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Ladakh: istruzioni per l'uso

Ladakh: istruzioni per l'uso

Certo non è una meta facile. Il Ladakh non è ai livelli del Tibet vero e proprio, ma ci si avvicina quanto ad altezze di quota e ad esperienze di adattamento sensoriale.

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Certo non è una meta facile. Non è ai livelli del Tibet vero e proprio, ma ci si avvicina quanto ad altezze di quota e ad esperienze di adattamento sensoriale. Come destinazione (ancora molto poco) turistica, il Ladakh è noto per il trekking, incastonato com’è tra le immani catene del Karakorum e dell’Himalaya, e ci sono molti operatori, soprattutto locali, che organizzano escursioni ma, il più delle volte, si tratta di veri e propri “pellegrinaggi”.

E’ difficile, infatti, in questa regione scindere l’aspetto puramente naturalistico da quello religioso sacrale, il che rende qualsiasi spedizione che s’inoltri alla volta delle bellezze ambientali del Ladakh, un’esperienza intimamente mistica. Si solca la valle dell’Indo e si intravede l’eterno fluire delle cose nelle girandole colorate delle bandierine che risuonano al vento i mantra tibetani.

Il ventre della Grande Madre è onnipresente, mentre le oblunghe pietre (chiamate “Shiva linga”, il sesso di Shiva) che ogni tanto tagliano l’orizzonte a metà ci ricordano che il potere maschile di Shiva è energia che si manifesta in ogni cosa e che ne completa l’unità. A Lamayuru, una delle soste più sensazionali del viaggio, il sentiero che conduce al monastero è solcato da bellissime pietre colorate che portano incisi i caratteri del mantra più potente e recitato del Tibet: Om Mani Padme Hum.

Data la peculiarità culturale e spirituale del posto, così intrinsecamente legata a quella geografico-ambientale, vale la pena affrontare un viaggio in Ladakh affidandosi all’esperienza di operatori che della destinazione abbiano compreso il senso più morale che commerciale. Molte proposte interessanti provengono da Associazioni o da tour operator che propongono itinerari insoliti preferendo un approccio magari più scomodo ma più autentico al luogo.

Iniziative meritevoli sono quelle, ad esempio, dell’Associazione di Nonterapia (www.nonterapia.ch) che organizza annualmente viaggi in India, e non solo, coadiuvati da seminari di “iniziazione” a pratiche di spiritualità di matrice orientale congeniali alla filosofia dei viaggi-illuminazione a cui s’ispira.

Tra gli operatori specialisti del settore, Il Tucano (www.tucanoviaggi.com) propone viaggi in Ladakh di 15 giorni, dedicati alla scoperta delle regioni più remote e misteriose come le valli di Nubra e Shayok, i gioielli del Karakorum.

Altri operatori che si cimentano nel Ladakh sono Viaggi in Asia (www.viaggiinasia.com), residenti in India e con una lunga esperienza del mondo tibetano e indiano organizzano sia viaggi individuali che di gruppo, Viaggi Avventure nel Mondo (www.viaggiavventurenelmondo.it) che, recentemente, ha ideato un itinerario dedicato ai riti di possessione nel villaggio di Stok e nel monastero di Matho, e Earth Viaggi (www.earthtrekking.it), rinomato per l’impeccabile organizzazione dei viaggi che propone, incentrati su itinerari di trekking estranei al turismo di massa.


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Cecilia Martino, testo e foto
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