Le soluzioni IoT che permettono di monitorare a distanza le condizioni dei pazienti cronici sono numerose e tutto sommato ampiamente diffuse. Le tecnologie di Smart Health pensate per i pazienti domicialiari permettono di migliorare la qualità della vita del malato e, allo stesso tempo, di ridurre il ricorso a ricoveri d'urgenza, contribuendo a contenere le spese di un servizio sanitario pubblico che, in alcune Regioni, è ormai al collasso.

 

Remote monitoring dei pazienti parkinsoniani grazie all'Intelligenza Artificiale

Nasce dalla collaborazione tra il gigante del pharma Pfizer e il colosso dell'ICT IBM l'iniziativa sperimentale che intende innovare il monitoraggio remoto dei pazienti affetti da Morbo di Parkinson. Il sistema progettato prevede l'impiego di un'App per smartphone, un sistema di sensori indossabili (wearable) e la tecnologia del Machine Learning (autoapprendimento) per fornire in tempo reale e di continuo informazioni sull'evoluzione di sintomi della malattia a medici e ricercatori. L'obiettivo finale è ottenere una conoscenza più approfondita della progressione della malattia, per migliorare l'efficacia dei trattamenti farmacologici.

Telemedicina "made in Italy": l'eccellenza di Regione Puglia

Le prospettive della telemedicina sono sempre più rilevanti, sia che si guardi alla possibilità di intervenire tempestivamente nel malcapitato caso di eventi come infarti e ictus sia che si lavori, invece, sulla miglior gestione degli scenari sociali legati all'aumento delle patologie croniche e degenerative. In Italia, un'eccellenza in quest'area è senz'altro quella della Regione Puglia. Dopo il recepimento nel 2014 delle linee guida nazionali sulla telemedicina, nel 2016 in Puglia è stato istituito un Centro Regionale di Telemedicina, che prevede l'erogazione di servizi di telehealth e monitoraggio remoto ai pazienti cronici, affetti da patologie acute o in decorso post-operatorio. Accanto a questo, è stato attivato già nell'ottobre 2015 il servizio di telecardiologia di emergenza/urgenza, sempre a livello regionale, che eroga dalle 160mila alle 180mila prestazioni l'anno. Il tempo medio che trascorre tra il primo contatto e la diagnosi (Time to Diagnosis) è inferiore ai sette minuti, quindi con tempistiche che permettono realmente di salvare la vita al paziente cardiopatico in difficoltà. Il sistema allerta anche l'ospedale più vicino, contribuendo così a ridurre anche il Time to Treatment, perché il paziente potrà essere immediatamente trattato con il medicinale giusto all'arrivo in Pronto Soccorso. Garantire interventi tempestivi e precisi è l'obiettivo del servizio di telecardiologia, che in tre anni ha visto erogare oltre mezzo milione di prestazioni che hanno permesso di ovviare alle conseguenze di infarti miocardici (4%), aritmie importanti (15%) e numerose altre casistiche, azzerando la mortalità dei pazienti trattati. In generale, il servizio ha permesso di ridurre sensibilmente i falsi positivi per l'infarto: in precedenza, infatti, il 40% delle diagnosi in ingresso al PS era sbagliato, per cui i pazienti venivano trasferiti in unità coronarica anche in assenza di infarto. Con il nuovo approccio tecnologico, oggi è possibile ridurre la spesa sanitaria, secondo fonti interne, di ben 30 milioni di euro l'anno. A breve è previsto in partenza anche il servizio di telestroke, che dovrebbe migliorare l'accuratezza e la tempestività nelle diagnosi di stroke ischemico.

Robotic nurse: una "questione di Stato" in Giappone

L'uso dei robot è cresciuto notevolmente in anni recenti all'interno delle nazioni più avanzate, con il Giappone a guidare la rivoluzione della robotica avanzata applicata alla Smart Health. Grazie soprattutto all'affinità culturale di molti abitanti del Paese del Sol Levante con i robot, sono numerose le sperimentazioni dei robotic nurse (carerobot) – circa 5mila quelli installati a scopo di test nelle abitazioni di tutta la nazione, per prendersi cura delle persone "over 65" affette da malattie croniche. Come spiega il dottor Hirohisa Hirukawa, Direttore dell'Innovazione in ambito robotico del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology giapponese, l'obiettivo di queste sperimentazioni è aumentare l'autonomia delle persone anziane che vivono ancora a casa loro. La popolazione nipponica è sempre più anziana: dati della Banca Mondiale ci dicono che il Giappone ha 126,3 milioni di abitanti, di cui 34,7 milioni di ultra sessantacinquenni, che corrispondono al 27,4% della popolazione, destinati a superare i 39 milioni nel 2050. Secondo stime ufficiali governative, nel 2025 mancheranno circa 370mila caregiver a prendersene cura. La tecnologia robotica e il digitale di ultima generazione contribuiranno a colmare questo gap, si dice convinto il dott. Kirukawa. I robot nurse non solo sono in grado di amministrare (e somministrare) i trattamenti al paziente e raccogliere di continuo informazioni sul suo stato di salute, ma possono anche aiutarlo a pulire casa, fare la lavatrice e svolgere altri compiti a un costo che, secondo Kirukawa, può arrivare addirittura al 35% di quello di un operatore umano.

 

6 marzo 2019