Senza timore di smentita, il cloud computing è il modello di abilitazione tecnologica oggi privilegiato in tutto il mondo per sostenere le strategie di trasformazione digitale. Si tratta di qualcosa che va ben oltre la semplice risposta tattica alla pressione del board in merito al taglio dei costi dell'IT e al miglioramento dell'efficienza operativa dell'azienda nel suo complesso. Oggi, infatti, il cloud è l'abilitatore strategico di molte delle attività d'impresa, in particolare di quelle che richiedono di puntare tutto sull'agilità e la velocità di go-to-market.

Le ragioni principali dell'adozione del cloud (Fonte: KPMG 2016 CIO Survey)

 

Le principali sfide per i CIO

"L'ampiezza e la flessibilità delle tecnologie cloud secondo molti CIO introducono nuovi livelli di complessità nei processi decisionali e lungo tutta la fase di implementazione – sostiene James Williams, Direttore CIO Advisory Practice di KPMG –. La scelta del modello di servizio, per esempio, tra IaaS, PaaS e Saas, oppure quella del modello di distribuzione pubblico, privato o ibrido o, ancora, la location on premise, off premise dedicata o co-location spesso tolgono il sonno ai CIO. A questo si aggiunge, poi, la necessità di innestare le scelte fatte sull'infrastruttura IT esistente e di dover pensare anche alle carenze di personale formato".

 

I tre passi fondamentali per non fallire nel cloud journey

Secondo studi e ricerche di mercato recenti, il futuro della nuvola è nel cloud ibrido. Ecco perché le grandi aziende dovranno necessariamente acquisire e supportare, in futuro, una molteplicità di piattaforme cloud private e pubbliche, soluzioni e servizi, adoperandosi per integrare il tutto nell'infrastruttura IT e nelle applicazioni in uso. Per non correre il rischio di fallire nell'intento, Williams suggerisce ai CIO di compiere tre semplici passi per ottenere i massimi benefici dagli ambienti cloud moderni.

 

Adottare una strategia cloud olistica

Poiché le soluzioni cloud possono essere acquisite rapidamente e con costi iniziali particolarmente contenuti, le organizzazioni possono trovarsi a sperimentare al proprio interno il cosiddetto "IT ombra" (Shadow IT). Questo avviene nel caso in cui le singole business unit decidano di affidarsi in autonomia a un provider di servizi cloud diverso l'uno dall'altro. Il rischio dell'IT ombra è, ovviamente, un incremento esponenziale della complessità di gestione dell'IT interno, con un aumento dei costi associati e una duplicazione delle esigenze di governance. Tutto questo rende difficile garantire il rispetto delle policy interne e la conformità dell'IT a eventuali normative esterne. "Una strategia cloud definita a livello aziendale – spiega l'esperto – dovrebbe bilanciare le priorità e le policy organizzative con i singoli requisiti degli stakeholder aziendali. Al livello minimo, le policy dovrebbero almeno fornire delle indicazioni di base come, per esempio, i requisiti per cui è preferibile utilizzare soluzioni on premise oppure esternalizzare o, ancora, dove dovranno essere memorizzate le diverse tipologie di dati o, infine, se esistono fornitori, servizi o soluzioni cloud pre-approvate".

Un driver significativo che spinge verso l'adozione del cloud è una valutazione dettagliata dei carichi di lavoro (workload) per tutte le applicazioni esistenti e per quelle attualmente pianificate. La valutazione servirà a individuare immediatamente quali applicazioni possono essere fatte migrare da subito nella nuvola, quali sono, invece, quelle che richiedono una prima revisione per poi essere spostate e quali, infine, sono da considerarsi inadatte agli ambienti cloud.

Integrare una governance efficace del cloud

Con centinaia o addirittura migliaia di tipi di workload da considerare, e considerando anche la domanda di nuove funzionalità cloud a sostegno delle strategie di digital transformation, la governance degli ambienti cloud è non solo auspicabile ma, spesso, necessaria per ottimizzare il valore aggiunto della nuvola per l'intera organizzazione. Una strategia di cloud governance efficace dovrà essere perfettamente integrata con il sistema di governance dell'IT già in uso e coprire l'intero ciclo di vita dei progetti, dalla decisione fino all'off-boarding (la dismissione del cloud provider nel momento in cui si decide di porre fine al contratto).

 

Prevedere una piattaforma integrata di gestione dei consumi

Data la grande complessità di gestione degli ambienti IT ibridi, Williams considera l'adozione di una "consumption platform" un passaggio fondamentale per la buona riuscita di qualsiasi cloud journey. Nella definizione di KPMG, una consumption platform comprende strumenti di management & control, orchestrazione, gestione dell'identità, security & governance.

Si tratta di un insieme di funzionalità per la gestione indipendente e multi-piattaforma dei consumi della nuvola. È qualcosa che va al di là dei "vecchi" sistemi di orchestrazione, che richiedevano sforzi di programmazione enormi. "Io raccomando l'adozione di una soluzione di orchestrazione light – conclude Williams –, per riuscire a prevedere e gestire le necessità future di servizi cloud e attuare una gestione agile dei carichi di lavoro".

 

12 luglio 2017