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txt.fyi, un media antivirale e antisocial

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txt.fyi, un media antivirale e antisocial FASTWEB S.p.A.
Questo strumento di blogging esemplifica gli antisocial media
Social
Stanchi di rimbalzare tra fake news e post virali? C'è un nuovo tool per poter esprimere liberamente, e privatamente, il proprio pensiero

Recentemente, Rob Beschizza - un programmatore ed editor di Boing Boing - ha rilasciato uno strumento di blogging chiamato txt.fyi. Scrivi qualcosa, clicca su "Pubblica" et voilà: la tua prosa è online.

Ma c'è di più: txt.fyi non ha meccanismi social; nessun pulsante per il "like", nessuno per la condivisione e nessuno può commentare. Nessun "feed" che mostra quale post sia più popolare. Ogni post ha dei tag che non sono indicizzati e questo lo renderà invisibile agli "occhi" di Google e degli altri motori di ricerca. L'unico modo per farlo vedere a qualcuno è mandargli direttamente l'URL o postarlo da qualche parte (ad esempio su un vero social network). Txt.fyi è un tool pensato per non apprire sul web.

Si potrebbe chiamare un "tool antivirale". Molte piattaforme però vanno in direzione opposta: sono degli agglomerati di dati riguardo la quantificazione, pensati per informare su come e quale argomento stia prendendo piede sul web e cosa no. Vediamo i nostri deboli post su Twitter, Instagram o LinkedIn e preghiamo per i like, per i cuori o le emoji. La nostra attenzione infatti è attratta magneticamente da qualsiasi cosa abbia un grande numero di "condivisioni" - ciò che gli psicologi oggi chiamano la prova sociale: se molte persone prestano attenzione a un post, mettendo un like o condividendolo, siamo portati a pensare che valga la nostra attenzione.

Questo desiderio di viralità deforma il modo in cui pensiamo in pubblico. Cosa accade se si focalizzano mentalmente tutti i nostri pensieri prima di pubblicarli? Che spesso sono cose assurdamente noiose (così non si offende nessuno) o, alternativamente, cose che possono anche infastidire (e quindi offendere molti).

Con txt.fyi Beschizza stava tentando di allontanarsi da quel mondo. "Volevo qualcosa dove la gente potesse postare il suo pensiero senza giochi sociali o falsità". È questo quello che ha spinto il creatore a credere nel progetto. La sua antiviralità non nega necessariamente il fatto che possa diventare un contenuto popolare, dal momento che un URL txt.fyi, se condiviso ad esempio su Facebook, può ancora divenire virale. Ma l'idea di base è che il link sia spedito solo a qualche persona a cui siamo in qualche modo legati, non a tutti (anche perfetti sconosciuti).

E dunque l'antiviralità potrebbe influenzare quello che le persone dicono o fanno? Beschizza non ne è sicuro. Per motivi di privacy, non controlla gli accessi al suo servizio ma una volta, durante un debugging, Beschizza ha trovato qualcuno che utilizzava il tool per scrivere delle lettere a un parente defunto. È stato molto toccante per lui, esattamente quel tipo di espressione anticonvenzionale che non si trova in rete. Ma oggi la maggior parte della popolazione abbatte queste barriere e punta solo alla condivisione sui social. E anche se un utente non vuole, Medium o Tumblr o Snapchat ti forzano a entrare in questo mondo.

Se ci si pensa, effettivamente, la locuzione "diventare virale" suggerisce dei contorni quantomeno foschi; il significato è infatti quello di un'infezione si propaga tra le persone senza alcun tipo di controllo. Vaiolo, ebola e influenza aviaria: ecco i "contenuti" super virali! Se i social network vogliono eliminare l'odio dalle loro piattaforme, devono combattere le meccaniche della viralità, che loro stessi hanno costruito.

Come ammette Beschizza, txt.fyi è solo un piccolo esperimento. È difficile infatti rendere esteso un servizio come questo, perché non è facile guadagnare denaro dalle pubblicità; la gente è interessata a quello che è popolare sul web!

Tuttavia sarebbe interessante vedere alcuni dei principi di Beschizza adottati nel nostro ecosistema dei social media. Un po' di antiviralità potrebbe essere proprio la soluzione di cui la nostra cultura ha bisogno per combattere l'estremismo.

29 novembre 2017

Fonte: wired.com

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TAGS: #social network #virale #privacy

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