La spesa mondiale collegata al cloud, da qui al 2023 arriverà a movimentare complessivamente quasi 1.000 miliardi di dollari. Le previsioni dicono che, da qui a 4 anni, il 30% di tutti i sistemi IT aziendali, installati nei data center o all'edge, erogherà servizi basati su public cloud.

Questo approccio è fondamentale per riuscire a innovare sia i prodotti e i servizi da canalizzare verso l'esterno, sia i processi IT e di business che costituiscono il motore interno. In dettaglio, più di un terzo (31%) dei CIO italiani considera il cloud indispensabile per raggiungere gli obiettivi di Digital Transformation. A raccontarlo gli analisti di IDC: le ricerche sottolineano come in quella data saranno realizzate più nuove applicazioni di quante ne siano mai state scritte in questi ultimi 40 anni. Grazie a tutte le metodologie di sviluppo emergenti legate al cloud e al continuo aumento del consumo di servizi, interni ed esterni, sempre più aziende stanno maturando la consapevolezza che il multi cloud stia diventando la nuova normalità come modello di delivery all'interno di un'infrastruttura IT ibrida, dove on-premise e off premise convivono fianco a fianco. Tuttavia, esiste una profonda differenza tra adottare semplicemente più tipologie di cloud e possedere risorse e processi consoni a gestire efficacemente un tale ambiente. Con le infrastrutture aziendali che tendono sempre più verso il multi cloud e l'hybrid IT, infatti, l'agilità, la sicurezza e l'intelligenza della componente di networking diventano requisiti essenziali.

Il multi cloud risolve la gestione delle risorse:

  • Razionalizzando i costi 
  • Assicurando la conformità normativa
  • Garantendo massima visibilità sulle infrastrutture e sui servizi

 

Il multi cloud permette alle aziende di:

  • Effettuare la migrazione su qualsiasi cloud
  • Creare, eseguire e gestire le applicazioni con estrema semplicità
  • Ottenere una vista unificata dello stato, delle prestazioni e della sicurezza di tutti i carichi di lavoro sui cloud pubblici, ibridi e privati

 

Hybrid cloud e multi cloud: quali sono le differenze

A differenza del cloud ibrido, un ambiente multi cloud non si limita all'utilizzo di più fornitori pubblici, ma ha la capacità di includere ogni aspetto di un'infrastruttura IT complessa. Ecco le 5 differenze fondamentali:

  • L'hybrid cloud utilizza l'unione di nuvole pubbliche e private per ottenere la massima flessibilità su di un unico ambiente. Un ambiente multi cloud non si limita all'utilizzo di più fornitori pubblici, ma ha la capacità di includere ogni aspetto di un'infrastruttura IT complessa. 
  • La tecnologia ibrida permette di spostarsi agevolmente tra cloud pubblico e privato ma con un minore controllo rispetto alla strategia multi cloud. Il multi cloud utilizza più cloud pubblici di fornitori diversi, creando ambienti che possono essere utilizzati per scopi e compiti differenti.
  • Il cloud ibrido si riferisce più specificatamente alle tecnologie di portafoglio utilizzate. Il multi cloud è un approccio di implementazione e gestione degli ambienti cloud decisamente più strategico e a più ampio raggio d'intervento e d'azione.
  • L'hybrid cloud non elimina il cosiddetto problema del vendor lock-in. Il multi cloud minimizza la dipendenza nei confronti di un solo provider di servizi.
  • Il cloud ibrido non porta necessariamente a una semplificazione della governance. Il multi cloud, grazie alla compartimentazione delle applicazioni su diversi cloud, diminuisce la complessità dei progetti di migrazione.

 

Le sfide del multi cloud

Il cloud journey delle aziende sta comportando un'evoluzione delle pratiche di gestione dell'IT ma anche dei ragionamenti relativi all'orchestrazione del nuovo portafoglio applicativo. Terziarizzare la complessità attraverso le formule dell'As-a-Service e del Pay-per-Use impone un cambio di passo alla Direzione IT dal punto di vista degli skill tecnici e delle relazioni con le varie line of business (LOB). Secondo i dati rilasciati dell'Osservatorio Cloud del Politecnico di Milano, l'orchestrazione dei sistemi ibridi e multi cloud nella maggior parte delle organizzazioni (52%) oggi è ancora gestita manualmente, generando una perdita di opportunità in termini di ottimizzazione. Dal punto di vista organizzativo, in futuro le aziende saranno portate a creare dei centri di competenza specifici per la gestione del cloud. In questo contesto, il multi cloud è già un precursore di una governance più semplice e illuminata dai dati. La convergenza di tutti i servizi visualizzati tramite una dashboard dedicata, permette di monitorare e controllare tutte le risorse distribuite sulle nuvole, con alert e sistemi di analisi volti alla continua ottimizzazione dei carichi, dei costi e dei servizi. La gestione tramite una suite applicativa centralizzata, infatti, supera i limiti associati a una gestione manuale popolata da rumori di fondo e inefficienze, portando i benefici di un'automazione sempre più intelligente e contestuale in merito alla gestione dei processi, degli accessi e dei consumi.

Le prossime sfide? Innanzitutto, dirigere l'orchestra tecnologica, riuscendo a integrare in maniera sempre più agile i cloud pubblici dei diversi provider con gli ambienti on premise e quelli privati. In secondo luogo, risolvere la sicurezza, dando garanzie di continuità e standardizzazione tra vari ambienti eterogenei. Il tutto senza di vista la componente applicativa che, soprattutto nella coesistenza di più ambienti in cloud, obbliga le aziende ad adottare nuove logiche di progettazione orientate ai microservizi e alla containerizzazione.

 

11 dicembre 2019