Autoscatto che passione. Tra celebrity che non mancano di immortalarsi, selfie stick per rendere più semplice lo scatto e smartphone pensati all’uopo, i selfie stanno vivendo il loro momento di gloria consacrato con l’ingresso, poco più di un anno fa, nell'Oxford Dictionary. Ma c’è chi dice no al dilagare della moda: negli Usa è nato l'Anti-Selfie Movement con l’obiettivo di porre un freno alla moda.

"E' tempo di essere Unselfie. Basta sovraesporsi, recuperiamo un po' di mistero, è tempo di nascondere la propria faccia dallo spazio sociale", scrive con slancio messianico il movimento americano che per veicolare il più possibile il suo messaggio ha aperto un sito e profili su molteplici piattaforme sociali (da Facebook a Twitter, da Instagram a YouTube). Se proprio si vuole cedere alla tentazione di un selfie, suggerisce il movimento ai suoi seguaci, almeno lo si faccia con ironia, camuffandosi, con una mano sul viso o un cappello a larga tesa. Anche in Italia qualche mese fa è partita la campagna #setiselfieticancello. Una lotta impari ma del resto non c’è nulla di più cool che andare controtendenza.
Più agguerrito il governo filippino che vuole addirittura proibire i selfie; da notare che la capitale, Makati City, è la città al mondo dove si fanno più autoscatti pro capite.

Intanto il selfie divide Hollywood. Se l’eclettico James Franco lo vede come forma d'arte (bah!), Leonardo di Caprio, in un afflato di simpatia, ha rifiutato di fare autoscatti con una fan nel giorno del suo compleanno. Kirsten Dunst, forse scottata dalla pubblicazione sul web dei sui scatti rubati, ha partecipato al cortometraggio Aspirational girato da Mattew Frost che, con ironia amara, mette in evidenza l'ossessione per l’autoscatto e per la condivisione della propria vita personale sui social.

6 ottobre 2014

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