Tra non molto, le polizze assicurative Kasko (quelle che coprono ogni tipo di danno provocato a un veicolo o un dispositivo elettronico, indipendentemente dal responsabile del danno) potrebbero essere solo un vecchio ricordo. Un gruppo di scienziati dell'Università di Bristol, Regno Unito, ha creato in laboratorio un materiale in grado di autoripararsi e che dovrebbe poter essere utilizzato in ambito commerciale a breve. Se questa profezia dovesse avverarsi, uno smartphone graffiato, così come lo smalto per le unghie o il casco da bici, potrebbero ripararsi da sé nel giro di poche ore.

Il professor Duncan Wass, leader del progetto, ha spiegato i dettagli della scoperta nel corso di un meeting della Royal Society tenuto a Londra nel giugno 2015.

Pelle artificiale

Tutto nasce da una richiesta, molto particolare a dir la verità, avanzata da alcuni scienziati aerospaziali dell'università britannica al team di ricerca capitanato dal professor Wass nel 2012. Gli ingegneri erano alla ricerca di una tecnologia che permettesse di prevenire le microfratture che si formano sulle ali (o sulla fusoliera) di un aereo in volo. La soluzione proposta dal professor Wass e dal suo gruppo di ricercatori non risponde esattamente al quesito che gli era stato posto, ma è certamente più interessante da un punto di vista scientifico e tecnologico.

 

Test di laboratorio sul materiale

 

Il nuovo materiale, basato sempre su fibra di carbonio composita, dovrebbe funzionare – a grandi linee, ovviamente – come la pelle umana. Nel caso di ferite di lieve entità come graffi e abrasioni, l'epidermide è in grado di rigenerarsi e autoripararsi grazie all'azione delle piastrine: si sanguina, la ferita viene coperta da liquidi biologici e, in tempi più o meno lunghi, può rimarginarsi da sé. Lo stesso accade per il materiale in fase di perfezionamento nei laboratori dell'Università di Bristol: in caso di microfratture superficiali, uno smalto speciale che ricopre la fibra di carbonio rilascia un liquido viscoso capace di guarire la parte danneggiata.

Riparazioni al volo

Come dimostrato in fase di sperimentazione, la tecnologia messa a punto dal gruppo di ricerca del professor Wass è in grado di riparare microfratture delle parti di un aereo letteralmente al volo. Come detto, le lastre in fibra di carbonio che costituiscono la struttura portante delle ali e della fusoliera di un aereo sono ricoperte di uno strato sottile di smalto composto da milioni e milioni di microsfere contenenti un liquido polimerizzante.

 

Materiale in funzionamento

 

In caso di frattura da stress o da contatto, le microsfere rilasciano il liquido che fluisce all'interno della ferita prima di entrare in contatto con un agente catalizzatore. Da questo incontro nasce una reazione chimicha che permette al liquido di indurirsi quasi istantaneamente e riparare il danno provocato. I tempi di riparazione sono però influenzati dalle condizioni atmosferiche: in caso di clima troppo freddo, il liquido potrebbe impiegare più di 24 ore per solidificarsi.

Allo stesso modo potrebbe essere riparato il danno di uno smartphone o delle piccole crepe presenti su un casco da motociclista o sciatore.

I campi di applicazione

La tecnologia messa a punto dal professor Wass nei laboratori dell'Università di Bristol potrebbe essere applicata in tutti quei settori nei quali trovano applicazione materiali compositi a base di fibra di carbonio. Uno dei settori, come più volte detto, è quello aeronautico, ma non è l'unico: il materiale potrebbe essere utilizzato per riparare il danno di uno smartphone o nel settore automobilistico (sempre più componenti di un'automobile sono realizzate in fibra di carbonio).

 

Turbine eoliche

 

Altri settori interessati alla scoperta potrebbero essere quelli dell'energia eolica (le pale delle turbine sono realizzate in fibra di carbonio e subiscono, spesso e volentieri, dei microdanni a causa dell'impatto con uccelli e altri piccoli oggetti volanti) e dell'abbigliamento e delle attrezzature sportive (il telaio delle bici da corsa, ad esempio, è in carbonio così come le racchette da tennis). Nel frattempo, però, si è già fatta avanti una nota casa di bellezza francese, interessata alla scoperta del professor Wass per realizzare smalto per unghie super-resistente e in grado di ripararsi da solo.

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb