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Google Safe Browsing, il tool per la sicurezza in Rete

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Google Safe Browsing, il tool per la sicurezza in Rete FASTWEB S.p.A.
Google Safe Browsing è il tool per la sicurezza in Rete sviluppato per proteggere da malware e phishing
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Google Safe Browsing è un tool per la sicurezza in Rete che mette al riparo gli internauti da attacchi malware e phishing. Ecco come funziona

Google Safe Browsing è un tool di sicurezza sviluppato nei laboratori del gigante di Mountain View per proteggere la navigazione degli internauti da possibili attacchi hacker o di phishing. Il tool scandaglia sistematicamente le pagine presenti sul web alla ricerca di quelle contenenti rootkit, trojan horse e altri malware che potrebbero mettere a repentaglio la sicurezza in Rete degli utenti.

Come funziona Google Safe Browsing

Il funzionamento di questo strumento di sicurezza in Rete è piuttosto elementare. Come già detto, Google Safe Browsing analizza le pagine web alla ricerca di quelle contenenti programmi o script potenzialmente pericolosi. Ogni URL infetto viene quindi registrato nel database di Google ed entra a far parte di una sorta di moderno Indice dei libri proibiti (in questo caso dei siti proibiti), e resta virtualmente inaccessibile agli internauti.

 

Risultati di Google Safe Browsing per una pagina sicura

 

Questa lista viene poi messa a disposizione, grazie a delle apposite API, di tutti quegli utenti o organizzazioni che volessero utilizzarla per rendere più sicura la loro navigazione online. Ad oggi, tre dei maggiori browser sul mercato – Google Chrome, Mozilla Firefox e Apple Safari – utilizzano i risultati di Google Safe Browsing per rendere più sicura la navigazione dei loro utenti.

Gli internauti che volessero invece verificare la sicurezza di un sito o di una pagina web prima di visitarla, possono visitare questa pagina, sostituendo la stringa mysite.com con l'URL della pagina o del sito da controllare.

Le informazioni di Google Safe Browsing

Il tool per la sicurezza in Rete realizzato da Big G restituisce quattro differenti set di informazioni riferite agli ultimi 90 giorni.

 

Risultati per una pagina infetta

 

La prima informazione che gli internauti riceveranno riguarda lo stato attuale dell'URL: nel caso in cui abbia diffuso malware di varia natura verrà indicizzato come ambiguo, dubbio (suspicious), sconsigliando di conseguenza la visita del sito.

La seconda informazione si riferisce all'attività – malevola o meno – svolta dalla pagina negli ultimi 90 giorni. Se non c'è traccia di un'attività pericolosa per la sicurezza in Rete, Google darà informazioni scarne o praticamente nulle; nel caso in cui, invece, il sito si sia reso colpevole della diffusione di qualche virus online, Google Safe Browsing avvertirà gli utenti sulla tipologia di malware incontrati, quando è avvenuto il tentativo di infezione e altre notizie di questo tenore.

Il terzo e quarto set di informazioni, infine, sarà utile per capire se e come il sito è stato utilizzato per "smistare" software malevolo. In particolare, Google Safe Browisng avvertirà gli internauti se il sito ha ospitato direttamente trojan horse o altre tipologie di malware o se sia stato utilizzato solamente a mo' di intermediario per infettare sistemi informatici.

Cosa si nasconde dietro il "red alert" di Google Safe Browsing

Il risultato finale dell'attività di controllo di Google, quello direttamente visibile da parte degli utenti, è un alert di colore rosso che compare ogni volta che si tenta di accedere a un portale potenzialmente dannoso per il proprio PC. L'avviso di sicurezza compare al posto della pagina o del contenuto web cui si vorrebbe accedere e fornisce alcune informazioni "preliminari" sul motivo del blocco. Si può sapere, ad esempio, se il portale web che si vuole visitare è utilizzato da hacker o altri pirati informatici per installare software malevolo sul proprio PC; oppure se si tratta di un portale utilizzato per rubare credenziali di accesso a profili social o di Internet banking.

 

Red alert di Chrome

 

L'avviso di sicurezza funziona solamente con Google Chrome e Mozilla Firefox, i due web browser che sino ad oggi hanno implementato le API rilasciate dalla stessa società di Mountain View. Nel caso ci si imbatta nel red alert di Google safe browsing è consigliabile non proseguire con la navigazione e cercare le risorse seguendo altre strade: le probabilità di infettare il PC o di subire furti d'identità online è molto elevato.

 

Stato del sito

 

Per conoscere più approfonditamente i motivi del blocco, Google mette a disposizione di tutti gli internauti un secondo tool "esplicativo". Dalla sezione "Stato del sito" del Rapporto sulla trasparenza, infatti, è possibile accedere alle informazioni ricavate dal web crawler che Google utilizza per testare la sicurezza dei portali online e conoscere così le motivazioni del blocco. Per accedere è sufficiente inserire la URL della risorsa (o del portale) ritenuto pericoloso da Google Safe Browsing e cliccare con il mouse sulla lente di ingrandimento. In pochi secondi si otterranno tutte le informazioni che si cercavano.

Le statistiche

Nelle settimane passate, Google ha celebrato un importante traguardo tramite il Trasparency Report che diffonde periodicamente. Secondo i dati in possesso del gigante di Mountain View, il tool di sicurezza in Rete lanciato nel 2008 protegge ben 1 miliardo di internauti da attacchi malware e phishing. Questo risultato, naturalmente, è frutto dell'utilizzo delle API anche da parte di altri browser web e degli Internet Service Provider (fornitori di servizi Internet) di tutto il mondo.

 

Statistiche settimanali relative ai siti di malware e i siti di phishing trovati da Google Safe Browsing

 

Da oggi, grazie all'apertura di una sezione apposita nel Trasparency Report, si potranno visualizzare le statistiche settimanali relative al lavoro svolto da Safe Browsing. "La condivisione di queste informazioni – si legge nel post scritto nel blog ufficiale di Google – è in linea con le politiche portate avanti con il Trasparency Report, che già fornisce informazioni agli utenti a proposito di richieste di accesso agli atti da parte dei Governi di tutto il mondo, delle richieste degli stessi Governi di eliminare dei contenuti dalle nostre pagine e dalle nostre ricerche ed eventuali interruzioni dei nostri servizi".

Accedendo alla nuova sezione si potranno scoprire quanti utenti visualizzano un messaggio di allerta ogni settima (nell'ultimo mese, ad esempio, questa cifra è cresciuta esponenzialmente raggiungendo i 150 milioni circa), quanti siti contenenti malware sono stati rilevati, le tipologie di attacco e molto altro ancora.

 

29 luglio 2013 (aggiornato il 6 dicembre 2015)

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