Che la PlayStation 5 sia una delle console più interessanti degli ultimi anni è un dato di fatto: ha dalla sua parte alcune caratteristiche che, rispetto alle proposte degli ultimi anni, fa di questa versione un vero must have.

Tempi di caricamento super rapidi, supporto fino a 8K di risoluzione e audio 3D, frequenza di aggiornamento a 120Hz e l’innovativo sistema di ray tracing: già queste feature sarebbero in grado di far girare la testa, rendendo questa console next gen un piccolo gioiello da scoprire partita dopo partita.

Ma qual è l’elemento che fa la differenza e la mette un gradino più in alto dei suoi rivali? Chi ha avuto la possibilità di giocarci l’avrà senza dubbio già notato: si tratta del DualSense, il controller introdotto proprio con l’ultimo modello della piattaforma di gioco di Sony e che va a sostituire il vecchio DualShock.

Completamente un’altra categoria rispetto ai suoi predecessori o ai corrispettivi delle altre case produttrici, ha saputo subito catturare l’attenzione degli esperti così come l’interesse dei giocatori di ogni livello.

DualSense, perché fa la differenza

controller dualsense ps5

Giocare con il controller di PS5 è un’esperienza a sé, ricca di sfaccettature e sensazioni tattili e non solo, che si radica all’interno della costruzione del gioco. Lo si capisce già dalla prima partita con il videogame che arriva precaricato insieme alla console, Astro’s Playroom.

Oltre a regalare diversi momenti di divertimento, il titolo permette al giocatore di avere un’ampia panoramica sulle potenzialità nascoste all’interno dell’evoluzione naturale del suo precursore DualShock. È attraverso le vibrazioni, emesse durante particolari azioni, movimenti e sviluppi del gioco, che DualSense consente di avere un punto di vista privilegiato all’interno del gameplay, entrando fisicamente nel corpo del piccolo protagonista.

Ogni feedback aptico ricevuto dal controller è un’immagine di gioco tradotta nel mondo reale, attraverso la quale è possibile quasi toccare ciò che accade dentro lo schermo.

DualSense, come nasce il controller di PS5

controller dualsense ps5

C’è da dire che DualSense non nasce casualmente, integrando funzionalità più o meno utili a quelle già adottate da DualShock, ma attraverso un lungo studio da parte del team creativo di Sony. Al centro della riflessione, l’introduzione di un elemento fino a quel momento lasciato un po’ in disparte nei titoli prodotti in precedenza: ovvero le sensazioni tattili legate allo svolgimento del gioco.

A dichiarare le intenzioni dietro allo sviluppo del controller è stato Takeshi Igarashi, Vice presidente del Peripheral Design Department di Sony Japan in un’intervista rilasciata al sito CNet.com. «Dopo alcune discussioni con gli sviluppatori di giochi, ci siamo resi conto - ha affermato Igarashi - che il “senso del tatto” non è stato un punto focale all'interno del gameplay di molti giochi della generazione PS4».

Per Nicolas Doucet, direttore Creativo di Team Asobi durante la realizzazione del gioco dedicato al robottino e ora nel Sony Japan Studio con lo stesso ruolo, è apparso subito chiaro l’aspetto su cui puntare: raccontare un percorso basato su di un fattore essenziale, la meccanica, e sfruttarlo come ingrediente di base per dare spazio a tutte le sue possibilità.

DualSense e Astro’s Playroom, cosa li lega?

controller dualsense ps5

Con lo scopo di base di sviluppare un percorso che fosse una dimostrazione delle potenzialità del controller, i membri del gruppo di lavoro di Team Asobi hanno ideato una storia in grado di unire le richieste di Sony e regalare un’esperienza al momento ancora unica.

A spingere il gruppo verso Astro, lo sviluppo in contemporanea di Astro Bot Rescue Mission, gioco per il visore di PlayStation. Il tutto è avvenuto in maniera organica per Team Asobi, a partire dall’utilizzo del primo prototipo a inizio 2018 inviato proprio da Sony. Mentre lo studio era ancora impegnato con lo sviluppo di Astro Bot Rescue Mission per PlayStation VR, un gruppo di lavoro formato da solo tre elementi si è allontanato per dedicarsi completamente alle potenzialità di DualSense. L’operazione, di per sé, non ha riservato grandi difficoltà.

