Eppur si muove. I settori bancario e assicurativo, tradizionalmente restii ad aprirsi ai vantaggi del cloud, stanno cominciando ad affacciarsi su un mondo che promette di cambiare per sempre le regole del gioco. Anche se forse è troppo presto per pretendere che tutti gli istituti finanziari adottino in tempi brevi una soluzione come quella proposta in Australia da Decimal Software: si tratta di una piattaforma analitica online che funge da robo-advisor (esatto, un consulente cibernetico) su un portafoglio che ormai vale più di 3 miliardi di dollari. A dicembre, Decimal Software ha siglato un accordo con lo specialista degli investimenti Mercer per dare vita a un'offerta white label che sarà adottata nella seconda metà del 2016 dal fondo statale Superannuation, con un mercato potenziale di 600mila utenti.

Cosa succede nel Vecchio Continente

In ogni caso non è una prospettiva così lontana, se anche in Europa si registrano i primi segnali. In Gran Bretagna alcuni dei principali gruppi bancari, da Barclays a Lloyds passando per Santander UK, hanno pubblicamente dichiarato che stanno sviluppando soluzioni analoghe. E quella di Royal Bank of Scotland ha già superato il vaglio della FCA (Financial Conduct Authority, l'autorità competente per la regolamentazione del mercato finanziario britannico). La mossa, puramente difensiva, è una risposta al rapido successo che stanno riscuotendo applicazioni come Nutmeg e Betterment, che offrono nel Regno Unito e in Nord America lo stesso servizio che ha portato alla ribalta Decimal Software in Australia.

La principale minaccia per le banche, però, arriva dal mondo fintech, dalle startup che attraverso mobile app dotate di interfacce semplici e accattivanti e meccanismi di crowdsourcing - per esempio nel settore del micro-credito - stanno diventando sempre più competitive e apprezzate dal grande pubblico su pagamenti, trasferimenti di denaro e gestione finanziaria.

Il segreto delle startup? Estrema flessibilità, capacità di contenere i costi operativi e attivazione di nuovi modelli di business e prodotti finanziari che scaturiscono dall'analisi dei dati. Tutto grazie al cloud.

Nei settori bancari e assicurativi tradizionali, invece, la cultura aziendale radicata e il timore di esporre dati sensibili (interni e relativi ai clienti), oltre a una serie di protocolli e architetture software legacy, hanno frenato i processi di digital disruption.

La multinacanalità non è più una scelta

Le cose sono cambiate quando il tema della multicanalità ha smesso di essere un'opzione tramutandosi in una condicio sine qua non per resistere sul mercato: se le banche hanno dovuto integrare l'offerta con strumenti che unissero senza soluzione di continuità le filiali fisiche con i servizi di home banking e le applicazioni per smartphone, gli assicuratori sono ora impegnati nella costruzione di una rete vendita flessibile, adattabile alle esigenze e ai tempi di sottoscrittori e prospect, con la possibilità di proporre, attivare e modificare contratti personalizzati in base a numeriche misurabili. Ma anche il tema dello smart working sta spingendo diverse società su un fronte e sull'altro a trasferire applicativi e piattaforme collaborative online. Il prossimo passo consisterà per l'appunto nel rendere il cloud, specialmente in modalità ibrida, il pilastro delle operazioni IT quando occorre gestire in maniera flessibile il workload oppure accedere a funzioni analitiche avanzate.

Wearable e IoT per ridurre i premi assicurativi

Bisogna ancora una volta guardare al mondo anglosassone per capire come si muovono i pionieri. Sul fronte bancario, il Wall Street Journal ha rivelato che J.P. Morgan Chase sta valutando l'utilizzo di AWS (Amazon Web Services) per gestire i carichi di lavoro più spinosi soggetti a stagionalità, come per esempio l'elaborazione delle transazioni effettuate con le carte di credito durante il temibile Black Friday. I timori sono sempre gli stessi: può un cloud pubblico garantire sicurezza e riservatezza su dati così delicati? Assolutamente sì, con il vantaggio per le organizzazioni di poter accedere a risorse computazionali on demand solo durante i picchi di richiesta di servizi, senza modificare l'infrastruttura IT e, soprattutto, senza dover acquistare e manutenere nuove macchine. Seguendo questo mantra, Microsoft sta provando a sedurre il settore finanziario indiano, che secondo Satya Nadella nei prossimi anni non potrà fare a meno della piattaforma Azure.

Rispetto al settore dell'insurance, bisogna tornare a dove eravamo partiti, cioè all'Australia. MLC (la divisione assicurativa della National Australia Bank) si sta preparando alla rivoluzione dell'Internet of Things insieme a Big Cloud Analytics, fornitore della soluzione Covalence, su cui il gruppo ha sviluppato il programma On Track. Come dice la parola, il prodotto offre ai clienti la possibilità di far monitorare a MLC il proprio stile di vita attraverso uno speciale wearable, per accedere a polizze mirate e più convenienti: se gli utenti riusciranno a soddisfare i parametri di benessere calcolati dal sistema in intervalli di 90-160 giorni, otterranno uno sconto del 10% sul premio assicurativo. I competitor sono avvisati.

29 aprile 2016