Dettagli del restauro
L'Adorazione dei pastori fu commissionata a Michelangelo Merisi da Caravaggio dal Senato messinese per Santa Maria della Concezione, chiesa dell'ordine francescano dei Padri Cappuccini. Proprio sui principi di povertà e umiltà del pensiero francescano si basa l'intera impostazione iconografica del dipinto, caratterizzata dall'intimità di sguardi e gesti tra la Vergine-Madre ed il Bambino, l'atmosfera semplice ed accogliente della stalla, il realismo sensoriale della scena e dell'ambientazione, ottenute mediante l'uso di un'illuminazione maggiormente diffusa. Rispetto alle opere precedenti la luce è quindi cambiata: il taglio diretto e i forti contrasti chiaroscurali, che caratterizzano la sua prima fase artistica visibile nei dipinti romani, si attenuano.
Insieme alla Resurrezione di Lazzaro, l'Adorazione dei Pastori è tra le opere più rappresentative dell'ultima fase della produzione dell'artista, quando il suo tratto pittorico diventa sintetico ed essenziale. Il passaggio alla poesia del quotidiano è esemplificato dalla preghiera dei pastori, dal brano di natura morta della cesta posta in primo piano e dall'ambientazione della stalla, trasposizione in pittura del testo evangelico di San Luca, il cui riferimento immediato è il giottesco presepe di Greggio. Quando l'artista dipinge la grande tela, tra il 1608 e il 1609, si trova a Messina, reduce da un percorso di fuga da Roma che lo aveva spinto a passare per Napoli, Malta e Siracusa a causa della condanna a morte in contumacia emessa dalla Curia Romana in seguito all'episodio della pallacorda*, che portò Caravaggio ad uccidere un uomo, Ranuccio Tomassoni, durante una rissa.
Successivamente al soggiorno messinese, l'artista viene accolto a Palermo, dove dipinge la Natività con i Santi Francesco e Lorenzo, opera trafugata nel 1969, per poi riprendere la strada verso Roma. Arriva a Porto Ercole nel 1610, dove muore, a soli 38 anni, subito prima che fosse annunciato il suo perdono da parte del Papa.
Nel 1866, con la soppressione di molti ordini minori da parte del neonato Stato Unitario, la maggior parte dei beni ecclesiastici divennero di proprietà statale. Fu in tale occasione che l'Adorazione dei pastori venne rimossa dall'altare maggiore per passare, nel 1877, al Museo Civico di Messina e definitivamente, nel 1889, al Museo Regionale.
Tali spostamenti, se da un lato hanno salvato il dipinto dal terremoto che nel 1908 colpė il territorio messinese, causando il crollo della chiesa per la quale era stato commissionato, dall'altro non lo risparmiarono alle conseguenze di una cattiva conservazione.
Attraverso lo studio dei documenti, operazione preliminare ad ogni intervento di restauro, è stata avviata una ricostruzione della storia conservativa del dipinto; la lettura delle fonti rivela solo due interventi di restauro, il primo datato 1921, l'altro nel 1951, ma è indubbio che nel lungo periodo intercorso tra la realizzazione del dipinto e l'intervento del 1921, l'opera sia stato oggetto di altri interventi conservativi o di manutenzione.
Il primo restauro documentato è stato eseguito nel 1921 da Gualterio De Bacci Venuti, pittore-restauratore al quale venne affidato il compito di restaurare il dipinto, secondo una prassi usuale, prima della definizione scientifica della figura del restauratore, avvenuta negli anni '30-'40 del Novecento**. Questi liberò il retro della tela da un tavolato applicato in precedenza ed effettuò una pulitura della superficie, secondo le modalità del tempo.
L'intervento del 1951 è stato, invece, eseguito dall'Istituto Centrale del Restauro, l'attuale Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, sotto la direzione di Giovanni Urbani, rientrando nella campagna di restauri promossa per il recupero di alcuni dipinti siciliani, tra cui la stessa Resurrezione di Lazzaro.
L'intervento si incentrò essenzialmente sul supporto, date le sue condizioni a quel tempo particolarmente precarie, tramite l'esecuzione di una doppia foderatura. La tela fu applicata su di un telaio moderno ad espansione controllata, mentre la pulitura della superficie fu limitata solo ad alcune aree, secondo quanto emerso dalle indagini diagnostiche con la fluorescenza indotta da radiazione U. V. (Figura 1 - Tasselli di pulitura a UV).
Lo stato di conservazione del dipinto prima dell'inizio dell'intervento.
Il supporto in tela di lino è tuttora in condizioni discrete, grazie al restauro del 1950-51 eseguito dall'allora Istituto Centrale per il Restauro, l'attuale Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, che ha previsto una doppia foderatura e la sostituzione del vecchio telaio con uno più moderno ad espansione controllata. La superficie dipinta mostra invece una forte alterazione delle sostanze estranee sovrammesse al livello originale della pellicola pittorica Questa alterazione si manifesta sotto forma di opalescenza che interessa tutto il dipinto in modo eterogeneo e che impedisce una corretta leggibilità dei piani prospettici.
Le prime fasi del restauro: lo studio diagnostico ed i primi saggi di pulitura.
Le prime fasi del restauro sono relative allo studio del dipinto e all'organizzazione del progetto. Si è intervenuti, perciò, prima con lo studio diagnostico e scientifico dell'opera e successivamente con la realizzazione di saggi di pulitura.
La scelta dei primi saggi di pulitura è stata condivisa con i direttori dei lavori, attraverso riunioni preliminari, durante le quali si è stabilito di procedere in modo da conseguire una campionatura di tutte le cromie presenti nel dipinto (Figura 2 - Tasselli di pulitura).
Sono stati inoltre eseguiti dei test per definire la composizione chimica degli strati superficiali che presentano opalescenze e per scegliere il tipo di miscela solvente da utilizzare in fase di pulitura. Questi test sono avvenuti tramite l'estrazione delle vernici in corrispondenza delle aree maggiormente interessante all'alterazione, attraverso l'uso di carta giapponese***. Dall'analisi chimica dei campioni rilevati è stato anche possibile ricondurre gli strati alterati agli interventi di restauro precedenti.
Dopo questa prima fase, si č proceduto portando l'intera superficie del dipinto al livello di pulitura individuato nei saggi, per poi intervenire se necessario solo nelle zone dove la persistenza dell'alterazione ha richiesto il raggiungimento di un livello pių avanzato.
Le conclusioni scientifiche e le nuove valutazioni relative alla tecnica esecutiva sono ampiamente documentate sul catalogo prodotto al termine del restauro dal titolo CARAVAGGIO, Adorazione dei pastori, curato da Valeria Merlini e Daniela Storti, edito da SKIRA in collaborazione con FASTWEB.




