Arte e Cultura

… "per non parlare della strega"

… "per non parlare della strega"

Punta di diamante nel ricco carnet musicale dell'agosto capracottese, il concerto dei Martinicca Boison. Il loro "folk elegante" di tradizione cantautoriale si arricchisce di sofisticate variazioni stilistiche.

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La band ha il giovane volto di sette musicisti fiorentini con nutrite esperienze individuali alle spalle. Insieme dal 2002, definiscono la propria musica “folk elegante” per il forte legame con la tadizione nostrana, aggiornata su esperienze eclettiche. Lo stesso nome rimanda al felice connubio: martinicca, il freno a mano dei carri da traino toscani, boison, un francesismo privo di senso che evoca il sofisticato back-ground di riferimento.

Il loro disco, Per non parlare della strega (Materiali Sonori, 2005), è infatti un prezioso gioiello musicale. La sua forza sta nel sapiente intersecarsi delle radici dei singoli artisti. Dalla scuola cubana, che vibra nelle percussioni di Pablo Canciali, al rock anni 70 della chitarra di Francesco Cusumano, del basso di Paolo Pampolini e della batteria di Marco Zagli. Dalle reminiscenze rinascimentali dei flauti e delle cornamuse di Gabriele Baratto, alla musica classica rievocata dal violino di Andrea Capisaldi. “Comporre è un gioco in cui ognuno, ispirandosi liberamente ai propri gusti ed esperienze, fa incontrare le proprie idee con quelle degli altri” dichiarano Pablo e Francesco ai microfoni di fastweb.

Sonorità etnico-popolari per il cantante, Lorenzo Ugorini, autore dei testi. Il suo linguaggio, personalissimo, racconta storie quotidiane e senza fronzoli. A metà strada tra ricercatezza non ostentata e semplicità mai banale, esprime una poetica che raggiunge tanto il pubblico popolare, quanto quello di nicchia, senza mai scendere al compromesso con il facile consumo. Associati ad illustri contaminazioni, da Capossela a Conte, da Goran Bregovich alla Banda Bardò (con cui vantano una felice collaborazione), i Martinicca conservano un’originaltà senza precedenti.

Come poesia pura, la loro musica, crepuscolare e intimista, fornisce più chiavi di lettura: colpisce a livello basico, sensoriale, per poi arricchirsi dell’interpretazione del singolo ascoltatore. “Quando ci si chiede a chi arrivi la nostra musica ci si rende conto che è fruibile a più livelli. Si può ballare, canticchiare a mo’ di filastrocca o ascoltare da seduto lasciandosi penetrare”, proseguono i due musicisti. Nelle trame testuali si legge una profonda saggezza, non paternalistica, che sembra nascere da un vissuto ricco di emozioni variegate. Le realtà sociali ed interiori, a tratti crude o tristi, narrate dalla voce del ventiquattrenne Lorenzo rimandano ad un ottimismo di fondo che non scivola mai nel buonismo.

L’abile intreccio sonoro che sottolinea emotivamente i testi sembra seguire lo stesso percorso. Gli strumenti si alternano passandosi la parola, sussurrano solitari, squarciano silenzi, discutono animatamente, per poi accordarsi sulla sublime eufonia del dialogo e della risata.
“Siamo giovani e pieni di energia, bisogna essere costruttivi”
aggiungono Pablo e Francesco. “La gente è stanca di lamenti e autocommiserazione fine a se stessi, vuole sentirsi bene e la musica, anche quando fa riflettere, deve soddisfare questa esigenza”, continuano. “Le nostre favole non sono edulcorate, sono reali, tristi a volte, ma piene di fiducia, ironia e fantasia”.

Delle favole i Martinicca usano anche le figure retoriche, le sinestesie, le metafore. E, a proposito di metafore, chi è la strega?
“La strega è qualcuno che ti ha segnato profondamente. Ha l’aspetto di una fiaba, ma la sostanza della realtà dove tra bene e male coesistono infinite sfumature. Per questo non è perfida, ma neanche completamente buona”.

“Molto dolce” ma “punzecchia cuore e viscere”, come nella canzone di “Osvaldo” dove viene esorcizzata attraverso il dialogo con questa sorta di amico immaginario. Spazio alla parola senza veli, quindi, e alla sua funzione catartica.
“Il dolore va vissuto, è una crescita, ma non deve sopraffare. Attraverso l’incontro, la parola, l’onestà interiore si può metabolizzare la sofferenza e trarne saggezza”.

Stessa fiducia per il fermento che, dal trepidante Salento, sta progressivamente risvegliando un sud considerato a lungo in letargo.
“Siamo orgogliosi di recarci a Capracotta. Sarà la tappa intermedia tra Rovereto e Gagliano del Capo (15 e 17 agosto). Il rapporto con il pubblico meridionale è più caldo e diretto”, concludono i Martinicca “Anche il legame con le radici folkloristiche sembra più vivo. I migliori artisti li vedi per strada, al di fuori dei giri di denaro e conoscenze. È esperienza pura, energia, nostra prima fonte di nutrimento e ispirazione”.

I progetti per il futuro sono tanti e la carica non manca. Il 16, infatti, i Martinicca Boison promettono, oltre al repertorio del primo disco (non stanca mai neanche a saperlo a memoria), brani inediti che ci auguriamo di veder pubblicati quanto prima in un’altra preziosa perla auditiva.
Per info: www.martinicca.boison.it



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Giulia Volpe
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