Simbolo universale dell'amore dell'imperatore Shah Jahan per la propria moglie, il Taj Mahal è una delle più strabilianti opere architettoniche del mondo, primo biglietto da visita dell'India.
fai sapere ai tuoi amici quello che ti piace
Icona dell’India per eccellenza, il Taj Mahal è il simbolo della perfezione più pura, uno dei capolavori dell’arte mondiale. Tutti lo riconoscono, ma ognuno dovrebbe avere la possibilità di vivere un’esperienza dal vivo al Taj Mahal, per poter meglio comprenderne il significato, l’alto valore simbolico che va ben al di là della meravigliosa costruzione che ne fa il mausoleo e, soprattutto, per poter ammirare la magia che scaturisce a seconda del momento del giorno.
E’ stato definito “marmo scavato nelle lacrime”, “una lacrima sul volto del tempo”, “il cancello d’avorio sotto il quale passano i sogni”, ed è stato detto al riguardo che “non è un pezzo di architettura come sono altri edifici, ma la passione di un imperatore trasformata in pietre viventi”, e ancora “la vista del Taj Mahal provoca tristi sospiri e fa versare lacrime dagli occhi del sole e della luna”. Considerazioni di personaggi illustri che rendono più affascinante la sua fama e stanno a ricordarci che l’originale è più potente di qualsiasi immagine riflessa, che la sua bellezza va oltre tutte le parole che si possono spendere per descriverlo.
Tutto ebbe inizio durante la potente dinastia Moghul: siamo nel 1630 quando l’imperatore Shah Jahan viene travolto dal dolore più grande. Arjumand Banu Begum, conosciuta con il nome di Mumatz Mahal, che in persiano significa "la luce del palazzo", seconda moglie ma favorita, muore dando alla luce il quattordicesimo figlio dell'imperatore. Si dice fosse donna di straordinaria bellezza, dotata di molte virtù morali, talmente dedita all’imperatore che lo seguiva anche durante le campagne militari.
In punto di morte chiese come ultimo desiderio al marito di erigere un monumento come simbolo eterno del loro amore. I lavori di costruzione del mausoleo iniziarono nel 1632 e durarono per 22 anni: vi presero parte almeno ventimila persone, tra cui numerosi artigiani provenienti dall’Europa e dall’Asia Centrale e l’italiano Geronimo Veroneo.
I materiali utilizzati provenivano da ogni parte del paese e dell’Asia intera: si tratta del diaspro dal Punjab, della giada e del cristallo dalla Cina, dei turchesi dal Tibet, dei lapislazzuli dall’Afghanistan, degli zaffiri dallo Sri Lanka, del corniolo dall’Arabia, dell’agata dallo Yemen solo pèr citare alcune pietre preziose e semipreziose che in tutto erano di 28 tipi diversi, incastonate nel meraviglioso marmo bianco del Rajasthan.
Per sottolineare il rapporto di parità con la moglie, Shah Jahan accarezzò anche il progetto di far costruire per la propria morte un gemello del Taj Mahal, identico ma tutto di colore nero, per esservi sepolto a fianco del mausoleo di Mumtaz. Il cantiere però non ebbe mai inizio, poichè il figlio lo seppellì nello stesso Taj Mahal bianco.