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Nel nome del Tantra

Nel nome del Tantra

Uno degli aspetti più affascinanti del Ladakh è senz'altro il tessuto mistico che alimenta la forte spiritualità del luogo, ancora legata a qualcosa di più ancestrale di qualsiasi religione codificata.

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Uno degli aspetti più affascinanti del Ladakh è senz’altro il tessuto mistico che alimenta la forte spiritualità del luogo, ancora legata a qualcosa di più ancestrale di qualsiasi religione codificata. Oltre il buddismo, oltre l’induismo, persino oltre l’idea stessa di una istituzione sacra, in questo territorio sconfinato si viene in contatto con il tantrismo, un approccio alla vita e alla natura del tutto estraneo alla tradizione ortodossa vedica.

Si tratta di una venerazione incondizionata per qualsiasi aspetto della Natura che diviene essa stessa divinità, senza troppe interferenze umane o rimandi metafisici, e che si identifica con la figura emblematica della Grande Madre. Non a caso questa fu la terra dei grandi mistici, da Naropa - yogin tantrico autore del Kalakakra Tantra e ideatore dei metodi dei famosi sei yoga – a Tilopa e Milarepa, ed è questa la terra dove ancora operano oracoli e oracolesse tantriche che perpetuano una tradizione anti-storica per eccellenza, frutto di contaminazioni sciamaniche, animiste pre-buddiste e pre-induiste.

Un viaggio in Ladak può voler dire assistere a rituali di guarigione da parte di sciamane che raggiungono la trance identificandosi con la divinità di appartenenza o assistere alle chaam, danze sacre eseguite dai monaci, circondati dal silenzio inverosimile di spazi che affidano al vociare degli astanti il loro unico rimando al mondo reale. Oracoli e tantrici si trovano nella capitale Leh, ma anche nel villaggio di Zangsti, inabissati in qualche fumoso tugurio dove praticano i loro rituali, lontani dal resto del mondo che, intanto, si anima tra vicoli polverosi di bazar e case diroccate.

Con la presenza invasiva delle montagne sempre a un passo dallo sguardo, Leh è una di quelle città indescrivibilmente contorte in cui anche il disordine più sfrenato delle mercanzie esposte in qualsiasi angolo di strada libero, sembra obbedire a un ordine superiore. Tra gli edifici sacri da visitare, ci sono i gompas (antichi monasteri) di Matho e Tak-thok. Quest’ultimo conserva la suo interno una delle caverne in cui meditò Padmasambhava, leggendario guru buddista che si ritiene abbia introdotto per primo gli insegnamenti esoterici dei tantra in Tibet, contribuendo anche alla fondazione del tempio di Samye risalente al 755.

Le caverne dove meditarono i grandi mistici rientrano nelle attrazioni del Ladakh; tra quelle più importanti, si segnala la “grotta di Naropa”, attorno alla quale è sorto nell’XI secolo il monastero di Lamayuru, uno dei più belli da vedere in Ladakh. La grotta, oggi visitabile, contiene le statue dei tre grandi del misticismo tibetano (Naropa, Tilopa e Milarepa), mentre all’interno del monastero sono visibili antichissimi affreschi sulla vita del Buddha e una grande collezione di manoscritti sacri.


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Cecilia Martino, testo e foto
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