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Politica e slogan

Politica e slogan

Un viaggio insieme al noto pubblicitario francese tra i manifesti elettorali d'Oltralpe, alla vigilia del primo turno elettorale che si terrà il 21 e 22 aprile.

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“La comunicazione politica non è un vizio e neppure una virtù. Non è manipolazione né miracolo ma più semplicemente un tentativo di conquista del consenso per arrivare al potere in un sistema politico basato sulla democrazia delle opinioni”. Jacques Séguéla, ideatore degli slogan mitterrandiani vincenti per le campagne presidenziali francesi del 1981, “La force tranquille”, e del 1988, “Génération Mitterrand”, compie insieme a noi un viaggio nelle affiches elettorali francesi, alla vigilia del primo turno elettorale che si terrà il 21 e 22 aprile prossimi.

A cominciare dalla semantica dei messaggi stampati sotto i manifesti, per finire con l’iconografia dei candidati: viso, abbigliamento, sguardo. “Tutti elementi – dice – che devono caratterizzare il politico-marca, il leader che si fa scegliere perché racconta ai francesi una storia di cui è lui l’eroe”.

Séguéla, da vero istrione dei media e della pubblicità, comincia la sua esplorazione nel cuore della campagna elettorale francese con una parabola hollywoodiana: “Il pubblico – fa notare - accetta o rifiuta l’identificazione. Per lanciare Perrier, l’acqua che fa ‘pschitt’, negli Stati Uniti un pubblicitario scelse, parecchi anni fa, il meno snello degli attori, Orson Welles, e la meno sobria delle star, Richard Burton. Perrier vide le proprie vendite passare da tre milioni di bottiglie nel 1975 a cento milioni nel 1978. L’alchimia psicologica aveva funzionato. Parallelamente un produttore di aspirine chiese a John Wayne di fare lo spot. Fiasco totale. Gli americani accettano che Welles e Burton si prendano cura del proprio fegato ma non che il loro cow-boy nazionale abbia il mal di testa”.

Sul concetto del politico fuori ruolo, quindi, passeranno, secondo Séguéla, i vincenti e i perdenti di queste elezioni. L’interrogativo è: cosa non accetteranno i francesi? La sua analisi comincia da Ségolène Royal. “Una silhouette fine – così la descrive - fragile, bella di un corpo gracile e scosso da continui movimenti. Ecce homo, mi vien da dire. Lei propone una sorta di Segoland per tutti, un paese più dolce e più aspro, fatto di ricchi e di poveri. Ce la farà? Il cuore mi dice Ségolène ma la testa Sarkozy. Certo, il primo slogan che ha scelto per la sua campagna “Plus juste la France sera plus forte” (“Più giusta la Francia sarà più forte”, n.d.r.) è praticamente identico a quello che, nel 2002, proposi a Lionel Jospin e che lui rifiutò: “La France est plus forte quand elle est plus juste” (“La Francia è più forte quando è più giusta”, n.d.r.). In realtà aveva ragione Jospin, si tratta di un linguaggio stereotipato e da pubblicità anni Ottanta. Eppoi è troppo lungo. Molto meglio, per Ségolène, la scelta del nuovo slogan, che gioca sulla femminilità della candidata e di una nazione intera, “La France présidente” (“La Francia presidente”, n.d.r.). Qui ritroviamo, di colpo, la capacità di far sognare, un’idea di Francia che era tipica delle campagne presidenziali di Mitterrand”.

Séguéla si ferma per un attimo, poi ricomincia la sua digressione. “Vede – racconta - non esistono differenze sostanziali tra la comunicazione su di una macchina, un detersivo o su di un Presidente della Repubblica. Non amano che si dica, ma dopo tutto non dovrebbero fare pubblicità se non desiderano trovarsi su di un manifesto proprio come un detersivo. “La forza tranquilla” era lo slogan per la campagna di Mitterand ma avrebbe potuto essere quello per una macchina o per un detersivo”. Dalla Royal a Sarkozy gli strumenti analitici di Jacques non mutano. “Lo slogan di Sarkozy, “Ensemble tout devient possibile” (“Insieme tutto diventa possibile”, n.d.r.) – fa notare - è più sociologico che politico ma anch’esso rappresenta qualcosa di già visto nella pubblicistica elettorale francese, soprattutto dei candidati di destra. Basta guardare alle passate elezioni presidenziali e prendere un manifesto di Jacques Chirac, che so quello delle elezioni del 2002, per rendersene conto. Recitava più o meno così, “La France en grande, la France ensemble” (“La Francia in grande, la Francia insieme”, n.d.r.). A guardar bene poi, si scopre che lo stesso Chirac lo aveva già utilizzato nelle elezioni del 1995, in uno slogan degno di un tour operator più che di una campagna politica: “Nous irons plus loin ensemble” (“Insieme andremo più lontani”, n.d.r.).

Chi vincerà queste elezioni, Séguéla, non si azzarda a prevederlo ma ai candidati in lizza lancia un ammonimento: “Non parlare mai bene dell’avversario”, è una regola del potere. Si vede, che in cuor suo, da vecchio socialista rimpiange ancora “il coraggio e la fantasia” di François Mitterrand. Per i francesi, le florentin. Il fiorentino.

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Massimiliano Lenzi
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