La ricerca di nuove soluzioni in grado di ridurre l'impatto dell'ICT sull'ambiente emerge con urgenza. Nel Vecchio Continente, per esempio, la direttiva europea 2012/27/UE predispone una serie di misure strutturali tese a migliorare le prestazioni energetiche degli immobili. In Italia, il DL 102/2014 sull'efficienza energetica prevede l'obbligo di revisioni energetiche periodiche (pena pesanti sanzioni pecuniarie) per le imprese ad alto consumo di energia.

Il modello adottato universalmente, che si focalizza sulle performance delle tecnologie informatiche, sta diventando rapidamente insostenibile. Ecco perché la ricerca di una maggior efficienza energetica in ogni singolo aspetto dell'ICT è la strada intrapresa da tutti gli operatori dell'industria informatica mondiale. Secondo i dati rilevati dal sito Cloud Tech, l'informatica contribuisce alle emissioni globali di CO2 nella misura del 2% - ovvero 830 tonnellate l'anno, un danno comparabile a quello del settore del trasporto aereo -, destinato a salire al 4% entro il 2020. L'uso di Internet, che poggia sulle tecnologie ICT, è previsto in crescita del 30/40% anno su anno. Se il trend si mantenesse stabile, il traffico in Rete tra dieci anni sarebbe 30 volte tanto quello attuale e tra vent'anni sarebbe 1.000 volte quello di oggi. Se non si farà nulla, in 10 anni l'ICT consumerà il 60% delle risorse energetiche mondiali.

La rivoluzione "software defined"

La risposta tecnologica più efficace ed economica è rappresentata, concordano molti analisti, dalla nuvola. Abilitando la condivisione delle risorse tra una pluralità di applicazioni, business unit e organizzazioni diverse e favorendo l'adozione di fonti energetiche rinnovabili per alimentare i datacenter sarà possibile ridurre l'impatto globale delle tecnologie sull'ambiente. A patto, sostengono gli analisti, di operare a un livello di maggior dettaglio rispetto a quanto fatto finora, garantendo che il cloud sia implementato nel modo più "verde" possibile, dai sensori al network. Proprio quello che molti responsabili CED stanno già facendo, rivedendo le sale macchine in ottica software defined e implementando la virtualizzazione.

A questo proposito, però, non va dimenticato quanto si può fare sul fronte della progettazione dei nuovi datacenter. Quelli di ultima generazione (Tier IV), ad esempio, permettono ai service provider di adottare soluzioni progettuali innovative, a basso impatto ambientale, e di offrire servizi cloud più ecologici ed economici, con un occhio di riguardo al portafoglio e uno anche all'ambiente.

Altro fronte sul quale si possono ottenere grandi vantaggi in termini di maggior sostenibilità dei datacenter è quello delle soluzioni verticali che sfruttano la potenza di calcolo e i big data disponibili nella nuvola per elaborare nuove soluzioni e processi più efficienti e sostenibili. Un esempio di questo tipo di soluzioni sono le smart grid per l'industria delle utility.

15 marzo 2016