Cambiano i modelli di fruizione dell'IT in azienda, ormai lo sappiamo da tempo. Colocation, hosting? Quello che un tempo era il classico mercato dell'outsourcing si affianca alle modalità di fruizione dei servizi in cloud, pubblico e ibrido. Un'indagine realizzata da Data Center Dynamics Intelligence su un campione di 2mila aziende utenti e 500 fornitori di servizi di colocation, hosting e cloud comprende con il termine "outsourcing" questo ampliamento del mercato e rileva come gli investimenti in quest'area cresceranno a un tasso annuo medio del 10,8%, almeno fino al 2020, anno in cui il turnover mondiale di questo mercato toccherà i 58 miliardi di dollari di valore.

Secondo DCD Intelligence, la crisi finanziaria globale ha ridotto gli investimenti IT "in house" spostando l'interesse delle imprese verso i servizi di outsourcing o colocation, che consentono di rispondere alle esigenze IT con minori investimenti in capitale. C'è, inoltre, un cambiamento della domanda che a sua volta modifica i servizi richiesti. A fronte di servizi in colocation che si mantengono a una quota pari a circa il 22-23% degli investimenti IT nell'arco temporale 2016-2020, cloud pubblico e altri servizi di outsourcing/hosting sono destinati a raccogliere la fetta più grande del budget IT in fuga dai data center tradizionali. Almeno fino al 2020, la porzione di infrastrutture IT che le imprese daranno in colocation crescerà del 2,4% all'anno, mentre la trasformazione degli asset da fisici a virtuali (con il cloud) crescerà del 3,6%. Come risultato della fuoriuscita di molti asset IT dalle grandi imprese, gli investimenti in colocation nell'Europa Occidentale sono previsti in aumento: dai 6,9 miliardi di euro dello scorso anno agli 11,5 miliardi nel 2020 (pari a una crescita media annua del 13,6%). Stesso trend per i servizi gestiti, previsti in aumento del 16,1% annuo. La conseguenza è che entro il 2020 le facility dei service provider (numericamente solo il 6% dei data center esistenti) varranno il 40% dello spazio dedicato ai data center nell'Europa Occidentale e il 45% di tutta la potenza installata.

 

La situazione nel Belpaese

Secondo i ricercatori di DCD Intelligence, lo spazio totale dedicato ai data center in Italia copre 550mila metri quadrati, di cui il 70% privato e il 30% dedicato a sistemi in colocation/cloud oppure gestito da Telco e service provider. Gli investimenti in quest'area segnano una crescita dell'1-2% all'anno, fino al 2020. L'Italia viene oggi giudicata un mercato maturo per quanto riguarda colocation e servizi cloud. Ma certamente nei paesi del Sud Europa, le tecnologie di raffreddamento "free cooling" possono risultare meno efficaci rispetto ai data center del Nord Europa e gli alti costi dell'energia elettrica non ci avvantaggiano. Per contro, la necessità di ridurre i costi, aggiornare servizi IT con i requisiti attuali porterà all'aggiornamento delle facility più vecchie. Diverse grandi aziende e molte PMI (lo studio non fornisce dati quantitativi di questa tendenza) stanno portando le loro infrastrutture IT nel cloud per poter erogare servizi via Internet. Questi fattori, unitamente al ritardo accumulato, dovrebbero sostenere ancora bene la crescita del mercato italiano, dove la disponibilità delle competenze in materia è giudicata nello studio sopra la media.

A conferma di questa tendenza arriva anche un recente report pubblicato dall'analista 451 Research ("Voice of the Enterprises: Hosting and Cloud Managed Services, Budgets and Outlook") che evidenzia, ancora una volta l'importanza crescente che i servizi cloud e di hosting hanno per le imprese e il peso che rivestono nell'ambito dei piani di investimento IT futuri. Lo studio è basato sui feedback forniti (tra gennaio e febbraio 2017) da 1.000 professionisti IT provenienti da tutto il mondo, analizzati insieme ad altre informazioni raccolte tra circa 60mila buyer IT. Sulla base delle evidenze dello studio, l'88% degli intervistati prevede di effettuare un incremento negli investimenti in progetti cloud e hosting rispetto all'anno scorso, mentre il 70% si dice fiducioso sulla possibilità di veder crescere, di anno in anno, gli stanziamenti IT in generale.

Le aziende interpellate ritengono che la spesa ipotizzata per prossimi mesi in servizi di cloud computing e tecnologie di hosting supererà quella rivolta, in generale, a tutte le atre attività IT (il 25,8% contro il 12%). L'88% del campione si aspetta un incremento della spesa IT in iniziative e servizi cloud e hosting (era il 70% nel 2016): una tendenza che risulta particolarmente evidente nelle grazie aziende (oltre mille dipendenti), che prevedono di incrementare quest'anno di ben il 33,3% il budget destinato a questa tipologia di servizi.

Gli analisti evidenziano un altro aspetto molto importante: molte organizzazioni stanno riducendo la spesa IT in generale e, nonostante questo, stanno comunque aumentando le spese dedicate a hosting e cloud. Questa situazione mette in luce l'importanza crescente che questi servizi stanno assumendo, sia per quanto riguarda i nuovi progetti che per la migrazione dei carichi di lavoro esistenti.

Se le piccole imprese cercano servizi off premise per aumentare la propria capacità di crescita, per quelle molto grandi (ovvero con oltre 10mila dipendenti) la ragione principale di questa scelta corrisponde alla necessità di ridimensionare il proprio footprint on premise.

 

Cresce il ricorso al multi cloud

La ricerca ha anche messo in luce anche la crescente volontà, tra i responsabili IT, di adottare un approccio multi cloud. Sono stati in molti a dichiarare di avere in programma investimenti rivolti ai servizi di una pluralità di fornitori diversi, piuttosto che a un singolo provider. Microsoft Azure (24,8%) e Amazon Web Services (20,2%) sono i servizi più spesso citati come destinatari dei budget IT, anche se in realtà oltre il 50% dei rispondenti prevede di rivolgersi a provider nazionali o comunque meno noti.

 

16 agosto 2017