Per la 39° edizione del Festival Rencontres d'Arles, Christian Lacroix curatore-ospite d'eccezione, sceglie i ritratti delle Insoumises, per raccontare le trasgressioni della Francia di fine Ottocento.
fai sapere ai tuoi amici quello che ti piace”Non riesco a capire il motivo per cui il Secondo Impero, periodo così austero, mi abbia sempre affascinato. ‘Cent ans d’histoire de France’ e ‘Le Second Empire nous regarde’ di Emmanuel Berl sono stati i primi libri acquistati con la mia paga settimanale. Le cortigiane dell’epoca così seduttive e potenti, difficili da immaginare oggi, rivestivano un ruolo rilevante, ed erano riconosciute come categoria a parte, persino dalla polizia”. Christian Lacroix
Presso la Galerie Lumière des Roses, una mostra curata da Laure Detratte, riunisce le immagini e i dossier segreti delle cocottes del Secondo Impero. L’esposizione, davvero particolare, presenta la Francia di fine Ottocento con uno sguardo diverso, raccontandoci una storia affascinante piena di intrighi e trasgressioni, spesso mossa dalle energie e capacità di queste signore insubordinate.
Cortigiane soprannominate insoumises - insubordinate, niente a che vedere con le comuni prostitute.
Venali, glamour, spesso destinate ad orribili epiloghi, furono le eroine di autori del calibro di Dumas figlio, Maupassant e Zola.
Conosciute pittorescamente come biches, lorettes o demi-mondaines queste donne furono le prime e pionieristiche femministe disobbedienti. Vivevano apertamente il loro fascino, che ovviamente costava molto caro a chi le ammirava, balzavano spesso all’attenzione della stampa a causa del loro stile di vita esibizionista, del gusto per il lusso e per gli amanti aristocratici.
Si respirava un’aria frivola nella Francia ottocentesca , ma nonostante questo nel 1860 l’imperatore Napoleone III, fondò un reparto di polizia per vigilare queste donne, collocate aldilà del sistema burocratico per il controllo della prostituzione.
Gli ufficiali di questo reparto scrivevano rapporti sugli intrighi delle insoumises in un registro intitolato BB/1: fascicoli individuali venivano accompagnati, ove possibile, da una foto.
Erano gli anni del boom della fotografia, la tecnica fotografica stava emergendo come mezzo di identificazione per la polizia e al contempo veicolo di pubblicità.
Le cartoline, piccoli ritratti fotografici da poco inventati da Eugène Disdéri, circolavano nei salotti dell’alta società. Le cocottes migravano presso gli studi dei fotografi più conosciuti per poi vedere appese le proprie immagini sulle vetrine e nelle edicole, dove venivano acquistate per pochi franchi da collezionisti, ricchi potenziali clienti ed infine dalla stessa polizia.
Queste cartoline socialmente tollerate, avevano funzioni di fotografie segnaletiche e pubblicitarie: due facce diverse dello stesso mondo.