In tre indagini distinte, Gartner, JP Morgan e IDC sottolineano l'aumento a livello globale della fiducia (e degli investimenti) delle aziende nei confronti della nuvola pubblica, che diventa sempre più un fattore di vantaggio competitivo anche su attività core e verticali specifici. Nel corso del 2016 il cloud pubblico è destinato a crescere, a livello globale, con un ritmo del 16,5%. Ed è plausibile che una performance simile si registri anche nel 2017. La stima è di Gartner, che parla di un mercato da 204 miliardi di dollari contro un giro di affari che nel 2015 dovrebbe aver raggiunto i 175 miliardi. Si tratta del segnale inequivocabile che i cloud pubblici, specialmente quelli dedicati, non sono più semplicemente un'ipotesi per molte delle aziende che devono tenere il passo con le esigenze dei clienti anche sotto il profilo delle applicazioni strategiche: il comparto del SaaS (Software as a Service, che comprende per l'appunto i servizi applicativi), dovrebbe infatti crescere del 20,3% con un volume di 37,7 miliardi di dollari, contribuendo - grazie a un'offerta sempre più ampia e mirata - alla migrazione dall'on premise ai data center di carichi di lavoro core oltre che ancillari. "Anziché potenziare i data center, le aziende puntano sul cloud pubblico per indirizzare le nuove esigenze infrastrutturali - commenta Sid Nag, Research Director di Gartner -. Per questo l'IaaS (Infrastructure as a Service - ndr) si conferma il segmento a crescita più elevata".

Nella nuvola metà della spesa IT

Il punto di vista di Gartner è confortato dai risultati di un'indagine realizzata da JP Morgan, che ha coinvolto 207 CIO provenienti da organizzazioni con budget IT superiori ai 600 milioni di dollari. Stando alle risposte degli intervistati, la percentuale di workload spostati sulle nuvole pubbliche triplicherà nei prossimi cinque anni, passando dall'attuale 16% al 41%. E sempre intorno all'orizzonte del 2020, IDC prevede che il 48% della spesa IT globale sarà indirizzata verso il cloud, con una preponderanza dell'offerta pubblica. Impossibile negarlo: oggi le imprese sono arrivate a un bivio. Da una parte c'è una strada ben nota, quella dell'on premise, che implica - spesso tramite contratti vincolanti - l'acquisto di macchinari, applicazioni e servizi con precise "date di scadenza". Scalare è, infatti, un imperativo categorico e se la capacità computazionale non basta mai, urge spesso l'implementazione con piattaforme e soluzioni sviluppate in casa o proposte da terze parti, anche su applicativi verticali e proprietari. Operazioni di aggiornamento, controlli periodici sulla tenuta dei sistemi di cybersecurity e ordinaria manutenzione distolgono l'IT da quello che dovrebbe essere il cuore di tutti i task, ovvero l'identificazione di nuove opportunità di business a partire dall'analisi dei processi.

 

 

IoT e social business

Dall'altra parte c'è la filosofia del "plug and play" offerta dal cloud pubblico: risorse computazionali e di storage disponibili on demand, nativamente compatibili con le architetture dei data center in house e della nuvola privata. Risorse ulteriormente potenziabili grazie al continuo lavoro di fine tuning dei provider e dei system integrator. La proliferazione di partnership con vendor e specialisti di business intelligence a cavallo di diversi settori industriali permette, inoltre, di accedere a porzioni dell'offerta cloud specificamente dedicate, con macchine, software, soluzioni di data protection e team di supporto ottimizzati per accompagnare la crescita delle applicazioni strategiche lungo il tortuoso percorso della user experience e del valore che si può generare attraverso le piattaforme digitali. Specialmente per quanto riguarda ambiti complessi come quello dell'Internet of Things e del social business, i cloud pubblici dedicati rappresentano non solo un'opportunità di risparmio, ma anche uno strumento formidabile per testare nuove modalità di ingaggio, inediti modelli di business, servizi innovativi e processi virtualizzati, che possono allargare mercato e giro d'affari. Si passa, infatti, da progetti IT che richiedono mesi per diventare operativi ad attività che possono essere avviate in pochi giorni o addirittura ore, semplicemente agganciando anche alle applicazioni più delicate estensioni ad hoc o plug-in per l'acquisizione di nuovi dataset.

Il contesto globale, come evidenziato da Gartner, JP Morgan e IDC, è già in fermento. La migrazione dei processi di core business verso il cloud pubblico non è più un tabù. Ora si tratta di trasformarla in una leva strategica per la crescita.

27 aprile 2016