A molti potrebbe sembrare una ricerca più legata alla fantasia e alla fantascienza che a fatti e dati reali. Alcuni scienziati di diversi centri di ricerca internazionali sono impegnati in un'impresa piuttosto singolare: sfruttare le ultime tecnologie informatiche e della telecomunicazione wireless per rendere possibile la telepatia. Una sfida affascinante, che ha già un precedente nel mondo animale: nel 2013 scienziati brasiliani sono stati in grado di creare un ponte elettronico tra i cervelli di due topi distanti 2 mila chilometri l'uno dall'altro. Insomma, se non è telepatia, poco ci manca.Un esperimento che alcuni scienziati vorrebbero provare a replicare anche sull'uomo: l'obiettivo è quello, piuttosto ambizioso, di moltiplicare le capacità e le facoltà del nostro cervello ed eliminarne le "barriere" fisiche e biologiche. Un'impresa, stando a sentire questi scienziati, tecnicamente realizzabile, ma che porta con sé inevitabili remore di ordine etico.

 

 

Triplice ostacolo

Gli scienziati impegnati in questo campo di ricerca vedono, al momento, tre maggiori ostacoli che potrebbero rallentare lo sviluppo della telepatia "hi-tech".

Prima di tutto, c'è un problema legato ai collegamenti e alla larghezza di banda: mentre il cervello umano conta circa 100 miliardi di neuroni e una media di 10 mila connessioni con le cellule adiacenti, i sistemi elettronici più avanzati sono composti da qualche centinaio di elettrodi e permettono di compiere solamente alcune tipologie di azioni. Per avere la certezza delle informazioni trasmesse tra cervello e cervello sarà necessario aumentare la qualità e il numero dei sensori utilizzati per gli esperimenti telepatici.

 

Neuroni

 

La seconda sfida sarà riuscire a creare una rete di elettrodi che vada oltre il "semplice" controllo motorio e sensoriale. Se i due topi dell'esperimento del 2013 hanno scambiato informazioni e comandi motori, la telepatia hi-tech dovrà consentire ben altri tipi di azioni: non solo comprensione linguistica, ma anche condivisione e scambio di esperienze, emozioni, memorie e abilità di ogni tipo. Prima di arrivare a questo punto, però, sarà necessario uno sviluppo tecnologico non indifferente.

A questo secondo ostacolo è legato, a filo doppio, anche il terzo: la "traduzione" dei pensieri. Se il linguaggio ci consente di colloquiare e scambiare opinioni su oggetti, fatti e persone senza apparenti difficoltà, le rappresentazioni mentali che ci sono dietro quelle stesse persone e oggetti non sono le stesse per tutti. Per trasferire da una persona all'altra il concetto di "montagna" grazie alla telepatia, ad esempio, richiederà l'attivazione di una vasta rete neurale che potrebbe, però, non corrispondere esattamente a quella di un'altra persona. Insomma, potrebbero esserci problemi "comunicativi" risolvibili magari con un software capace di tradurre i nostri pensieri nei pensieri di un'altra persona.

Matrice di sensori

Prima di arrivare al software, però, sarà necessario sviluppare una rete di elettrodi e sensori adeguatamente distribuita nel cervello, così da garantirne una "copertura" completa o quasi. Il problema, riguarda l'impianto di questi sensori all'interno del cervello. Secondo alcuni ricercatori sarà necessario procedere con la microforatura della scatola cranica (necessari, quindi, degli interventi chirurgici veri e propri) e il successivo impianto degli elettrodi; altri, invece, prevedono che la miniaturizzazione dei sensori permetterà di ingerirli come fossero delle medicine e, controllando il flusso sanguigno, sarà possibile farli arrivare a destinazione nel cervello.

 

Rete di elettrodi

 

L'impianto di elettrodi, comunque, avrà inizialmente bisogno di un dispositivo esterno in grado di amplificarne la portata comunicativa, così da rendere possibile la telepatia. Probabile, dunque, che al fianco dei sensori sarà necessario indossare un gadget – come un paio di occhiali o un berretto – capace di aumentare la distanza coperta dai nostri segnali cerebrali.

Il cronoprogramma

Anche se tutti gli elementi tecnologici sono virtualmente al loro posto, ma non è ancora sufficiente. Gli scienziati, infatti, dovranno prima di tutto trovare un modo per combinarli e creare un sistema sensoriale efficiente e funzionale. Un'operazione tutt'altro che immediata: inizialmente gli elettrodi consentiranno una mappatura e una "traduzione" dei pensieri di bassa qualità e non del tutto affidabile. Prima di poter utilizzare un dispositivo per telepatia adeguato alle capacità del cervello umano sarà necessario attendere ancora 15, forse 20 anni.

 

Telepatia quali rischi

 

I rischi della telepatia

In questo lasso di tempo sarà necessario affrontare e tentare di risolvere tutte le questioni e i problemi legati alla telepatia hi-tech. Come ogni altro sistema informatico, infatti, anche la rete di sensori ed elettrodi potrebbe essere infettata da malware oppure essere hackerata da pirati informatici: in questi casi, il nostro cervello potrebbe essere controllato a distanza da pirati informatici con intenzioni tutt'altro che amichevoli.

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb