Il 'personal cloud storage' sta diffondendosi anche in azienda, perché risponde in parte alle esigenze di flessibilità e comodità di lavoro degli utenti: ma in questo ambiente è preferibile rivolgersi verso soluzioni di cloud storage 'enterprise-grade', in grado di rispondere in modo specifico ai più stringenti requisiti degli ambienti IT. 

Il mercato dei servizi di cloud storage per uso personale è previsto generare un fatturato di quasi 90 miliardi di dollari entro il 2020, con un tasso medio di cresta annua del 33,1% nel periodo considerato (2014-2020). Lo indica un rapporto della società Research and Markets.

Le piattaforme di personal cloud consentono all'utente di accedere ai dati memorizzati, sincronizzarli e condividerli su diversi dispositivi mobili. La domanda di questi servizi aumenta, di pari passo con l'esigenza di espandere online la capacità di memorizzazione di device - smartphone e tablet in testa - sempre più potenti e ricchi di funzionalità.

I servizi di personal cloud possono facilitare lo storage e la condivisione dei file tra addetti anche nelle organizzazioni che hanno adottato iniziative BYOD (Bring Your Own Device) che permettono a dipendenti e collaboratori di utilizzare i propri dispositivi personali per scopi lavorativi. Tuttavia, sottolinea la ricerca, i problemi di privacy e security dei dati memorizzati potrebbero ostacolare l'ulteriore sviluppo di questo comparto.

Perché optare per un servizio storage di classe aziendale

Di cosa manca il personal cloud storage rispetto ai servizi di classe enterprise? Questi ultimi dispongono di raffinate funzionalità di gestione della security (policy di autorizzazione, tecnologie di autenticazione) pensate per ridurre il rischio di perdite di dati e massimizzarne la protezione. Integrano motori di monitoraggio delle attività degli utenti e meccanismi di memorizzazione che tengono conto delle tipologie di dati. In aggiunta, le prestazioni dei servizi di enterprise cloud storage sono adatte allo spostamento di grandi quantità di dati e rappresentano, quindi, la scelta ideale nelle operazioni di disaster recovery o qualora le informazioni debbano poter essere condivise contemporaneamente da diversi utenti su molteplici siti.

La scalabilità e la velocità di accesso ai dati permettono a un'azienda di continuare a usare il servizio con efficienza, nonostante la crescita del business e l'espansione del volume di informazioni da gestire.

Funzionalità limitate

I servizi 'consumer-grade' come Dropbox sono invece concepiti per il singolo individuo e non per un utilizzo in ambienti organizzativi, dove la condivisione di file tramite questi strumenti porta spesso a infrangere le policy aziendali. I servizi personali di cloud storage (in genere gratuiti), pur se accettabili forniscono funzionalità limitate e sono carenti in termini di security. Consentendo la memorizzazione e la condivisione di dati anche al di fuori del controllo dell'IT, di fatto espongono l'azienda a potenziali perdite di informazioni, aprendo la strada a possibili attacchi informatici e malware.
Al di là dell'aspetto importantissimo della protezione, il personal cloud storage non è poi conforme ai tipici meccanismi che caratterizzano i processi enterprise, come la capacità di tenere traccia delle attività di memorizzazione e condivisione e la possibilità di generare report per evitare, ad esempio, che in seguito ai processi di avvicendamento degli impiegati i dati condivisi e gli account restino in possesso di addetti che non lavorano più all'interno dell'organizzazione.

24 marzo 2016