Una rete intelligente e adattiva, che permette di tenere conto delle specificità degli utenti e alle loro priorità applicative. È questo il network che serve alle aziende per garantire performance adeguate a assicurare la migliore user experience. Per realizzarla è indispensabile ottenere la migliore governance su reti sempre più complesse e ibride garantendo al contempo un'adeguata protezione dei dati. La direzione è quella tracciata dal paradigma Software Defined Network applicato alle reti geografiche. "Per 40 anni – spiega Antonio Capone, Full Professor, DEIB e Director, Politecnico di Milanoil networking si è basato sul principio delle funzioni distribuite, che devono agire di concerto pur avendo un'elaborazione locale. Il modello funzionava insomma in orizzontale, dove la necessità era sincronizzare il comportamento delle applicazioni all'interno dei dispositivi. In questo contesto, i fornitori hanno creato piattaforme sostanzialmente chiuse, con alcune interfacce standard per consentire ai clienti eventuali personalizzazioni". Tra le maggiori criticità del paradigma classico, la proliferazione di apparati di rete come i firewall e di protocolli standard nati per risolvere applicazioni specifiche, nonché la difficoltà di indirizzare il traffico attraverso la funzione corretta.

 

Cambia la prospettiva

Quali sono quindi le novità introdotte dal paradigma Software Defined Networking (SDN)? "Cambia la prospettiva, da orizzontale a verticale. La rete rimane fisica e distribuita con apparati di switching, che diventano però programmabili grazie all'astrazione e alla virtualizzazione del piano dati. E grazie anche a un sistema operativo di rete, quindi a un controller/orchestrator, cui è affidato il compito di offrire una vista complessiva sul network e abilitare la programmazione, la gestione e il monitoraggio da remoto dei dispositivi", prosegue il professor Capone.

Come abilitatore della rete software defined, nel 2009 si è affermato il protocollo OpenFlow, che permette la comunicazione tra control e data plane grazie a tabelle di inoltro, dove per ogni tipologia di traffico viene definito l'instradamento. Il paradigma SDN, poiché permette di gestire centralmente il piano d'inoltro (forwarding plane) dei dispositivi di rete sia fisici sia virtuali, si presta all'utilizzo nel nuovo contesto di data center virtualizzato e orientato al cloud.

I vantaggi delle SD-WAN

Nelle reti di comunicazione geografiche (WAN, Wide Area Network), dove l'eterogeneità e la complessità delle connessioni rappresenta una sfida ulteriore per la qualità del servizio e la user experience da garantire, il paradigma software-defined trova interessanti ritorni di flessibilità sul medio-lungo periodo, oltre ai vantaggi di un controllo centralizzato da un'unica console: "Grazie all'agilità del modello software-defined applicato alle WAN, si possono immaginare nuovi servizi, mentre la facilità di configurazione permette maggiore autonomia dai vendor", ha evidenziato Capone, che prosegue: "Il paradigma SDN oggi si sta diffondendo velocemente nel mondo delle reti geografiche, rivoluzionando progettazione, gestione e funzionamento delle reti".
Tra le molte caratteristiche e funzionalità dell'SD-WAN, Capone ne individua alcune particolarmente apprezzabili: la resistenza ai guasti, con meccanismi di monitoraggio che permettono di dirottare il traffico su switch/router alternativi in caso di failure dei dispositivi primari; il controllo, l'analisi e la classificazione dei flussi di traffico, con la definizione di policy; la definizione del service changing e delle regole di sicurezza e, infine, l'orchestrazione dinamica della rete, che permette di gestire il traffico in base alla tipologia di applicazioni (molto utile, per esempio, nei moderni scenari BYOD, Bring Your Own Device).

 

13 settembre 2017