Entrambe le squadre di lavoro hanno come quartier generale il Giappone, dettaglio che ha permesso una collaborazione particolarmente stretta e proficua durante tutto il processo. "Molti giochi - ha dichiarato Doucet sempre a CNet.com - di solito derivano da una narrazione o dal desiderio di raccontare una storia particolare. E nel nostro caso, la storia è tutta incentrata sul dispositivo meccanico e sulle sue possibilità".

Tra i tanti demo prodotti, circa 80, ha spiegato Doucet, la decisione è ricaduta sull’unione di alcuni di quelli ritenuti più naturali secondo diversi aspetti fortemente caratterizzanti. Tra gli esempi finiti poi nel prodotto finale, quello in cui il protagonista si vede in sella a una moto o una camminata su diverse superfici, al fine di produrre un unico viaggio sensoriale alla scoperta di questo nuovo strumento di gioco.

A partire da questo punto, il lavoro è diventato un continuo scambio di idee tra i due gruppi. Pronto a suggerire nuovi comportamenti per i trigger adattivi, Team Asobi ha scelto di sfruttare i meccanismi già sviluppati per applicarli trigger specifici in grado di parlare attraverso le vibrazioni del controller; dall’altra parte, Sony si è rimboccata le maniche per creare sequenze di vibrazioni adatte a riprodurre in maniera sempre più realistica movimenti e reazioni del il protagonista al contatto con gli elementi circostanti, frame dopo frame.

Controller PS5, il bello dei trigger adattivi

controller dualsense ps5

Differenti situazioni richiedono differenti pattern di vibrazioni. Ecco perché Sony ha approfondito lo studio dei trigger in grado di scatenare ogni piccolo feedback da parte del controller. Inoltre, non tutto quello che nella teoria suona bene lo fa poi nella realtà: per questo Doucet e il suo team hanno scelto di avviare un percorso di scoperta, aggiungendo un piccolo tassello alla volta alla strada verso il controller perfetto.

Secondo Doucet, ogni trigger si compone di tre aspetti: quello che si sente con l’udito, quello che si percepisce al tatto e ciò che la vista nota sullo schermo. Per risultare credibile e scatenare la giusta reazione emotiva, ogni pattern deve rispondere perfettamente a tutti e tre i requisiti, senza se e senza ma.

Gli effetti, poi, devono risultare coerenti anche rispetto alla direzione del suono e alla posizione della fonte nello spazio. Se camminare su una superficie irregolare implica una provenienza del suono ben precisa, cambiando la prospettiva e spostando il punto di vista anche l’effetto deve reagire di conseguenza. E in tempo reale.

Un ulteriore e complesso task, dunque, per il team Sony che però è riuscito a soddisfare questo ragionamento fondante in maniera egregia, grazie a un’analisi senza precedenti di tutte le diverse facce di ogni singolo elemento. Non manca poi una buona dose di realismo a DualSense: infatti, ogni feedback aptico può interrompersi in ogni momento, seguendo perfettamente lo svolgimento dell’azione. E se può sembrare facile riprodurre questo tipo di reazione in situazioni più lineari, come sparando un colpo con un’arma o camminando in un’area coperta di sabbia, il tutto cambia quando Astro Bot si ritrova ad arrampicarsi sulla roccia o ad acchiappare un pesce.

Tenendo in mano il controller, è possibile sentir nascere il movimento dall’interno ed espandersi su tutta la superficie, proprio come un pesce pronto a sfuggire alla presa ferma della mano. Lo stesso vale per la simulazione del tocco all’interno del palmo: i motori integrati nel corpo di DualSense consentono di ricreare la sensazione tattile attraverso un sistema combinato di micro vibrazioni e movimenti adattivi, stimolando il senso del tatto esattamente come nella realtà. E se Astro’s Playroom è nato come breve guida per l’utente, spostando la prospettiva è possibile immaginare i risvolti di tale operazione per il mondo degli sviluppatori.

Il simpatico titolo diventa un esperimento per mostrare le potenzialità di un controller senza precedenti, ottimo punto di partenza per conoscere e imparare a usare uno strumento che ha come unico limite la fantasia. Per il momento sono pochi i videogame in grado di sfruttare a pieno le feature dei trigger e dei feedback aptici di DualSense, ma le aspettative per i prossimi titoli di Ps5 - e non solo - sono sempre più rosee.

Per questo la speranza di un futuro fatto di giochi in grado di integrare perfettamente la tecnologia aptica nel gameplay si fa sempre più forte. Non resta dunque che attendere e sperare per il meglio, godendo della tecnologia del controller più performante e realistico di sempre.

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb