichiara il proprio interesse a introdurre questo tipo di soluzioni nell'immediato futuro. La datacenter automation basata su infrastrutture iperconvergenti permette di impostare, gestire e coordinare storage, server, sistemi, networking da un'unica consolle, con aggiornamenti e patch programmati per le specifiche esigenze aziendali. In merito a questi due ambiti, secondo l'ultimo Osservatorio, è possibile stimare una spesa complessiva, per l'anno in corso, di 480 milioni di euro, con un trend di crescita rispetto al 2016 del 10%.

Nel percorso di avvicinamento al cloud (e a quello ibrido in particolare), l'esternalizzazione delle infrastrutture su porzioni di risorse dedicate, che non rispondono quindi necessariamente alla definizione di cloud in termini di concorrenza di più aziende utenti sullo stesso pool di risorse condivise (multi-tenancy), funzionalità selfservice e misurabilità (il cosiddetto "virtual private cloud") è un'opzione spesso presa in considerazione, tanto che i ricercatori del Polimi stimano che per il 2017 varrà 520 milioni di euro, con un tasso di crescita del 16% rispetto allo scorso anno. Le soluzioni di cloud privato virtuale, che permettono di godere di alcuni benefici del public cloud mantenendo un maggior livello di isolamento rispetto agli altri utenti dello stesso servizio, risultano utilizzate dal 55% delle organizzazioni nostrane e di interesse futuro per il 15%.

Cloud "gestito" viatico verso l'Hybrid Cloud

Il cloud gestito, come parte di una più ampia strategia di cloud ibrido, consente alle aziende di utilizzare risorse disponibili nella nuvola senza essere costrette ad assumere tecnici esperti in ogni area. Le aziende che scelgono una soluzione di cloud gestito possono concentrarsi sul proprio core business senza impegnare grandi quantità di denaro per stipendiare squadre di tecnici, esperti informatici, ingegneri e amministratori di sistema per gestire la propria infrastruttura IT. Un provider di cloud gestito offre ai propri clienti una vasta gamma di competenze e permette loro di ottenere economie di scala più o meno rilevanti, dal momento che i suoi ingegneri gestiscono non solo i server, lo storage, le reti e i sistemi operativi dei clienti, ma sono in grado anche di gestire gli strumenti complessi e le applicazioni che girano su queste infrastrutture, dalle più recenti versioni di database e piattaforme di e-commerce ai nuovi strumenti di automazione. Il cloud gestito permette a ogni singolo cliente di scegliere quali funzioni IT gestire in house, lasciando tutto il resto al suo service provider.

Se un'azienda utilizza soluzioni cloud, on premise o entrambe, la progettazione di architetture che soddisfi tutte le esigenze applicative può essere un'attività molto dispendiosa in termini di tempo, perché richiede continue revisioni e aggiornamenti in linea con la crescita dell'azienda e le sue esigenze. I provider di servizi cloud aggiornano e fanno evolvere con regolarità le loro piattaforme, e sono anche in grado di offrire servizi su una vasta gamma di tecnologie e modelli di implementazione – tra cui hosting dedicato, piattaforme cloud private come OpenStack e cloud pubblici come Amazon Web Services o Microsoft Azure. Scegliere il provider di cloud gestito ottimale implica che, oltre alla protezione dell'infrastruttura, un'azienda possa anche beneficiare delle competenze on demand che contribuiscono a garantire che i propri ambienti rimangano sicuri e stabili. In un ambiente cloud gestito, i dati di ogni cliente sono sicuri e fisicamente separati da quelli di altri clienti e l'azienda è in grado di eseguire attività di test e sviluppo, sandboxing, prove di qualità del servizio, creare data mart e fare prove di disaster recovery. I servizi cloud gestiti sono ormai disponibili già da qualche tempo, tuttavia è solo da poco tempo che alcune delle offerte di Big Data analytics più mature, affidabili e potenti sono disponibili in Europa, capaci per esempio di garantire la conformità alle direttive europee in tema di privacy e protezione dei dati. Un'infrastruttura in cloud gestita – in combinazione con un database potente, utile per implementare analisi complesse e applicazioni di elaborazione dei Big Data – può, in definitiva, aiutare le aziende a innovare più facilmente e in modo più "agile".

Multi-Cloud: ecco come si spostano i carichi di lavoro tra diversi provider

Una strategia multi-cloud è, spesso, considerata un facilitatore per l'adozione dei modelli di cloud ibrido. Il multi-cloud è, di fatto, l'utilizzo di una pluralità di ambienti cloud per soddisfare necessità aziendali particolari. La caratteristica fondamentale di questo approccio è che i vari servizi sono orchestrati e connessi tra loro. Al livello più alto dell'infrastruttura risiede un componente che consente all'utente di scegliere (in forma più o meno automatizzata) quale singolo cloud utilizzare per eseguire una determinata operazione.

La scelta può essere basata sulle performance tecnologiche, ad esempio elaborare un certo volume di dati entro una scadenza temporale, o sulla scorta di ipotizzati benefici economici, ad esempio elaborare gli stessi dati utilizzando il cloud che costa meno. Il multi-cloud è in grado di soddisfare esigenze di flessibilità e controllo del workload e dei dati grazie alla possibilità di scegliere la destinazione più adatta, basandosi sulla qualità del servizio di ognuno dei diversi cloud connessi. Il multi-cloud può, inoltre, essere adottato anche per minimizzare i rischi di perdita dei dati e per evitare il vincolo di dipendenza da un solo fornitore (il cosiddetto vendor lock-in).

Questa è diventata una delle principali preoccupazioni dei CIO nella definizione delle strategie cloud. Il vero vantaggio di una strategia multi-cloud è quindi, la grande flessibilità e agilità di adattarsi ai cambiamenti delle aziende moderne. Questo tipo di approccio rappresenta la scelta ideale per creare delle "sandbox", ovvero ambienti di test utili per sperimentare e creare casi d'uso (i cosiddetti POC, Proof of Concept) utili per gestire in modo ottimale i nuovi progetti IT. In Italia, il multi-cloud ottiene un discreto interesse anche se l'effettiva adozione è ancora limitata alle aziende più mature dal punto di vista delle capacità di governo dell'integrazione. Secondo i dati dell'ultimo Osservatorio Cloud & ICT as a Service, infatti, il 10% delle grandi aziende utilizza servizi infrastrutturali di diversi provider cloud spostando i carichi tra ambienti diversi in base alle necessità di utilizzo delle risorse, mentre il 7% utilizza servizi PaaS di diversi provider, integrandoli all'interno di una singola soluzione applicativa.

12 giugno 2018