Si scrive Internet of Things, ma si legge in una miriade di modi diversi. A seconda del settore di riferimento, del tipo di prodotto o servizio erogato e della visione sullo sviluppo dei modelli di business, ciascuna impresa attende – o sta già affrontando – la rivoluzione dell'IoT in maniera peculiare. IDC ha fatto un po' d'ordine in questo vastissimo scenario realizzando un white paper dedicato a quattro concezioni dell'Internet delle cose in altrettante industry. La scelta è ricaduta su quelle che sembrano essere più predisposte a costruire offerte e proposizioni basate sugli oggetti connessi e sull'analisi dei dati generati dalla nuova gamma di interazioni che i consumatori avranno con il mondo fisico da qui al 2020: sanità, largo consumo, manifattura discreta e retail.

Dal monitoraggio dei pazienti all'asset management, la sanità non sarà più la stessa

Difficilmente in ambito sanitario si sente parlare di IoT o anche solo di connected healthcare. Il termine più usato tra gli addetti ai lavori è e-health, ovvero telemedicina: monitoraggio e – dove possibile – cura del paziente a distanza. Nonostante, secondo IDC, il settore nel complesso non si senta ancora pronto all'impatto dell'Internet delle cose e all'impatto che avrà la trasformazione digitale sul modo di operare, nel comparto si registrano i primi importanti progressi: diverse organizzazioni hanno infatti già avviato progetti che puntano ad aumentare il coinvolgimento degli utenti finali. Se non è ancora possibile quantificare il ritorno sugli investimenti in queste tecnologie, il riscontro sul miglioramento dello stato di salute dei pazienti è un dato di fatto. Bisognerà aspettare il 2020 perché l'IoT in ambito sanitario diventi un fenomeno mainstream: per quell'anno l'80% delle interazioni tra consumatori e servizi sfrutterà connettività, Big Data e analytics per innalzare qualità, valore e rapidità delle terapie. Ma l'Internet delle cose sarà anche alla base della trasformazione di alcuni processi interni. Alla ricerca della massima efficienza e tracciabilità dei costi, wearable e sensori applicati a macchinari e strumenti costituiranno le fondamenta di architetture con cui ospedali e centri sanitari daranno vita a nuove forme di asset management.

Prodotti di largo consumo, la parola passa ai clienti

Senza entrare nel merito dei sottosegmenti che compongono il largo consumo (Food, Beverage, Beauty etc), si può dire generalizzando che la maturità del settore si riverbera sia sulla crescita dei margini sia sugli investimenti in IT, che non aumentano più del 5% anno su anno e solo su specifiche aree ad alta priorità. L'IoT è una di queste? Sì, nel momento in cui si riesce a stabilire una connessione tra le referenze, i cicli produttivi e distributivi e le abitudini di acquisto dei consumatori. Al momento, la maggior parte delle imprese con cui è entrata in contatto IDC su questo specifico tema sostiene di non sentirsi pronta in tal senso. Eppure, secondo gli analisti nel 2018 la proliferazione di applicazioni analitiche allineate con gli oggetti connessi permetterà ai marchi di generare un miglioramento del 15% nella produttività, specialmente sul piano dell'innovazione e su quello della supply chain. Entro la fine dell'anno prossimo, inoltre, il 60% delle prime mille corporation a livello globale avrà integrato con piattaforme IoT sistemi informativi e tecnologie operative per potenziare processi, sicurezza e macchina organizzativa, tutto in funzione delle esigenze espresse dai consumatori.

La manifattura discreta ha già intrapreso la strada dell'IoT

Tra gli early adopter delle soluzioni Internet of Things, le imprese che si occupano di automotive, aerospaziale, meccanica pesante e costruzioni sono – specialmente se detengono impianti di proprietà – senz'altro quelle che hanno dato priorità a investimenti mirati in questo ambito, col preciso scopo non solo di generare un impatto significativo sull'efficienza di supply chain, macchinari e prodotti, ma anche di creare le premesse per costruire nuovi servizi a valore aggiunto attraverso le analisi condotte sui dati raccolti lungo la filiera IoT.  Secondo IDC, entro il 2017 il 60% dell'industria manifatturiera a livello globale userà gli analytics per raccogliere e studiare le informazioni provenienti dagli oggetti connessi, allo scopo di ottimizzare il portafoglio prodotti, mentre entro il 2018 il 60% delle Global 1000 companies avrà integrato IT e tecnologie operative con soluzioni Internet of Things. Ma come detto, il settore è già lanciato su questa rotta: le imprese che stanno testando progetti pilota continuano a incrementare gli investimenti sull'IoT, con tassi di crescita passati dal 26 al 32% nell'ultimo anno.

Il retail e la nuova visione dell'esperienza di consumo

Per i retailer più evoluti oggi IoT è più che altro sinonimo di geolocalizzazione delle referenze, customer journey all'interno dei negozi, controllo degli asset (dalla sicurezza al riscaldamento), inventari gestiti attraverso sensoristica e notifiche elettroniche. La vera esplosione dell'Internet of Things in questo settore, però, è prevista da IDC per il 2020, quando il focus si concentrerà sul consumatore digitale in ottica omnicanale e lo store sarà ovunque si troverà il cliente, con esperienze personalizzate e contestualizzate. Le soluzioni IoT si tradurranno soprattutto sul piano delle interazioni con i cataloghi virtuali e con i digital assistant che supporteranno i visitatori lungo la scelta e l'acquisto dei prodotti. In questo ambito ci sono già diversi use case documentati che dimostrano in maniera inequivocabile il valore del ROI, anche se gli addetti ai lavori precisano che ogni progetto fa storia a sé. I decision maker del settore interpellati da IDC dichiarano nel 59,6% dei casi che l'IoT sarà strategico per il successo futuro della propria azienda. Ma per il momento solo il 25% del budget destinato all'IT confluisce in innovazione - che per quanto attiene all'IoT si concretizzano soprattutto in progetti di asset tracking & control, gestione degli inventari, sicurezza, pagamenti e consumer engagement.

 

30 dicembre 2016