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Change.org, la piattaforma per lanciare petizioni

Il sito di social action ha già ottenuto molti successi con le sue petizioni online e continua a crescere in popolarità anche nel nostro Paese

La homepage di Change.org

Change.org è la nuova frontiera delle petizioni pubbliche online. La piattaforma di social action permette a chiunque, utente privato o ente, di lanciare una petizione pubblica e di diffonderla online. Creare una richiesta di sostegno è semplicissimo e, soprattutto, gratuito. E' sufficiente inserire l'istituzione, l'ente o l'azienda cui è rivolto l'appello, il motivo che spinge a farlo e una descrizione ampia del tema. Il passo successivo è pubblicizzarla attraverso i social network e la Rete così da trasformarla in una raccolta firme virale.

Il 23 giugno 2015 Change.org ha comunicato di aver raggiunto il traguardo dei 100 milioni di utenti, di cui quasi quattro milioni in Italia. In totale gli utenti hanno depositato sulla piattaforma 585 milioni di firme. E 38 milioni di utenti hanno lanciato o firmato una petizione vincente. Su Change.org sono proposte ogni giorno oltre mille petizioni, 25 solo in Italia, che ha 3.811.000 utenti. La piattaforma è sbarcata nel nostro paese nel 2012, alcune petizioni hanno raggiunto cifre di partecipazione alte: tra queste la campagna che chiedeva lo 'Stop al Vitalizio' lanciata da Libera e Gruppo Abele (522.991 firme raccolte) o il riconoscimento dello status di "vittima del dovere" al poliziotto Roberto Mancini, che ha pagato con la vita le sue indagini sugli ecoreati nella Terra dei Fuochi. Per celebrare i 100 milioni di utenti, Change.org ha anche reso disponibile la funzione Impact che permette di tracciare l'impatto globale della community e scoprire quali sono le petizioni attive e le vittorie più popolari. E c'è anche una mappa che mostra in tempo reale le firme aggiunte alle petizioni attive in giro per il mondo.

Change.org ha ottenuto vittorie di un certo rilievo, dando un contributo sostanziale al cambiamento. Nel marzo 2011, ad esempio, ben 172 mila firme furono raccolte per costringere il Sud Africa a rendere illegali gli stupri correttivi (violentare una donna lesbica per "correggerne" i gusti sessuali e "riportarla sulla buona strada" era tollerato anche dalle autorità). Un anno dopo oltre 2 milioni di persone sostennero la campagna di due genitori statunitensi affinché l'assassino del loro figlio fosse incriminato e processato per il crimine di cui si era reso colpevole. Nel febbraio 2013 circa 220 mila persone risposero alla petizione lanciata dall'italiana Giovanna Fiume perché Malala, la quattordicenne divenuta simbolo della lotta contro la discriminazione sessuale in Pakistan, fosse candidata al Premio Nobel per la Pace.

In Italia ha avuto molta risonanza il fatto che, tra febbraio e marzo 2013, fossero state lanciate due petizioni di segno opposto a Beppe Grillo per chiedergli di dare o non dare la fiducia al nascente Governo.

Nel 2014, per ringraziare i due milioni di persone che hanno usato Change.org Corrado Guzzanti, Dario Fo, Stefano Boeri, il Presidente dell'associazione nazionale apicoltori, la scrittrice Igiaba Scego, il rapper Amir Issaa e Stefano Corradino di Articolo 21 hanno partecipato alla realizzazione di un breve video per dire semplicemente grazie a tutti coloro che li hanno aiutarti a vincere le loro campagne.

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La piattaforma è al centro di discussioni a causa del suo modello di business. A differenza di quanto si potrebbe pensare, infatti, il sito non è no-profit e, con il consenso dell'utente, potrebbe cedere il suo indirizzo email a organizzazioni terze. Dopo aver firmato una delle petizioni pubbliche ospitate dal sito, appare una finestra pop-up con altre cinque petizione correlate a quella appena firmata. Queste nuove petizioni sono tutte sponsorizzate e le organizzazioni promotrici hanno pagato per far sì che Change.org ospitasse la loro raccolta firme. Nel caso si firmi anche una delle cinque petizioni, lasciando la spunta sulla voce "Keep me updated on this campaign and others", si autorizza il promotore a inviare email all'indirizzo con cui ci si siete iscritti alla piattaforma. Sostanzialmente, si dà l'autorizzazione a Change.org a "vendere" la propria email. 

2 aprile 2013 (aggiornato il 23 giugno 2015)

A cura di Cultur-e
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