Siamo abituati a vederli soprattutto nei film d'azione provenienti dagli Stati Uniti. Oppure in alcuni servizi del telegiornale, sempre provenienti dall'altra parte dell'Oceano Atlantico. Ben presto, però, sarà possibile vedere un poliziotto italiano armeggiare con un Taser: le commissioni congiunte Giustizia e Affari costituzionali della Camera dei Deputati hanno recentemente approvato un emendamento che dovrebbe dotare – in via sperimentale – alcune unità della Polizia di Stato della pistola elettrica tanto utilizzata oltreoceano.

 

Taser

 

Un'iniziativa che ha già suscitato alcune polemiche, sulla scorta di quelle nate negli altri Paesi in cui il dissuasore elettrico è già in commercio e in dotazione ai corpi di Polizia. Il perché è presto detto: non esistono, a quasi 50 anni dalla sua teorizzazione e dalla prima realizzazioni, voci unanime sull'effettiva pericolosità di questa arma e sui reali effetti della scarica elettrica. Analizzando la composizione del Taser e quale sia il suo funzionamento sarà più semplice farsi un'idea sull'opportunità di adottarlo o meno.

La storia del Taser

Il primo a teorizzare e realizzare un dissuasore elettrico è del ricercatore e scienziato della NASA Jack Cover che, nel 1969, inizia a progettare e sviluppare il prototipo iniziale della pistola elettrica. Dopo cinque anni di studi e ricerche Cover termina il suo lavoro: il primo esemplare di Taser funzionante è presentato alla stampa. Jack Cover decide di “dedicare” questa arma futuristica al suo eroe d'infanzia Tom Swift: Taser, infatti, altro non è che l'acronimo di “Thomas A. Swift's electronic rifle” (“fucile elettronico di Thomas A. Swift” in italiano). Inizialmente, la pistola elettrica utilizza una piccola carica di polvere da sparo per rilasciare gli elettrodi, tanto da essere classificata dal Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms come arma da fuoco.

 

Taser X26

 

I successivi sviluppi tecnologici permettono di sostituire la polvere da sparo con un detonatore a sua volta elettrico. A inizio anni '90 Jack Cover collabora con i fratelli Patrick e Thomas Smith nello sviluppo di un nuovo modello che, in dotazione alle forze dell'ordine, permetta di ridurre i conflitti a fuoco che tanti morti provocano in quegli anni. Nel 1994 è presentato l'Air Taser model 34000, sprovvisto di carica di polvere da sparo e quindi non più considerata arma da fuoco. Il 1999 è l'anno dell'Advanced Taser M, molto somigliante a una “normale” pistola e dotata della tecnologia brevettata “neuromuscolar incapacitation”, in grado di paralizzare per alcuni secondi la persona colpita dalla scarica elettrica. Nel 2004, con il rilascio del nuovo modello (il Taser X26), questa tecnologia è soppiantata dalla “shaped pulse technology”, capace di rilasciare gran parte della scarica elettrica solo dopo aver trapassato la barriera rappresentata da abiti e cute.

Tanti nomi, un solo modello

Pur essendo chiamata in modi molto differenti – Taser, pistola elettrica, dissuasore elettrico – quest'arma è sostanzialmente “mono-marca” e “mono-modello”. Il Taser, che ricorda una pistola per forma e grandezza, si compone di due elettrodi capaci di colpire un obiettivo con un flusso di corrente elettrica ad alto voltaggio, ma basso amperaggio.

 

Persona colpita da un Taser

 

L'elettricità che scorre nei due cavi del Taser altro non è che un flusso di energia – sotto forma di carica elettrica – che scorre attraverso un materiale conduttore (che può essere un cavo di metallo o un corpo umano). Per analogia, si potrebbe dire che la corrente elettrica scorre in un cavo di metallo allo stesso modo in cui un flusso d'acqua scorre all'interno di un tubo. Proseguendo con questa analogia, è possibile descrivere il Taser come una pistola ad acqua che spara a grande pressione (alto voltaggio), ma a bassa velocità (basso amperaggio). Il voltaggio, infatti, misura la “pressione” (la forza o differenza di potenziale) effettivamente esercitata per far “scorrere” la carica elettrica all'interno del conduttore; l'amperaggio il “flusso” attuale di elettroni (più o meno il numero di elettroni che passa nella sezione di cavo nell'unità di tempo) che passa nel conduttore. Proprio per questo motivo, il dissuasore elettrico è in grado di stordire la persona colpita – sino a immobilizzarlo per alcuni secondi – senza provocare danni letali.

Come funziona un Taser

Premendo il grilletto di una pistola elettrica si sparano contro l'obiettivo due piccole “freccette” (gli elettrodi) legati al corpo del Taser da due cavi elettrici isolati (lunghi solitamente non più di 8 metri). Una volta che il bersaglio – solitamente una persona – è colpito, si crea un circuito elettrico e la scarica inizia a fluire dalle batterie del Taser (solitamente normali accumulatori da 9 Volt) verso l'obiettivo.

 

Soldati si addestrano all'utilizzo del Taser

 

Nel giro di pochi secondi, il circuito elettrico (e quindi anche il corpo della persona colpita) sarà attraversato da un impulso elettrico da 50.000 volt e pochi milliampere. Nella sua configurazione standard, la scarica del Taser dura non più di 5 secondi; sufficienti, comunque, a inviare segnali intensi al sistema neuro-muscolare della persona colpita. Questi segnali provocano grande dolore e stordiscono l'obiettivo, che non può far altro che cadere a terra, immobilizzato.

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb