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Il Vaticano ospita una maratona per hacker

Il Vaticano affida ad un gruppo di giovani hacker la grande sfida di affrontare le più importanti ed attuali tematiche umanitarie
Web & Digital

Negli ultimi anni le organizzazioni  hanno  usato le maratone di hacker, note come "hackathon", per cercare soluzioni, mediante codici informatici, a qualsiasi cosa: dalla crisi degli oppioidi alla manipolazione dei distretti elettorali. 

È difficile immaginare un campo in cui non sia stata utilizzata una giornata di hacking per risolvere un problema o l'altro. Ma in questi giorni un gruppo di imprenditori, sviluppatori ed esperti di tecnologia in erba faranno la storia dell'"hackathon" partecipando al primo "codefest" della Città del Vaticano.

L'evento, VHacks, riunirà centoventi studenti per una maratona di hacking di trentasei ore destinata a trovare soluzioni tecnologiche per tre temi globali che la Chiesa Cattolica spera di affrontare: l'inclusione sociale, il dialogo interreligioso e l'assistenza a migranti e rifugiati.

Il seme dell'idea è nato lo scorso anno quando Jakub Florkiewicz, uno studente dell'Harvard Business School, ha incontrato il reverendo Eric Salobir, fondatore di Optic, ovvero il primo istituto di ricerca di tecnologia affiliato al Vaticano e Monsignor Lucio Ruiz della Segreteria del Vaticano per la Comunicazione.

Salobir aveva già aiutato ad organizzare altri "hackathon" prima a San Francisco e poi a Parigi, ma aveva pensato di coordinarne uno presso l'enclave ecclesiastico a Roma. "Negli ultimi due anni, il Vaticano ha trascorso un periodo di trasformazione iniziato da Papa Francesco, anche in termini di utilizzo delle tecnologie digitali e dei media digitali" dice Salobir, "questo è il primo (hackathon) in Vaticano, è infatti molto simbolico."

Durante il suo mandato, Papa Francesco ha accolto a braccia aperte i social media (ha diciassette milioni di follower su Twitter e oltre cinque milioni di devoti su Instagram) e ha persino parlato lo scorso anno al TED, la famosa conferenza che riunisce imprenditori, leader ed esperti in tecnologia.

Ma ha anche apertamente discusso dei rischi legati alla tecnologia. Nella sua seconda enciclica, Laudato Si', rilasciata nel 2015, Papa Francesco ha affrontato il tema dell'influenza e delle implicazioni della tecnologia in un lungo capitolo intitolato "Le radici della crisi ecologica". In questo, ha chiesto alla chiesa di concentrarsi sul "dominante paradigma tecnocratico e il posto degli esseri umani e delle loro azioni nel mondo" e analizza la globalizzazione di questo paradigma.

Poiché le applicazioni tecnologiche possono avere un impatto internazionale, gli organizzatori dell' "hackathon" si sono mossi per includere partecipanti provenienti  da università e progetti da tutto il mondo, cercando candidati di differenti religioni e da differenti background culturali. "Un messaggio chiave di questo evento è la collaborazione e il lavorare insieme su temi che tutti viviamo," dice Florkiewicz,"anche se è agevolato dal Vaticano in quanto istituzione religiosa, è un evento completamente non religioso."

Salobir concorda: "Il punto non è usare la tecnologia per le congregazioni o i parrocchiani, ma di usarla per uno scopo più ampio: aiutare la società" dice, sottolineando che la chiesa lavora anche con istituzioni come scuole e ospedali per portare aiuti a più persone possibili.

Ma mentre la società continua a chiedersi se la tecnologia sia il problema o la soluzione, i partecipanti del VHacks hanno una grande sfida da affrontare.

"Non ci aspettiamo che qualcuno risolva problemi così complicati," dice Florkiewicz , "ma spero che serva ad ispirare sia i chierici che i laici a considerare questo come un modello innovativo per coinvolgere le nuove generazioni nella risoluzione di queste tematiche".

8 marzo 2018

 

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