Negli ultimi due anni, anche in Italia, la parola cloud è uscita dal gergo tecnico degli esperti IT per diventare persino ai piani alti del business sinonimo di un approccio, di una strategia, di un modo nuovo di gestire dati, applicazioni e servizi. C'è addirittura chi parla di "cloudification" dell'economia?  

La realtà dei fatti è che l'Italia, oggi, è l'ottavo Paese al mondo per penetrazione della nuvola, con un balzo di due posizioni rispetto al 2013 nella classifica stilata dalla BSA (Business Software Alliance). Il mercato vale 1,51 miliardi di euro, con una crescita complessiva del 25% anno su anno: questo perché non solo aziende e studi professionali, ma anche sempre più enti pubblici stanno gradualmente migrando parte delle proprie attività digitali e dei propri database sul cloud.

Un'opportunità, non un dovere

La domanda concreta, però, è un'altra. Perché mai un'impresa, specialmente un'azienda di piccole dimensioni, dovrebbe fare altrettanto? Cominciamo con il dire che il cloud non è un obbligo, ma un'opportunità che, generalmente, permette alle organizzazioni che gestiscono attraverso architetture informatiche attività di business strategiche (e non) di abbattere in maniera considerevole costi, complessità e tempi di fermo macchina dovuti a manutenzione o avarie.

Tutti gli sforzi che in un data center hanno a che fare con l'aggiornamento, la sicurezza e persino la conformità alle normative (compliance) vengono meno nel momento in cui si delega a uno specialista il compito di virtualizzare e trasferire in remoto risorse computazionali e memoria.

Senza contare che il proliferare di partnership tra produttori di hardware e sviluppatori di software sta dando vita a macchine ed ecosistemi nativamente predisposti per garantire, anche in modalità hybrid, le prestazioni migliori possibili su suite per la produttività, ERP e strumenti di Business Intelligence così diffusi in azienda.

Il governo dei big data

Un altro elemento di cui tener conto è che, a differenza di quanto accade nella stragrande maggioranza dei rapporti con system integrator e vendor di soluzioni on premise, i contratti cloud sono basati sulla flessibilità e sulla modularità. Una volta predisposta la piattaforma, si possono acquistare nuovi servizi con un semplice click, e li si può integrare con l'hardware e con il software a disposizione dei collaboratori in maniera del tutto trasparente e automatica.

Il vero plus del cloud, però, è ciò che offre in termini di potenzialità: le grandi imprese, che devono fare i conti con il mobile, l'app economy e il tema dello smart manufacturing, hanno abbracciato questa rivoluzione per due ordini di motivi. In un mondo in cui la competizione si fa sempre più rapida e serrata, l'approccio cloud permette di avviare progetti IT sperimentali capaci di abilitare business e user experience differenzianti rispetto alla concorrenza.

D'altra parte, con la continua esplosione d'informazioni fuori e dentro i perimetri aziendali, i servizi cloud diventano essenziali per fare pulizia nell'enorme mole di dati che transitano nei sistemi informativi aziendali, così come per analizzarli e ottenere insight su modelli di business alternativi, evitando di immobilizzare risorse nell'acquisto di strutture, server e sistemi informativi capaci di orchestrare il tutto.

I vantaggi per le PMI

Il vantaggio per le PMI è, invece, evidente soprattutto quando si parla di attività che puntano all'internazionalizzazione, con la chance di disporre di architetture informatiche unificate e uniformi a prescindere da dove si trovino le sedi fisiche delle filiali. A partire da una risposta efficace a un problema pratico, le stesse organizzazioni possono, poi, sfruttare i nuovi strumenti per conoscere meglio i propri processi e perfezionarli attivando processi di collaboration 6 che, ancora una volta, impatteranno positivamente su costi ed efficienza dell'intero gruppo.

Perché si esprima davvero al meglio, l'approccio cloud ha però bisogno di un fattore abilitante che in Italia non è ancora garantito ovunque: una connettività affidabile e ad alte prestazioni. I piani d'investimento ed espansione dei network annunciati dai principali operatori di rete italiani, Fastweb in testa, per i prossimi tre anni fanno ben sperare.

5 maggio 2016