Backup nella nuvola? È sicuro tanto quanto quello in house. A sostenerlo sono i risultati di una ricerca pubblicata nei giorni scorsi dell'analista statunitense Clutch. Frutto di un'indagine condotta su un campione di 300 medie aziende europee e americane, il report evidenzia come il backup online dei dati aziendali sia ormai percepito come più sicuro rispetto a quello on premise da quasi 9 aziende su 10 (l'87% degli intervistati). Addirittura il 24% si dice convinto del fatto che sia molto più sicuro di quello tradizionale, il 31% che sia ugualmente sicuro e solo il 2% che sia molto meno sicuro di quello in house.

Venendo ai benefici considerati più rilevanti del backup nel cloud, gli intervistati hanno citato spesso (31% dei casi) una sicurezza più elevata rispetto a quella ottenibile in casa. A seguire, il risparmio sui costi dell'hardware (21%) e una semplificazione delle procedure di backup (21%). Oltre un terzo delle aziende (il 37% del campione) sostiene di non aver mai sperimentato alcun problema nell'utilizzo del cloud backup.

Venendo alle note dolenti, il 36% delle organizzazioni intervistate ha lamentato disservizi del fornitore di cloud backup riferibili a bug e downtime; a seguire, problemi relativi alle limitazioni nello spazio di archiviazione (22%), alla sicurezza dei dati (19%) e alle attività di ripristino/recovery (14%).
 

Monitorare la qualità dei servizi

Quasi la metà degli interpellati (49%) ha sostenuto di compiere backup con cadenza giornaliera, il 34% lo fa con periodicità settimanale mentre il 2% con cadenza addirittura annuale. I servizi di backup dei provider esterni, infine, sono generalmente testati settimanalmente dal 34% del campione e con frequenza mensile sempre dal 34% degli intervistati. Un'azienda su 10 sostiene di riuscire a testare quotidianamente i servizi di cloud backup mentre il 3% ammette di non aver mai condotto alcun tipo di test.

Gli analisti di Clutch suggeriscono di valutare la bontà dei servizi offerti dal provider attraverso un mix di attività di monitoraggio semestrale (o, alla peggio annuale) e testing, quest'ultimo condotto simulando la perdita di un quantitativo più o meno consistente di dati critici e valutando la possibilità concreta di recuperarli al 100%.

23 agosto 2016