Secondo il sito urbandictionary.com, il termine faddict sta ad identificare una persona drogata, dipendente dai social network. Facebook, in particolare. Non è un problema da sottovalutare, ma un disturbo psicologico che, secondo molti studiosi di fama mondiale, ha le stimmate di una sindrome di dipendenza, come accade per alcune sostanze stupefacenti. Secondo una ricerca dell’Università di Chicago, infatti, la dipendenza raggiunge livelli così elevati che la tentazione di navigare o controllare i propri account social è superiore a quella di fumare, bere o avere rapporti sessuali. Stando ad alcune recenti stime, sarebbero ben 350 milioni gli internauti “drogati” di web e social. Accanto ai primi studi scientifici, arrivano fortunatamente anche i protocolli di cura.

Per individuare la giusta via d’uscita, è necessario capire quanto sia grave la situazione. Secondo alcuni, se si spendono più di otto ore al giorno a navigare e ad aggiornare i propri status su Facebook, si è già un caso clinico. Gli scienziati della Facoltà di Psicologia dell’Università di Bergen, hanno stilato una serie di domande dalle quali si può comprendere quale sia il grado di dipendenza. Le risposte vanno dal molto raramente al molto spesso¸ passando per raramente, talvolta e spesso, mentre le sei domande scandagliano la necessità di navigare e collegarsi a Facebook. Se per quattro volte su sei si risponde con spesso o abbastanza spesso, la campanella rossa dell’allarme dipendenza inizia già a scattare.

 

 

Per curarsi si possono utilizzare metodi “tradizionali”, come rivolgersi a centri di cura specializzati in casi di dipendenze informatiche (uno dei più conosciuti in Italia si trova presso il Policlinico Gemelli di Roma). Si può ricorrere anche a metodi più casalinghi e artigianali: un mese fa, dagli Stati Uniti, è rimbalzata la notizia di un genitore disposto a dare 200$ al figlio purché per sei mesi non accedesse più al suo account Facebook. Infine, rifacendosi al vecchio adagio del chiodo schiaccia chiodo, ci si può rivolgere alla causa del male: la Rete.

A inizio 2013, infatti, è stato lanciato il sito FAddict, che vuole aiutare le persone ad uscire dal “vicolo cieco” dei social network. Il funzionamento è piuttosto elementare: ci si iscrive al portale fornendo la propria email e il proprio url Facebook, si fa una donazione di 5$ attraverso Stripe (un sito di crowdfunding per start-up) e si disattiva il proprio account nel giro di 24 ore. Da qui in avanti, il team di FAddict monitorerà il tuo account e, nel caso in cui cadrai nuovamente in tentazione (leggasi, lo riattiverai) verrai deriso a livello globale con tanto di screenshot della tua pagina personale, foto e video di prova. La tua donazione f verrà devoluta al Centre for Addiction and Mental Health. Se, invece, riuscirai a stare lontano dal tuo alter ego virtuale per 30 giorni, potrai considerarti guarito e riavrai indietro i tuoi 5$.

 

10 marzo 2012

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb