Nel mondo IT gli eventi disastrosi, pur rari, purtroppo si verificano, ma le aziende non sembrano dare a questo problema la giusta attenzione. In effetti, il 50% delle organizzazioni risulta avere piani di disaster recovery (DR) inadeguati e potrebbe non sopravvivere a un eventuale evento catastrofico, a causa dell'incapacità di ripristinare i sistemi IT in tempi utili. Lo denuncia la società di ricerche IDC, che calcola anche il costo medio del downtime - il tempo in cui i servizi non sono attivi e disponibili -, stimabile in circa 100mila dollari l'ora per un'azienda di medie dimensioni. E poiché, sempre secondo lo stesso analista, la maggioranza delle organizzazioni sperimenta dalle 10 alle 20 ore di downtime non pianificato all'anno (anche senza eventi disastrosi), ciò si traduce in una spesa che, in media, oscilla tra 1 e 2 milioni di dollari.

Il fatto è che realizzare un sistema di contingenza, un piano di DR con funzionalità complete, comporta in genere costi alti e una certa complessità infrastrutturale che, spesso, un'organizzazione non ritiene giustificabili nel proprio budget, non vedendo un vantaggio diretto se non quando il disastro si verifica davvero.

Di solito, la soluzione tradizionale per la creazione di un piano di DR per i servizi IT prevede la duplicazione del data center in un secondo centro dati identico al primo, con il conseguente raddoppio dei costi d'infrastruttura e dell'hardware. Il vantaggio di avere un secondo data center completamente dedicato è certamente una sicurezza, ma spesso questo "accorgimento" risulta sovradimensionato (e costoso!), proprio per supportare l'ipotesi di un eventuale disastro. Ragion per cui, in molti casi, le organizzazioni oggi scelgono di utilizzare il data center di terze parti specializzate, che forniscono questo tipo di servizi a molteplici utenti aziendali. Qui il vantaggio deriva dal fatto che il fornitore del servizio di DR ha la responsabilità del mantenimento del secondo data center.

Perché il disaster recovery su cloud

Entrambi gli scenari descritti per l'implementazione di un piano di continuità operativa implicano costi significativi e lo stanziamento di budget consistenti. Ma, mentre nel secondo caso è il service provider a farsene carico, nel primo l'onere economico ricade sull'organizzazione stessa che deve mettersi al riparo da eventi la cui probabilità è relativamente rara, ragion per cui sono considerati da molti non meritevoli di investimenti così cospicui. Ed è proprio a questo livello che la soluzione basata su cloud si inserisce come attraente alternativa per tutte quelle organizzazioni che stanno cercando una soluzione di DR completa, ma anche un modo per ridurre i costi senza sacrificare la qualità del servizio. Da questo punto di vista, l'infrastruttura cloud può essere acquisita "on demand", secondo un modello di fruizione "pay as you go" che permette di pagare solo le risorse IT effettivamente utilizzate, eliminando gli inconvenienti del sovradimensionamento hardware dei data center e rendendo la soluzione adatta ai budget di piccole, medie e grandi organizzazioni. Va tenuto comunque presente che il successo del progetto non dipende soltanto dall'implementazione della tecnologia ma, come sempre, anche da un armonico coordinamento di persone e processi in tutta l'organizzazione. A livello tecnologico, invece, le imprese devono possedere gli strumenti per integrare i loro sistemi on premise con i sistemi cloud e automatizzare il più possibile il processo di DR. 

Definire il piano: un approccio granulare

Da una prospettiva tecnologica, spiega IDC, il cloud offre una varietà di scelte e strategie di protezione dei dati che si fondano l'una sull'altra. Ad esempio, il BaaS (Backup as a Service) è un servizio cloud based dove il repository della nuvola è semplicemente un target di backup, generalmente o demand, e non include alcuna risorsa di elaborazione o di rete per il ripristino delle applicazioni. In effetti, per queste caratteristiche, il BaaS può costituire la base per una strategia RaaS (Recovery as a Service), costituita dalle funzionalità BaaS a cui si aggiungono risorse di elaborazione e di rete, necessarie per ristabilire un ambiente applicativo funzionante. A sua volta, un sistema RaaS può rappresentare la base per costruire un piano completo DRaaS (Disaster Recovery as a Service) in cui, alle funzionalità RaaS si aggiungono consulenza, runbook (ovvero stesura delle procedure definite dagli esperti IT per tutte le attività routinarie ed eccezionali) e piani per l'operatività applicativa.

Assumendo che si scelga un provider in grado di fornire tutta questa gamma di servizi cloud, la gradualità possibile nell'acquisizione dei servizi permette alle organizzazioni di partire con una iniziale strategia base a livello BaaS, per poi di espanderla progressivamente, in rapporto alle esigenze e ai vincoli di budget, verso un sistema DRaaS completo.
 

21 novembre 2016