L'anno scorso, le 1.673 violazioni di dati rese pubbliche nel mondo hanno portato alla compromissione di circa 707 milioni di record. Questo è quanto emerge dal Breach Level Index Report di Gemalto. Il BLI è un database globale, che tiene traccia delle compromissioni dati rese pubbliche e ne misura la gravità, stimandola sulla base del numero di record, della tipologia di dati sottratti, della fonte delle violazioni e del fatto che i dati siano o meno cifrati. 

Tra le violazioni più note del 2015 spicca Anthem, che ha portato al furto di 78,8 milioni di record, seguita dall'incidente che ha coinvolto la Direzione Generale Affari della Popolazione e Cittadinanza turca, con l'esposizione di 50 milioni di record. 

La notizia buona è che Gemalto osserva una riduzione del 3,4% nel numero di incidenti rispetto al 2014, con una diminuzione del 39% nel numero di dati compromessi.

Identità rubate

Gli attacchi esterni rappresentano la maggioranza (58% del totale) mentre le perdite dovute a negligenza contano per il 36%. Il 14% dei breach, infine, è stato causato da comportamenti scorretti di dipendenti o collaboratori interni.

Se si guarda alla tipologia di attacchi, il furto d'identità rimane fisso in vetta (53% degli incidenti e 40% del numero di record compromessi).

Passando, invece, alla geografia degli incidenti, il 77% delle violazioni è avvenuto nel Nord America, il 12% in Europa e l'8% nella regione dell'Asia che si affaccia sulla costa del Pacifico.

Gli attacchi al settore pubblico, seppure limitati al 16%, pesano per il 43% sul totale dei dati compromessi, facendo registrare uno stratosferico +476% rispetto al 2014.

Venendo ai settori-bersaglio, calano del 99% gli attacchi al segmento dei servizi finanziari (0,1%), così pure in discesa (-93%) le violazioni dati a danno di aziende del retail, che si attestano a un 6% del totale.

25 febbraio 2016