Un pesce trasparente creato in laboratorio permette all'occhio umano di vedere attraverso il corpo dell'animale e di comprendere i meccanismi biologici alla base della vita umana e delle differenti malattie che la colpiscono.
Sono anni che nei laboratori di genetica di tutto il mondo si compiono studi utilizzando un animale che non è poi così difficile trovare in un comune acquario domestico. Lo zebrafish infatti, o pesce zebra, è un pesce tropicale che si è rivelato come un buon modello per comprendere i meccanismi biologici alla base della vita umana - essendo geneticamente simile agli esseri umani - e delle differenti malattie che la colpiscono.
Alcune scoperte del passato, come quella della capacità di rigenerare i muscoli cardiaci, avevano già sollevato l'attenzione scientifica e dell'opinione pubblica, attenta alle possibili conseguenze sulla propria salute di eventuali passi in avanti nella ricerca su determinate malattie, nei confronti del pesce zebra, che in questi giorni torna a far parlare di sé per via di una sperimentazione, che si sta compiendo presso il Children's Hospital di Boston, consistente nel monitoraggio della formazione e dello sviluppo delle metastasi tumorali in un organismo vivente e nello studio sui trapianti di cellule staminali.
Tutto questo è reso possibile dall'avvenuta creazione in laboratorio di un particolare tipo di pesce zebra, nato dall'incrocio di due ceppi differenti, con la particolarità di mantenere, nell'età adulta, la stessa trasparenza che solitamente hanno le uova di questi animali.
Mentre infatti gli animali adulti appaiono opachi, questa nuova specie selezionata, chiamata Casper dal professor Richard White – uno dei membri dello Stem Cell Program presso il Children's Hospital nonché colui che ha creato il pesce trasparente – permette all'occhio umano di vedere attraverso il corpo dell'animale.
Il metodo classico per studiare le malattie umane negli animali è sempre stato quello di inoculare il morbo all'interno dell'organismo e monitorare la situazione, dovendo uccidere o attendere la morte dell'animale stesso per poterlo dissezionare e studiarne gli effetti.
Ma per qualche tipo di malattia, in cui i processi all'interno dell'organismo conoscono fasi diverse e spesso mutevoli in maniera veloce, come il cancro, questo era come “scattare una fotografia quando quello di cui si aveva bisogno era possedere un video”, stando alle stesse parole del dottor White.
La prima fase dell'esperimento è stata quella di inserire nella cavità addominale del pesce un melanoma reso fluorescente, per poter studiare come avvenisse la diffusione delle cellule tumorali all'interno dell'organismo. White ha osservato che le cellule tumorali si propagavano nel giro di cinque giorni, osservando il pesce al microscopio, e ha osservato anche “in diretta” la metastasizzazione delle cellule, una cosa ancora mai sperimentata su un organismo vivente.
Le cellule del melanoma hanno dimostrato di migrare verso la pelle, e insediarvisi, dopo aver lasciato la cavità addominale, dando prova, come riconosce White, “di non diffondersi nel corpo in maniera casuale, ma di sapere dove andare”.
La prosecuzione degli studi presuppone ancora il monitoraggio della disseminazione delle cellule tumorali, in modo tale da cercare una via per modificare le cellule tumorali stesse, o le cellule dell'organismo ospitante, così da rendere difficoltosa la strada per il loro insediamento.
Il pesce inoltre potrebbe fornire risposte interessanti circa i trapianti di cellule staminali del sangue, fornendo ai ricercatori, per la prima volta, la possibilità di osservare l'attività di ogni singola cellula staminale all'interno dell'organismo.
Gli studi sono finanziati dall'American Society of Clinical Oncology, l'organizzazione Aid for Cancer Research, l'Howard Hughes Medical Institution ed i National Institutes of Health.