Il mercato dell’editoria digitale somiglia sempre più a quello dell’editoria tradizionale. Ci sono migliaia di libri tra cui scegliere, centinaia di nuove uscite ogni mese, milioni di affezionatissimi lettori in tutto il mondo. E una quantità incalcolabile di libri già letti e archiviati sull’hard disk o su qualche spazio cloud. A differenziare i due generi, finora, c’era il mercatino dell’usato: mentre i libri cartacei potevano essere rivenduti come prodotti di seconda mano, per i libri digitali era sostanzialmente impossibile o comunque complicatissimo.

Amazon, però, deve aver subodorato il grande affare ed è riuscita a brevettare negli Stati Uniti un sistema per la vendita di contenuti digitali usati. E-book, ma non solo. Nel brevetto ottenuto dal gigante dell’e-commerce vengono citati anche software, film, giochi e musica. In altre parole, un gran bazar del digitale di seconda mano. Un sostanziale passo in avanti rispetto al sistema attuale, che permette agli utenti di prestare i loro contenuti solo per un periodo limitato di tempo (due settimane). Ora, invece, i proprietari di videogiochi o software usati potranno trasferire contenuti digitali dal loro “portafogli” al “portafogli” di un altro utente, cedendo il loro diritto al possesso (magari in cambio della moneta virtuale che Amazon dovrebbe lanciare a breve).

La richiesta della società di Jeff Bezos parte nel 2009 ed il Patent and Trademark Office statunitense ha impiegato un bel po’ prima di concedere il nulla osta a un piano che dovrebbe influenzare non poco le dinamiche del commercio digitale. Molte case editrici e diversi scrittori sono già sul piede di guerra. Secondo loro, questo nuovo brevetto finirà per ammazzare un mercato già in difficoltà: i prezzi subiranno una forte revisione al ribasso, frutto del mercato dell’usato che si formerà in parallelo a quello degli e-book nuovi.

Amazon, comunque, non è la sola a essersi buttata sul mercato dell’usato dei contenuti digitali. Prima di lei, ad esempio, era arrivata la “solita” startup californiana. ReDigi si occupa da tempo della compravendita tra privati di musica digitale. Per partecipare al piccolo suk digitale basta installare il client di ReDigi e mettere in vendita i propri MP3 legalmente acquistati e non più ascoltati. In attesa che arrivi qualche altro utente interessato al nostro prodotto.

A chiudere il “quadretto familiare” c’è Apple. Anche la società di Cupertino, infatti, ha ottenuto il suo bel brevetto per la cessione dei diritti di file digitali. In questo caso, la concessione prevede che all’interno del file DRM che solitamente accompagna e-book o MP3 vengano inseriti anche dati relativi al proprietario fisico del file. Solo così, quando ci sarà la cessione tra i due utenti, basterà che l’intermediario che si occupa della vendita (come ad esempio l’App Store) si occupi di modificare queste informazioni per attestare il passaggio di proprietà.

 

3 aprile 2013

A cura di Cultur-e Costruisci il tuo futuro con la connessione Fastweb