Individui e aziende generano quotidianamente miliardi di record, perché qualsiasi attività produce di continuo degli "effetti digitali". Per le aziende la  compromissione in tutto o in parte del proprio patrimonio informativo può causare pesanti perdite economiche e, in alcuni casi, mettere in dubbio la sopravvivenza stessa dell'organizzazione. Ecco perché è buona prassi cautelarsi contro il rischio di non avere più accesso ai file. Il primo passo è sicuramente fare il backup, ovvero creare una copia dei dati da conservare in un posto "sicuro". Il backup rappresenta la forma più semplice della cosiddetta Disaster Recovery (DR), ovvero di tutte quelle attività di "recupero" della normale operatività quotidiana dell'organizzazione che seguono il verificarsi di un evento nefasto che comprometta l'integrità o la disponibilità dei record digitali.

Utilizzare il cloud (magari quello di un partner) come target delle attività di backup sta diventando una scelta molto diffusa. Nell'eventualità di un disastro, infatti, l'organizzazione sarà in grado di garantirsi una ripartenza rapida.

Ma quali sono i modelli di backup e DR più indicati per la vostra organizzazione? E quanto costa un'ora di fermo imprevisto? Come si fa a stilare un Business Continuity Plan e quali sono le prime cose da fare dopo che sia stato dichiarato un "disastro"? Cosa significa backup a caldo? E cosa failover e failback?

In questo white paper trovate tutte le risposte a queste domande e una serie di consigli utili per comprendere meglio come compiere una scelta oculata.

Buona lettura!

 

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27 settembre 2017